“Fini e i suoi fanno i dispetti, noi abbiamo i numeri e faremo le riforme”

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“Fini e i suoi fanno i dispetti, noi abbiamo i numeri e faremo le riforme”

07 Febbraio 2011

“La patrimoniale? Roba da finiani che volevano mettere la tassa unica municipale sulla prima casa. Loro fanno i dispetti, noi abbiamo i numeri e faremo le riforme”. Federalismo, economia e giustizia le tre questioni che Massimo Corsaro, vicepresidente dei deputati Pdl mette in fila ragionando sulla road map del governo e i numeri in parlamento. Che potrebbero aumentare se i contatti coi Radicali proprio su giustizia e sviluppo daranno i loro frutti.

Onorevole Corsaro, Fini dice ‘il governo ha fallito’ nel giorno in cui il centrodestra ricorda la figura di Tatarella, lei che viene da An che effetto le ha fatto?

Le dichiarazioni di Fini contro Berlusconi, sul piano personale e nei confronti del governo hanno smesso di farmi effetto. Non è con otto mesi da Giamburrasca che si può pensare di essere altro rispetto a un percorso di quindici anni nel quale si è affermato il centrodestra. Fini è stato con Berlusconi a costruire qualcosa di concreto, poi per esigenze personali ha provato a bombardare dall’interno e da questo punto di vista non mi pare credibile il tentativo di chiamarsi fuori. Se anche fosse vero e non lo è, che il centrodestra è stata una stagione fallimentare, Fini sarebbe tra i primi responsabili e tra i primi a farsi da parte. Il centrodestra, invece, è un progetto politico importante che sta dando risultati concreti e che a un certo punto ha avuto al suo interno una diaspora non prevista.  

Un certo effetto però dovrebbe farglielo: un presidente della Camera che sentenzia il fallimento del governo del quale fino a poco tempo fa ha fatto parte. Bertinotti e Casini non si sarebbero mai sognati di spingersi a tanto.

Non solo, ma se la sarebbe immaginata Nilde Iotti a chiedere la dimissioni del presidente del Consiglio? Siamo a un paradosso grande come una casa. Da un lato Fini ha pensato che era comodo il doppio ruolo, da un lato di bastian contrario dentro il Pdl, dall’altro di rappresentante delle istituzioni perché nel primo caso aveva visibilità mediatica e nel secondo acquisiva autorevolezza agli occhi dell’opposizione. Ha cercato di far coesistere i due ruoli anche dopo aver fondato Fli ed essersi collocato con la minoranza, ma si è giocato la garanzia di terzietà che la sua carica impone.

E però con Fini dovrete farci i conti, specie per la calendarizzazione dei provvedimenti legislativi.  

La calendarizzazione avviene in conferenza dei capigruppo e deve essere tenuto in considerazione il peso dei gruppi che ne fanno parte. Fini può tentare di accelerare o rallentare, cosa che peraltro ha già fatto sul caso del Copasir, quando si è opposto alla sostituzione di Briguglio con un esponente del Pdl. Poi si è accorto dell’errore madornale che stava facendo e lo ha corretto.

Il presidente Napolitano ha definito gli scontri ad Arcore “disordini inammissibili”, Maroni ha auspicato una condanna esemplare per i due fermati e il giudice li ha scarcerati in meno di ventiquattrore. Che ne pensa?

Credo che tutto ciò sia il frutto di una campagna di odio con cui sono stati usati strumenti che con la politica non c’entrano nulla per tentare di buttare giù chi oggi dimostra coi fatti di avere il consenso della maggioranza degli italiani. Quando si alza strumentalmente il livello dello scontro politico, poi non ci si può stupire se un gruppo di folli fomentati da un simile linguaggio, perde il controllo. La cosa più triste è che chi usa i toni più agguerriti contro il premier è esperto e anziano della politica e dunque dovrebbero valutare bene, oltreché conoscere, gli effetti di simili atteggiamenti.

Sul piano politico la sinistra vi ha fatto un bel regalo.

Quale sinistra? Stiamo parlando di un progetto politico che si è presentato con Veltroni, poi cambiato con Franceschini a sua volta cambiato con Bersani e ora flirta con Vendola ma non tutti sono d’accordo. Stiamo parlando di una sinistra che quando fa le primarie da sola le perde e quando le vince lo fa coi cinesi… è come un’auto che si cappotta al parcheggio.

Ma nel clima avvelenato di queste settimane come è possibile portare avanti la road map delle riforme?

Le riforme sono la priorità ed è giusto il taglio dato da Berlusconi di tornare a parlare di progetti concreti per avviare la seconda parte della legislatura. La prima, è stata assorbita  dall’emergenza crisi e dalla politica di contenimento della spesa pubblica e dunque dell’impegno a non alzare le tasse né a livello centrale né a livello periferico. La seconda fase è dedicata allo sviluppo.

La tappa di domani in Consiglio dei ministri è un passo in avanti concordato con Tremonti o no?

Mi pare che all’ordine del giorno ci siano provvedimenti importanti sul piano economico, dell’imprenditoria giovanile e per la revisione dell’articolo 41 della Costituzione sui quali siamo tutti d’accordo.

Le prospettive?

Stanno nei numeri che ci hanno portato otto volte a votare la fiducia, al governo e ai singoli ministri. Otto volte abbiamo vinto, guadagniamo il sostegno di nuovi parlamentari mentre l’opposizione perde i pezzi. Oggi siamo a quota 316, cioè abbiamo la maggioranza assoluta e nel giro di poche settimane arriveremo a quota 320. Andiamo avanti perché la responsabilità di chi governa non può fermarsi.

Sì ma fino a quando? Ogni volta ci sono annunci di imminenti ingressi nelle file della maggioranza, poi però non succede granchè. Chi sono le new entry e da dove arrivano? Non saranno un bluff come quello di Barbareschi?

I nuovi ingressi si stanno costruendo in base a contenuti programmatici. In questo senso un percorso è stato avviato coi Radicali. Quanto a Barbareschi lo considero un grande attore teatrale che apprezzo molto quando vado a teatro, lo dico senza ironia. Il Gattopardo di Barbareschi lo considero uno dei pezzi migliori del repertorio teatrale contemporaneo.

E dai Radicali cosa vi aspettate?

Stiamo parlando con reciproca franchezza. Noi abbiamo detto quali sono i temi sui quali non siamo disponibili a cambiare la nostra rotta e quella del governo, ad esempio temi etici e difesa della vita. Devo dire che loro, con altrettanta serietà hanno accettato e rilevato che su alcune questioni come il funzionamento della giustizia o la condizione dei detenuti nelle carceri italiane si può costruire un percorso comune. Altro argomento sul quale sarà possibile confrontarsi è l’agenda economica e in particolare il capitolo delle liberalizzazioni. Dunque, dialogo su temi concreti. Noi non abbiamo offerto loro poltrone e i Radicali non le hanno chieste.

Sulle riforme Fini dice no perché Berlusconi ha inquinato il clima, Casini e Bersani dicono sì a patto che Berlusconi faccia un passo indietro. Come se ne esce secondo lei?

Ci faremo una ragione della non disponibilità di Fini a sostenere le riforme. Hanno tentato di bloccare il federalismo municipale nella Bicameralina non perché ne contestassero i contenuti tanto che un’ora prima del voto Fini ha chiesto a Bossi di mollare Berlusconi in cambio del sì futurista al provvedimento.  Hanno sfruttato lo squilibrio della rappresentanza interna per la presenza di un senatore nominato in quota maggioranza poi passato dall’altra parte, per rimandare di quindici giorni il varo definitivo della riforma e farci un dispetto. Ma tra due settimane il testo passerà sia al Senato che alla Camera e gli italiani sapranno distinguere tra chi le riforme le vuole e chi le blocca.   

Significa che rivedrete le composizione interna di alcune commissioni?

Certamente. Faccio l’esempio del Copasir ma vale anche per le altre commissioni bicamerali. Faremo richiesta ai presidenti dei due rami del Parlamento.

Il Pdl ha chiesto la calendarizzazione in questa settimana del processo breve, legge già impallinata dai finiani. Sarà un nuovo Vietnam parlamentare?

Anche qui andremo a contarci in parlamento. Riteniamo che ci siano delle urgenze anche sul fronte della giustizia. I finiani ormai sono una forza che sta all’opposizione e come tale è abbastanza normale che dicano no. Pazienza, la maggioranza andrà avanti: è la regola democratica.

Ma che urgenza c’è? Non correte il rischio che nell’opinione pubblica passi il concetto di un provvedimento ad personam ora che il legittimo impedimento è azzoppato?

Non lo so se passerà questo concetto. Mi soffermo invece su quei cittadini che hanno chiara la percezione di un uso dello strumento giudiziario funzionale alla battaglia politica.

Il futurista Bocchino dice che il federalismo è una patrimoniale. Cosa risponde?

I finiani non sono molto legittimati a parlare di patrimoniale perché sono quelli che strumentalmente hanno detto no al federalismo per la nostra indisponibilità ad accettare la loro richiesta di mettere l’Imu sulla prima casa. Noi siamo culturalmente e politicamente contrari ad aumentare le tasse o a metterne di nuove su un bene come la casa che è frutto di anni di sacrifici e di lavoro duro della gente. E non pensiamo che la proprietà della casa debba costituire un elemento di tassazione. Credo che a proposito di patrimoniale, basti questo.