Fini lascia, Formigoni no. Dubbi e certezze del nuovo governo
23 Aprile 2008
lascia An. Roberto Formigoni che invece rimane in Lombardia e vede sfumare un
incarico di prestigio a Roma. Chi parte e chi resta. Il puzzle della nuova
maggioranza di centrodestra va lentamente componendosi e soprattutto si
chiariscono quali saranno i contorni di questa XVI legislatura.
Come detto la
certezza è che a guidarla dallo scranno più alto di Montecitorio ci sarà il
leader di An che dal comodo salotto di Bruno Vespa ieri ha annunciato che “se i
deputati mi eleggeranno presidente della Camera sarebbe presuntuoso rifiutare
la terza carica dello stato”. Una scelta che a sua volta lo porterà ad
abbandonare la guida di Alleanza Nazionale perché come spiega l’incarico di
presidente della Camera “comporta l’abbandono di incarichi politici di partito.
Lascerò la presidenza di An, un fatto che mi emoziona ma che è necessario”. Lo
stesso iter seguito da Fausto Bertinotti nella scorsa legislatura quando fu
scelto per presiedere l’Aula di Montecitorio.
Un doppio annuncio quello di Fini
che per la verità era dato per scontato da giorni visto che già prima della
vittoria del 13 e 14 aprile si era fatto il suo nome per la presidenza della
Camera. L’incertezza adesso riguarda i passi futuri di An perché anche se La
Russa precisa che “Fini rimane il leader di Alleanza Nazionale” è evidente che
la scelta finiana provocherà scossoni. Adesso bisognerà trovare il reggente che
sostituirà lo stesso Fini e che porterà il partito all’interno del Pdl. In
questo senso il futuro presidente della Camera sembra avere già una sua road map: “Riunirò i vertici del partito
nell’Assemblea Nazionale e proporrò di individuare un reggente, un primus inter pares, per accompagnare il
partito al congresso, in autunno o al più tardi nei primi mesi del 2009, per
verificare se ci sono le condizioni per fare l’ultimo passo verso il Pdl”.
Chiara la strategia mentre il nome del traghettatore rimane misterioso: “Credo
che An abbia tante personalità in grado di adempiere a questo dovere: è un
ruolo impegnativo ma è l’ultima delle mie preoccupazioni anche perché non sarà
una persona ma una classe dirigente”. Naturalmente la caccia si è subito aperta
e molti hanno indicato in Ignazio La Russa il candidato, che già nel 2003
svolse la funzione di presidente vicario. In effetti si racconta che proprio il
giorno dopo la vittoria elettorale Fini avesse annunciato al diretto
interessato la volontà di investirlo di questo compito. E La Russa? Come allora
anche oggi si schermisce dietro “cado dalle nuvole” e parlando di “sforzo
collettivo dell’ufficio politico”. La realtà è che l’ex capogruppo non ha
intenzione stavolta di rimanere fuori dal futuro governo. Ed ecco allora
l’ipotesi di gestire entrambi i ruoli tanto che proprio il suo sodale di
componente, Maurizio Gasparri, precisa che “non esistono incompatibilità con
incarichi ministeriali”. In effetti la situazione è più complessa visto che
come qualcuno nei corridoi di via della Scrofa precisa: “Il ruolo di
traghettatore impone un impegno full time e difficilmente si integra con la
responsabilità di gestire un ministero”. Da qui alcune ipotesi e cioè che sia
l’intero ufficio politico (Matteoli, La Russa, Gasparri, Alemanno e Ronchi) a
guidare questa delicata fase. Ma nessun
incarico personale.
Dall’altro lato però c’è anche chi avanza la candidatura di
Giorgia Meloni che rimanendo fuori dal governo e con un curriculum politico di
tutto rispetto potrebbe dedicarsi anima e corpo al futuro del partito.
Un’ipotesi, quest’ultima, che però avrebbe fatto storcere il naso a buona parte
della classe dirigente che di fatto si sentirebbe fatta fuori dalla nomina della
leader del movimento giovanile. Un puzzle quindi ancora tutto da completare.
In
fase invece di completamento quello riguardante Roberto Formigoni ed il suo
futuro. Ieri il governatore della Lombardia ha incontrato il Cavaliere ad
Arcore e tornerà a vederlo, ma stavolta a Roma. Però la sostanza non dovrebbe
cambiare. Formigoni non lascerà la poltrona di presidente della Regione fino al
2010, scadenza naturale del suo mandato. Ieri glielo ha ribadito lo stesso
Berlusconi che in questo momento non vuole portare al voto i lombardi. Troppo
alto il timore, avrebbe detto il Cavaliere, che le elezioni in questo momento
con un candidato presidente leghista portino la Lega ad essere il primo partito
in regione dettando tempi ed agenda politica. Un rischio che Berlusconi non
vuole assolutamente correre. Per questo anche oggi respingerà qualsiasi ragionamento
del leader di Movimento popolare. Da parte sua Formigoni si è limitato a
commentare con un laconico “è andato tutto bene. Tutto bene.” Ma nient’altro.
In
realtà trapela dal suo entourage una forte irritazione del governatore verso la
scelta del Cavaliere e per il fatto che per la seconda volta dovrà rinunciare
ad una poltrona romana. Irritazione che nemmeno la possibile nomina a
vicepresidente o coordinatore nazionale del Pdl, come premio al suo
“sacrificio” dovrebbe lenire. E sintomo di tutta la tensione che in questo
momento sta vivendo il governatore sono stati i botta e risposta con Bossi e
Fini sull’ipotesi di una sua permanenza in Lomabardia: “Non saranno la Lega e
Fini a decidere del mio futuro. Darò battaglia”. Ma almeno per il momento il
governatore dovrebbe alzare bandiera bianca, a meno di clamorosi colpi di
scena. Nessuna incertezza né trattative per la Lega che invece è sicura della
sua compagine al governo. Lo ha detto chiaramente Bossi ieri a Varese: “Le
Riforme e l’Interno vanno alla Lega. Ci siamo io e Maroni. D’altra parte al
Viminale facciamo un piacere a Berlusconi, perché chi dei suoi è in grado di
affrontare i problemi della sicurezza e dell’espulsione dei clandestini? Ci
vuole uno con le palle e Maroni lo è”. Poi Zaia alle Politiche Agricole e la
novità di Roberto Castelli come viceministro alle Infrastrutture perché come
chiarisce il leader della Lega: “Lo mettiamo lì per le Infrastrutture, per le
strade del Nord. Abbiamo fatto un passo indietro, un ministero in meno, per un
posto da viceministro. Così abbiamo dimostrato che non è questione di poltrone
e che in realtà bisogna far partire la macchina subito”.
Più complessa la
vicenda di Calderoli come vicepremier. Il Cavaliere vorrebbe riservare quella
casella solo per Gianni Letta e per questo sarebbe intenzionato a resistere
alle pressioni della Lega. Anche perché nel caso di Calderoli vicepremier An
avrebbe fatto sapere di volerne anche un suo nella figura di Andrea Ronchi. Tre
vicepremier? Un’ipotesi che Berlusconi non vuole nemmeno sentirne parlare. Smentita
invece la notizia di una frenata del Quirinale sulla possibile scelta del
leghista a vicepremier. Bossi avrebbe parlato direttamente con Napolitano. In
realtà fanno notare dal Colle che una lista dei ministri non è stata ancora sottoposta
e che nessun incontro effettivo tra il Cavaliere e Napolitano c’è stato. Quindi per
ora alcun veto. Però forse un incontro tra i due potrebbe esserci proprio stasera
o al massimo domani appunto per informare il Capo dello Stato del lavoro che Berlusconi sta facendo in
queste ore.
Sul fronte compagine di governo non si
registrano grandi novità. Si aspetta con grande interesse il risultato del
ballottaggio di domenica e lunedì per capire quale fisionomia dare
all’Esecutivo. Una vittoria di Alemanno lascerebbe libera la casella del
Welfare dove potrebbe approdare Maurizio Sacconi. In questo caso ci sarebbe
anche la possibilità di scorporare il ministero della Salute che potrebbe
essere dato ad un tecnico come Ferdinando Aiuti o Francesco Cognetti, oppure ad
un politico forzista come Maurizio Lupi. An invece avrebbe via libera sulla
Giustizia dove andrebbe a sedere Giulia Bongiorno. Se invece Alemanno perdesse a lui andrebbe il Welfare mentre alla Giustizia arriverebbe un forzista. Le
voci parlano di un possibile incarico a Marcello Pera, l’ex presidente del
Senato anche se c’è anche chi ipotizza l’arrivo a via Arenula di Sandro Bondi. Stabili
La Russa alla Difesa, anche se dovesse avere l’incarico di traghettatore del
partito, e Maroni all’Interno.
Non si muovono nemmeno Frattini dagli Esteri e
Matteoli dalle Infrastrutture-Ambiente. Alle Politiche Europee potrebbe essere
dirottata Adriana Poli Bortone all’inizio data in quota Welfare, mentre Bonaiuti
sarebbe il prossimo ministro dei Beni Culturali. Infine confermatissimo Claudio
Scajola alle Attività Produttive come Giulio Tremonti all’Economia.
