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Fini e Veltroni si incontrano ma pensano ad altro

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Un faccia a faccia durato poco più di un’ora. Un accordo su  due punti: riforme istituzionali ed intesa sui nuovi regolamenti parlamentari, ma distanti sulla legge elettorale. Si può riassumere così l’incontro tra il leader del Pd, Walter Veltroni ed il presidente di An, Gianfranco Fini. Il primo giro di consultazioni dell’ex sindaco di Roma che, poi, lo porterà all’atteso appuntamento di venerdì quando in agenda ci sarà l’ex premier Berlusconi. Un incontro cordiale e come lo stesso Veltroni ha spiegato “una positiva novità della vita politica italiana” visto che “da molto tempo non accadeva che gli opposti schieramenti politici si confrontassero sulle regole del gioco”. In effetti al di fuori dei convenevoli e dell’interesse generale, l’incontro non ha registrato grosse novità e si è limitato a ribadire le posizioni che già si conoscevano all’inizio. Poche sorprese, quindi. In realtà come già alla vigilia alcuni facevano notare, il senso di questo incontro non sta tanto nel risultato che ha prodotto, ma in ben altro. E soprattutto rispetto a quello che sta accadendo nel centrodestra. Un confronto che ha ed ha avuto un valore soprattutto per l’ex delfino di Almirante per rimarcare un’identità ed una visibilità. Dal lato del sindaco più l’occasione per approfondire le divisioni ed i contrasti tra i leader del centrodestra. In effetti, come molti consiglieri vicini al sindaco da giorni fanno notare, soltanto un accordo con il Cavaliere potrebbe veramente far decollare le riforme. Non solo per i numeri di cui dispongono gli azzurri nel Parlamento, ma anche per il peso elettorale che Forza Italia rappresenta nel Paese. Su questo versante si devono e si dovranno concentrare gli sforzi del sindaco se davvero si vuole riuscire nell’intento di varare un pacchetto di riforme. Ecco che quindi l’incontro di oggi con Fini con il suo risicato risultato deve essere ricondotto nella sua giusta dimensione. Un confronto, un’analisi sullo stato dell’arte, ma nulla di più. Già da domani, infatti, al Campidoglio si inizierà a parlare di Berlusconi. Tornando all’incontro Fini è comunque sembrato soddisfatto precisando che per almeno “quattro quinti” i due partiti sono d’accordo. Sullo sfondo delle discussioni romane  il governo Prodi la cui durata per Fini non può essere collegata al tema delle riforme. Anzi per il leader di An la decisione di intavolare un confronto “non significa in alcun modo sostegno e benevolenza verso il governo Prodi” e “se il governo cade non c’è più la maggioranza, non ci sono più le condizioni per un dialogo e lo sbocco è solo il voto”. Di diverso avviso Veltroni che ha tenuto a spiegare al suo interlocutore che “è assolutamente necessario arrivare a fine legislatura con l’attuale governo”. Pretattica dei due che in questo modo hanno sgombrato il campo da possibili accuse di congiure o tentativi di aiuti sottobanco. Nello specifico Fini ha ribadito la tesi che va sostenendo da settimane e cioè che non è possibile affrontare il tema della riforma elettorale senza intervenire sull’impianto costituzionale. In primo luogo perché “le riforme istituzionali sono strettamente intrecciate alla legge elettorale”. Infatti “non esiste una legge elettorale virtuosa o negativa, se non nell’ambito in cui essa opera”. Parole che hanno trovato la piena condivisione di Veltroni il quale guarda al pacchetto di riforme già al voto dell’aula di Montecitorio e che riguarda temi come quello del rafforzamento dei poteri del premier, della riduzione del numero dei parlamentari e la modifica del bicameralismo perfetto. Un punto su cui il sindaco di Roma sembra aver incassato il consenso di Fini. Sul merito però ci sono anche divergenze, in particolare per quanto riguarda i contenuti della legge elettorale. Su questo Fini è stato molto chiaro: “Non condividiamo affatto la proposta di Veltroni. Non contestiamo la legge elettorale in senso proporzionale. Quello che conta è che l’elettore possa scegliere la coalizione, il programma e il candidato premier”. In breve nessuna legge elettorale che allontani il Paese dal bipolarismo. Parole che però non escludono la necessità per An di giungere ad una riforma della normativa attuale. Anzi Fini facendo riferimento alla legge attuale ha evidenziato come  “il premio di maggioranza nella legislazione vigente non ha prodotto coalizioni omogenee”. Non è mancato nemmeno un passaggio sul referendum che l’ex ministro degli Esteri non considera “una sciagura o un corto circuito del sistema ma un’eventualità”. Archiviato Fini adesso nel Pd si guarda a venerdì quando a sedersi davanti a Veltroni sarà Berlusconi. Con Palazzo Chigi in attenta osservazione per capire se davvero i due sono già d’accordo di andare a votare nel 2008.

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