Fini: “Mai i Pm sotto l’Esecutivo”. Il Pdl: “Mai pensato a questa ipotesi”
15 Ottobre 2009
Riforme, riforme, riforme. Come da programma elettorale. Berlusconi mette al primo punto la giustizia con al centro la separazione delle carriere tra magistrati e giudici. E il fatto che anche ieri abbia ribadito l’indicazione ai vertici del partito, mette a tacere chi pensava che il no della Consulta al Lodo Alfano potesse in qualche modo modificare l’agenda di governo.
Il Cav. nega di voler forzare la mano sulle riforme ma è chiaro quando dice che il cammino dovrà procedere speditamente e nel rispetto del mandato ricevuto dagli elettori. Come dire: disponibili al dialogo con le opposizioni, specie sulle riforme costituzionali, ma niente indugi se alla fine la piega diventasse quella del diritto di veto. Insomma, nessuno stop and go sulla road map già tracciata, perché se il dialogo dovesse trasformarsi in un tira e molla perenne, allora la maggioranza farà valere il suo peso numerico in Parlamento. Passaggio sul quale il premier è apparso irremovibile.
La riunione della Consulta del Pdl sulla Giustizia è servita anche a questo. E a fare il punto sui passaggi da compiere per portare a termine una riforma che – ripetono numerosi parlamentari pidiellini – era ed è nel programma di governo, indipentemente dalla bocciatura del Lodo Alfano da parte dei giudici costituzionali. Dunque nessuna "ritorsione" come accusa la sinistra, bensì la volontà di realizzare quanto promesso agli elettori.
Si procederà per step: al Senato (commissione Giustizia) sono già incardinate la riforma dell’avvocatura e del processo penale, osserva il Guardasigilli Alfano, oltre al capitolo intercettazioni già licenziato dalla Camera (in ordine temporale è il provvedimento già in dirittura di arrivo). A questo si aggiungeranno gli altri tasselli strategici del pacchetto giustizia: la separazione delle carriere tra giudici e magistrati, la riforma del Csm e della Consulta (queste ultime di livello costituzionale). Poi sarà la volta della revisione della seconda parte della Carta, nell’ordine: forma di governo, forma di Stato, bicameralismo.
Il summit del Pdl è servito anche a mettere un punto fermo sulle osservazioni del presidente della Camera Fini che da Francoforte ha lanciato una sorta di altolà alla maggioranza dicendosi favorevole alla separazione delle carriere ma avvertendo che i pm devono restare indipendenti dal potere politico, anche in caso di separazione delle carriere. Rilievi che avrebbero irritato il Cav., come trapela dal suo entourage, perchè il monito di Fini di fatto suona come l’ennesimo distinguo su una riforma – è il ragionamento di fondo – che sta nel programma di governo sottoscritto anche dagli ex An. Non a caso la nota diffusa al termine della riunione della Consulta e quella firmata dai tre coordinatori nazionali Bondi, La Russa e Verdini, mettono in chiaro che non c’è alcuna volontà di sottoporre i pm al governo (lo ripeterà in serata il Guardasigilli a Ballarò). Di fatto, una risposta netta a Fini.
Ma tra i due co-fondatori del Pdl restano visioni differenti e differenti metodologie circa la linea da seguire nei prossimi mesi. Il punto di mediazione (o di distanza come si sospetta tra gli ex Fi) sarà la mission del nuovo faccia a faccia tra Berlusconi e Fini, in calendario martedì prossimo. E sono in molti a ritenere che non sarà un incontro di routine. Se infatti il premier è determinato a presentare quanto prima il pacchetto di riforme sulla giustizia per poi dare seguito alle altre iniziative nell’agenda dell’esecutivo, il presidente della Camera appare più cauto. E’ convinto, ad esempio, che ci siano ancora le condizioni per fare riforme condivise, a larga maggioranza, come anche ieri ha ribadito. Insomma, dialogo, confronto, collaborazione: tre direttrici lungo le quali l’inquilino di Montecitorio da tempo si sta muovendo su vari temi, a cominciare da quelli su immigrazione e integrazione. In altre parole, approccio bipartisan – culturale prima che politico – su questioni strategiche per il Paese. E l’iniziativa di venerdì ad Asolo promossa dalle fondazioni Farefuturo (vicina a Fini) e Italianieuropei (presieduta da D’Alema) ne è un ulteriore esempio.
Del resto non è un mistero che il presidente della Camera preferisca un approfondito confronto con l’opposizione e con i costituzionalisti vicini alla sinistra, in linea con l’appello del capo dello Stato. Una strategia che non trova concorde il premier che una volta testato il dialogo con le opposizioni, se necessario non esclude di far pesare i numeri della maggioranza in Parlamento. Questioni affrontate dal premier a fine giornata a Palazzo Grazioli nella cena col leader della Lega Umberto Bossi chiamato a fare la sua parte sul pacchetto giustizia. Altro tema sul piatto (per stare al summit conviviale): le regionali. Il Senatur avrebbe rilanciato la richiesta del Veneto nel puzzle delle candidature al Nord e prima del summit Berlusconi ha incontrato il governatore uscente Galan per sondare il terreno in vista del faccia a faccia con l’alleato. Ma la casella resta ancora aperta, Galan non si sarebbe mostrato entusiasta di cedere il passo alla Lega e la pratica è stata rinviata di qualche giorno, come riferisce lo stesso Galan all’uscita dalla residenza romana del premier.
Le questioni sul tappeto sono tante, molte delle quali aperte. Per testare se il dialogo con il Pd sulla strada delle riforme sarà più o meno proficuo si dovrà attendere l’esito delle primarie. Per capire se il feeling tra Berlusconi e Fini è ancora forte e durerà sarà questione di giorni: il prossimo faccia a faccia da questo punto di vista potrà rappresentare la cartina di Tornasole.
