Fini, il vino rosso di D’Alema e il viaggio al Polo della Jervolino

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Fini, il vino rosso di D’Alema e il viaggio al Polo della Jervolino

21 Aprile 2010

Con le sue uscite al vetriolo Gianfranco Fini ha seriamente rischiato di spaccare il Pdl ma adesso che la crisi sembra rientrata, e il  miglior risultato che il Presidente della Camera potrebbe portare a casa è una "corrente" come nella migliore tradizione della Prima Repubblica, a ben vedere, l’effetto della fronda finiana potrebbe essere un altro e del tutto contrario rispetto a quello che ci aspettavamo. Favorire la definitiva diaspora nel Pd.

Tramontata l’ipotesi della "Kadima" italiana, un nuovo grande centro che, complice il Presidente della Camera, avrebbe ospitato i transfuga del bipolarismo imperfetto, si chiamino Casini e Rutelli, ma anche le truppe piddine sempre più preoccupate dall’avanzata vendoliana, ai capi vecchi e nuovi del Partito Democratico non resta che andare in cerca di nuovi lidi.

Veltroni voleva partire per l’Africa, ci ha pure scritto un libro, ma poi non c’è più stato, anzi, l’Africa è arrivata in Italia, più precisamente a Roma, con la vittoria di misura della Polverini che ha portato a "una tribalizzazione e ad istinti cannibali nel partito", secondo quanto riportato da Repubblica, una "generale e pericolosa rassegnazione", come ha detto Veltroni. Il tardivo ma sempre reattivo Romano Prodi, ex presidente del Consiglio e della Commissione Europea, preferisce tenere lezioni nelle Bussiness school di Shangai, coniugando la sua attività di conferenziere giramondo con le responsabilità di un bravo nonno che ormai pensa solo ai nipotini. Ancora più previdente appare il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, che in vista della scadenza del suo tormentato mandato, nel maggio 2011, ha pensato – udite udite – addirittura di partire per "un lungo viaggio al Polo Nord".

Ma chi davvero rischia di pagare il conto più salato per la furia francese e annessa ritirata spagnola del Presidente della Camera è l’ormai ex "líder maximo" della sinistra, Massimo D’Alema, che sembra ormai sempre più scettico sul futuro suo e della sinistra italiana, tanto da aver deciso di dedicarsi, non sappiamo ancora se a tempo pieno, alla coltivazione dei suoi appezzamenti di terra sulle colline umbre, dove, si dice, vorrebbe produrre un ottimo vino, naturalmente rosso. Archiviate le bicamerali e i patti della crostata, incassata la delusione per la mezza rupture finiana, ci viene naturale pensare a un canuto "baffetto" sotto il pergolato della sua casa in campagna, che ricorda, tra un brindisi e l’altro, i bei tempi in cui voleva rivoluzionare la politica italiana, aspettando Gianfranco Fini…