Fini lascia se fallisce con Fli. Ma non doveva farlo per Montecarlo?
01 Marzo 2011
di Redazione
E’ proprio in un momento come questo che le ambiguità, le zone grigie sui ruoli, le uscite da presidente della Camera ma anche (per dirla con Veltroni) da capo di Fli andrebbero rigorosamente evitate. Proprio quando la querelle sulla terzietà dell’inquilino di Montecitorio si fa più incessante e rovente, si dovrebbe agire per senso di responsabilità, quanto meno stabilendo le priorità. E nel caso di Gianfranco Fini il ruolo istituzionale dovrebbe prevalere su quello politico che certo, non può essere nascosto, ma non per questo agitato come una clava per demolire premier e governo.
Perché per chi invoca il rispetto dei ruoli istituzionali, blandisce il Colle sui richiami a scongiurare lo scontro istituzionale, andare in tv e scegliere l’arena mediatica per confermarsi leader di un partito di opposizione, diventa una pratica che indebolisce il già precario equilibrio (politico e istituzionale) in cui si muove Fini. Se a questo si aggiunge che da giorni il presidente della Camera è impegnato in un incessante tour televisivo per ricaricare le pile a eletti ed elettori dopo la diaspora e le liti in Fli, forse si comprende da che parte stia il concetto di terzietà. Prima il faccia a faccia con Sandro Ruotolo ad Annozero, poi quello con Lilli Gruber a Otto e mezzo, quindi la possibilità di un bis da Floris a Ballarò e prossimamente a Porta a Porta.
Un Fini scatenato, insomma. Che benedice la campagna di Fli sul federalismo a suon di slogan del tipo: ‘Lega+Pdl= più tasse per tutti”. A proposito: ma non si era autosospeso dal partito per non confliggere col ruolo istituzionale? E Bocchino nominato dal capo alla guida dei fiellini che fine ha fatto? Resta da capire – perché ancora non è molto chiaro – la direzione. Il presidente della Camera dice che vuole rifondare il centrodestra e tuttavia ammette che se il progetto fallirà, è pronto a lasciare la politica. Ma, viene da chiedersi: sarà forse come per la casa di Montecarlo?
Anche allora, eravamo in estate, in un videomessaggio sul sito futurista Generazione Italia, il presidente della Camera promise che avrebbe lasciato lo scranno più alto di Montecitorio se fosse stato accertato che la casa di Montecarlo fosse risultata riconducibile al cognato. Di mesi ne sono passati, il fatto è stato acclarato ma le dimissioni non sono mai arrivate.
Se fossimo tra gli ospiti del salotto tv di Vespa gli chiederemo volentieri di definire una volta per tutte il significato del termine “fallimento” perché sono in molti a ritenere che il progetto di Fli sia già fallito. Sarebbe necessario per capire quando Fini potrebbe far coincidere il senso della parola ‘fallimento’ con le relative conseguenze. Perché per ora, come abbiamo visto, siamo agli annunci.
A meno che Fini se un giorno dovesse fallire per davvero il progetto di Fli, abbia già deciso di lasciare la presidenza della seconda Camera per dedicarsi alla terza Camera: quella di Porta a Porta.
