Home News “Fini non può permettersi di armare i suoi vietcong per sfiduciare Caliendo”

La guerra dei numeri nel Pdl

“Fini non può permettersi di armare i suoi vietcong per sfiduciare Caliendo”

Nervi saldi e barra dritta sui due principi-guida per affrontare la 'tempesta Fini' che si è abbattuta sulla nave di Berlusconi: l’interesse nazionale e il fatto che l’eventualità di elezioni anticipate gioca ancora a favore del Cav., non di chi gli sta remando contro. Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl, usa prudenza e fermezza per guardare dentro e oltre ciò che accade nella maggioranza. Con un punto fermo, la chiarezza: “Si va avanti, ma se si dovesse arrivare a un Vietnam parlamentare, l’unica via è il voto. Noi possiamo permettercelo, altri no”.

Senatore Quagliariello, e adesso che succede?

Adesso teniamo i nervi saldi. E ci facciamo guidare da due principi che, grazie al cielo, non sono in contraddizione.

Quali?

Primo: l’interesse della nazione e gli impegni assunti con gli elettori. Il secondo: sfruttare il vantaggio strategico nel quale ci troviamo rispetto ai nostri avversari, ma anche rispetto ai nostri nuovi competitori.

Si spieghi meglio. Partiamo dall’interesse della nazione.

Ci troviamo in una crisi epocale nel corso della quale la situazione del Paese è cambiata. Eravamo uno degli anelli deboli dell’Europa, tra l’altro privi di una vera prospettiva strategica se non quella di fare gli “juniores partners” di un asse franco-tedesco in declino. La nostra situazione è mutata, abbiamo assunto una politica estera, con implicazioni economiche, che guarda più al mondo come sarà che al mondo come è stato. In questa strategia rientra la conferma del rapporto con gli americani, la ricerca di un rapporto privilegiato con la Russia e soprattutto, puntando sulla nostra vocazione mediterranea, una strategia di penetrazione economica in Medio Oriente che nel corso della 'guerra fredda' sarebbe stata resa impossibile dalla logica dei blocchi. In Europa questa è l’unica strada che può consentire che l’Unione non si spacchi in una ‘serie A’ baricentrata sulla Germania e una ‘serie B’ nella quale, inevitabilmente, confluirebbe anche l’Italia.

Ma che c’entra tutto questo con la crisi che si è aperta nel Pdl?

È la parte non provinciale della comprensione degli interessi della nazione. Oltre a ciò, grazie a un mutamento dei parametri attraverso i quali calcolare la ricchezza delle nazioni, o considerare oltre ai vizi (debiti pubblici)  anche le virtù private (i risparmi), la situazione dell’Italia adesso è diversa. Siamo tra quanti danno stabilità a un’Unione che ha perso spinta propulsiva. E la manovra, dura quanto non mai, ha visto un paese reagire assai meglio di altri e garantire una coesione sociale difficile da riscontrare in passato.

Insisto: e la crisi del Pdl?

In questo contesto l’interesse della nazione è che il governo vada avanti con decisione, anche perché il peggio è alle spalle e da qui in poi la coerenza dimostrata pagherà. Già gli indicatori economici più importanti stanno cambiando di segno.

Sì, ma il quadro politico attuale è fatto anche di numeri. Alla Camera con il gruppo dei 33 deputati finiani il governo non è più autosufficiente.

Fin qui l’interesse della nazione che il Pdl deve essere in grado di interpretare. Da qui in poi c’è il vantaggio strategico che possiamo sfruttare. Vede, alla Camera si è formato un gruppo di 33 parlamentari ed è possibile che qualcun altro se ne aggiunga, così come non è improbabile, invece, che qualcuno raggiunga le fila della maggioranza. E’ fisiologico: anche in politica quando c’è un terremoto, seguono piccole scosse di assestamento.  

Torniamo ai numeri della maggioranza a Montecitorio e il primo banco di prova, ovvero la mozione di sfiducia al sottosegretario Caliendo. Cosa accadrà?

Dei  33 parlamentari finiani la maggiorparte non voterà, si è impegnata in pubblico e in privato a non votare contro il governo. A Palazzo Madama si è formato un gruppo di dieci senatori ma la maggioranza resta saldamente nelle mani di Pdl e Lega. In questa situazione la sinistra vaneggia di esecutivi tecnici e cose del genere che appaiono velleità o uno sterile ‘waiting for timing’.

In politica contano le intenzioni ma pure i numeri. Le rifaccio la domanda: il governo rischia di cadere sulla mozione di sfiducia a Caliendo?

Il presidente della Camera che ha promosso nuovi gruppi parlamentari ha disperatamente bisogno di tempo. La maggioranza è l’unica in grado di fare questo discorso: si va avanti finchè il governo può provvedere senza tema di smentita e di logoramento. Viceversa, se ci si dovesse presentare la prospettiva di un ‘Vietnam’ parlamentare, lo si chiarisce agli elettori e si chiarisce che l’interesse della nazione è quello di andare a nuove elezioni. In questo momento siamo gli unici che se lo possono permettere. Voglio essere paradossale…

Prego.

Se i numeri restano questi, la tenuta dell’esecutivo è più un problema per Fini e per l’attuale opposizione che non per Berlusconi. Credo che questa realtà nei prossimi giorni diventerà evidente proprio con l’epilogo del caso Caliendo.

In che senso?

Pdl e governo fanno bene a non indietreggiare e a non aver paura del verdetto. Dall’altra parte, si cercherà con ogni probabilità una via d’uscita che possa garantire Caliendo e la tenuta dell’esecutivo. Insomma, assisteremo a una sorta di prova generale di ciò che accadrà nei prossimi mesi.  

Le avvisaglie non sono buone: il presidente della Camera non si sbilancia ma dice di avere le idee chiarissime e tra i suoi c'è chi preme per sfiduciare il sottosegretario alla Giustizia.

In politica non si dovrebbero mai fare pronostici ma penso che il comportamento dei finiani sarà tale da garantire che la mozione venga bocciata. E se devo essere sincero fino in fondo, credo che contro la mozione voterà anche qualche parlamentare dell’opposizione, perché oltre alle strategie della politica vi è un merito delle cose.  

Quale?

Se si leggono gli atti ci si rende conto che Caliendo non ha fato nulla  per cui possa essere seriamente censurato. Se la mozione dovesse essere approvata, passerebbe un principio: ogni politico che finisce in un’inchiesta giudiziaria deve rassegnare le dimissioni. Alla luce di quanto accaduto negli ultimi 14 anni, significherebbe l’abdicazione dei partiti al compito di selezionare la propria classe dirigente e si passerebbe lo scettro direttamente nelle mani delle procure.

E’ proprio sicuro che coi numeri alla Camera Berlusconi non rischi ciò che due anni fa accadde a Prodi al Senato?

La maggioranza deve mantenere coesione e non deve avere timidezza. Se dovesse paventarsi quel rischio allora meglio le elezioni ma non mi pare che quel rischio vi sia. Vede, nell’ultima settimana oltre alla manovra economica che ha una portata epocale, al Senato è passata una riforma per certi versi storica, dell’università che riabilita meritocrazia e concorrenza e mette fine alla lunga stagione dell’egualitarismo. Sa chi era il relatore della riforma?

Lo dica lei.

Giuseppe Valditara, uno degli scissionisti finiani, in prima linea per garantire il concretizzarsi di uno dei punti del programma. Ripeto: se si mantengono i nervi saldi il governo può continuare a operare bene e ciò che ha fatto e farà, sarà più evidente perché finalmente cesseranno le polemiche intestine quotidiane e, se Dio vuole, non avremo più la nostra ‘granata’ quotidiana.

Secondo lei quello dei finiani è solo un gruppo autonomo del Pdl o si prepara a uscire dalla maggioranza con l’appoggio esterno? In quel caso che fine fanno deleghe e incarichi al governo, nei gruppi e nel partito?

Non bisogna avere fretta. Affinchè la legislatura vada avanti, l’appoggio non può né essere tiepido né esterno. Per quanto riguarda i ruoli, io penso che quello che veramente già da ora è incompatibile con l’appartenenza ai nuovi gruppi è ricoprire incarichi di partito. Ma anche qui invito a non avere fretta. Attendiamo l’assestamento e facciamo confluire le necessarie sostituzioni  in un più ambizioso programma di rilancio del Pdl. Vede, paradossalmente questa vicenda può farci bene, perché ora non abbiamo più alibi: dobbiamo tornare all’iniziativa politica, anche sui territori.  

Le prove tecniche di dialogo riavviate con Casini oggi possono trasformarsi in qualcosa di più concreto nonostante il leader Udc abbia detto che non farà da stampella al governo oppure no?

Con Casini quello che può valere, pur nella differenziazione dei ruoli, è fare delle cose insieme sulla base dei principi che ci uniscono. Non sarà facile perché Casini deve percorrere questa strada senza dare l’impressione di 'svendersi' a Berlusconi. Non so se sarà in grado di gestire questa oggettiva ambiguità.

Il Secolo vede analogie tra l’espulsione di Fini dal Pdl e quella degli ‘eretici’ del Manifesto ad opera del Pci. E’ così?

Niente di più sballato. Quelli del Manifesto, facevano la scissione perché avevano le idee troppo chiare. I finiani mi sembra che l’abbiamo fatta perché avevano le idee troppo confuse. In più, quelli del Manifesto temevano di interpretare meglio della Chiesa ufficiale il Verbo, cioè di guardare con più lucidità la strada verso il Sol dell’Avvenire. Qui, se valesse il parallelo si potrebbe dire che forse, il Sol dell’Avvenire è stata la suggestione che ha ispirato il nome dei gruppi autonomi del presidente della Camera: Futuro e libertà.

 

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8 COMMENTS

  1. gli impegni assunti con gli
    gli impegni assunti con gli elettori erano lo scudo fiscale per gli evasori? o i grandi eventi finanziati senza controlli? o i sottosegretari con processi pendenti diventati ministri in un quarto d’ora?
    E come mai non è negli interessi degli elettori pensare di eleggere una persona capace e non afflitta da conflitti di interesse a capo del ministero per lo sviluppo economico che da 3 mesi sta in mano al Berlo?

    Vi ricordate cosa c’è in ballo al riguardo?

    cosi per dire….. le centrali nucleari….che questo sciagurato governo ha deciso di costruire…. e di cui ancora non si conosce la localizzazione visto che nemmeno i governatori filo-Berlo le vogliono a casa propria!

    E poi il ponte delle meraviglie…… è già stata fissata la data dell’inaugurazione: 1° gennaio 2017!

  2. il minor tempo possibile
    Questa intervista evidenzia una cosa sola:

    come si possa dire il maggior numero di cazzate nel minor ‘spazio’ possibile (cioè un’intervista).

  3. Francesca e Domenico
    Finiani? Il tradimento è un brutto vizio e l’amico Fini ormai è un collezionista…

  4. che noja!
    anche non volendo

    che noja!
    anche non volendo ripetermi, ma il traditore non è certo Fini, bensì il Berlo che ha messo dinnanzi a tutto l’affarismo e l’interesse personale di scamparla dai processi invocando complotti delle toghe rosse!
    Fini e i suoi si sono stufati di un vecchio rincoglionito che pensa solo alla gnocca e a proteggere la cricca!

  5. Francesca da Varese
    Ero a Rimini con Fini, ero a Fiuggi con Fini, ero a Rieti con Fini. Ho giocato la mia partita politica con Fini. Ha tradito non quando critica il Belusca, ma quando ha scelto la via del laicismo radicale allontanadosi mille miglia dal progetto che avevamo con Alleanza Nazionale e che oggi è possibile nel Pdl. Uscite sulla fecondazione artificiale, sull’eutanasia, nel 1992 non erano neanche pensabili. E non ditemi che si è evoluto. Ha tradito le radici provonde della sua appartenenza culturale e politica. Ecco perchè non vuole questo Pdl. La cricca, gli affari? Hai detto bene Berlusconi è vecchiotto, basta avere pazienza e la questione si risolve da sola. Il problema è che Fini ha smesso di essere un rappresentante della Destra nel 2005 e oggi vuole far fuori un uomo che ha nonostante tutto lo supera grandemente a destra. A proposito di gnocca direi che il bel Gianfranco non è proprio un santo. Qualcuno vuole ricordare che lasciata moglie e figlia se la spassava con qualche ministro, a già qualche tempo fa ora stiamo con gli avvocati… e già la famiglia. E’ talmente immamorato dell’idea che ne crea più di una. Per favore, scendiamo dall’albero dei balocchi e decidiamo da che parte stare.

  6. Che noia, veramente.
    È vero, che noia. C’è qualcosa di portentoso nella sbronza degli avversari di Berlusconi, dopo anni sempre lì a uscire dai gangheri in modo via via – se possibile – più sguaiato. Intendiamoci: per chi vota per Berlusconi la cosa ha un aspetto positivo da non trascurare. Certo in fatto di alternative di governo praticabili, che cosa e quanto si dovrà aspettare, se questa sinistra guidata da cascami cattocomunisti e fasciomanettari è ancora lì con i conflitti d’interesse, le Noemi e le D’addarie, gli scandali a tutti i costi, l’attesa del provvidenziale golpe giudiziario… e adesso addirittura il messìa Fini (difendono Fini cavaliere bianco… ). Uno sconsolato e realistico Chiamparino medita sulla mancanza di “un’alternativa credibile per gli italiani” a sinistra, sulla desolazione di dirigenti frusti e rincoglioniti (altro che Silvio, loro sì: da sempre) e senza qualità, sulla disillusione di tanti elettori di sinistra, che cominciano a migrare. E poi ci sono sempre meno posti e relativi stipendi da distribuire. Meditate – gente – meditate.

  7. Vi ricordo che l’italia e’
    Vi ricordo che l’italia e’ il paese in cui si “comprano” o “scambiano” piu’ voti, in cui la percentuale di maggioranza nella regione che ha dato i natali alla mafia e’ cosi’ alta da far impallidire quella di alcuni paesi africani. QUindi e’ inutile trincerarsi dietro la legittimita’ del voto nel nostro paese, qui il voto e’ frutto di campagne acquisti inimmaginabili nella loro portata in qualunque altro apese europeo. QUindi non parlate di mandato degli elettori, che non contano nulla, parliamo di acquisto del potere attraverso i soldi, che e’cio’ che accade da sempre qui!

  8. Berlusconi, nel 2008, ha
    Berlusconi, nel 2008, ha fatto più una campagna pubblicitaria che una campagna elettorale. Quattro gli errori più grossi commessi dallo chansonnier: l’aver rinunciato da subito alla ricetta liberista, nascondendosi dietro la crisi internazionale, l’aver usato il Parlamento per potersi fare uno scudo contro le procure, l’essersi circondato da personaggi discussi e discutibili ed utilizzare il suo potere per favorire, subdolamente, la propria azienda. Inoltre Berlusconi, in questi due anni, si è distinto per la sua quotidiana presenza su riviste da gossip, diventando uno zimbello a livello internazionale. Intanto, le fabbriche chiudono, molti settori produttivi faticano a causa dell’eccessivo peso fiscale, ed i consumi crollano a causa di stipendi e pensioni da fame.
    Al punto numero uno del programma c’era la diminuzione delle tasse: la sola benzina per una ripresa economica.
    L’imposta rapina (IRAP) come la chiamano i sapientoni al governo doveva diminuire, peccato che dia un gettito di circa 40 miliardi che va a finanziare la spesa sanitaria delle regioni e dunque se siete cosi bravi, eliminatela, come avete fatto con l’ICI (3 miliardi buttati alle ortiche, un provvedimento in direzione opposta a quella del federalismo fiscale, con buona pace del trombone di Gemonio!).

    Il problema in questo Paese ha un solo nome e cognome e non è Gianfranco Fini.

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