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Fini sa che dimostrare che la casa di Montecarlo è di Tulliani è impossibile

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La sfida che Fini lancia è vincente perché dimostrare che la casa di Montecarlo è di Giancarlo Tulliani è impossibile. E il Presidente della Camera lo sa.
Le società off-shore non solo consentono al proprietario di mantenere l’anonimato ma anche di tener nascosto il nome di chi l’ha voluta costituire e nell’interesse di chi è stata costituita.
Primo: le società off-shore appartengono a chi detiene i titoli cartacei che ne attestano l’esistenza riportandone i dati identificativi. Ne consegue che la semplice consegna dei titoli equivale a donazione/vendita della società e di tutti i beni che questa possiede. E non c’è alcuna possibilità di ricostruire i trasferimenti avvenuti se non mediante dichiarazione da parte dell’ultimo detentore. Ammesso che dica la verità !
Secondo: questi titoli cartacei sono approntati, insieme alla registrazione degli atti costitutivi ed identificativi della società off shore,  dall’autorità competente del paese dove ha sede la società off shore. E vengono stampati su richiesta di studi legali/società finanziarie (in genere non di quel paese) che a loro volta hanno ricevuto un mandato da parte del proprietario. Una volta emessi, questi titoli cartacei sono consegnati/inviati allo studio legale/società finanziaria richiedente il quale provvede ad avvertire il cliente/proprietario. Il cliente può dunque non essere noto alle autorità del paese ove a sede la off shore ma di certo è noto allo studio legale/società finanziaria che ha ricevuto il mandato di costituirla.
Terzo: il cliente, una volta informato dell’esistenza dei titoli e della loro giacenza presso lo studio legale/società finanziaria da lui incaricata, può scegliere tra: -ritirare i titoli per tenerli sotto il materasso; -depositare i titoli in una cassetta di sicurezza intestata a suo nome oppure ad un conto anonimo; -lasciare i titoli allo studio legale/società finanziaria che ha curato la costituzione della società off shore; -chiedere a quest’ultimo studio legale/società finanziaria di aprire una cassetta di sicurezza intestandola alla stessa società off shore e di depositarvi in titoli cartacei. In quest’ulimo caso, il più diffuso, la proprietà della off shore è di chi ha in mano le chiavi della cassetta di sicurezza. Così l’anonimato è a doppia mandata e se anche la finanza o la magistratura entrassero in possesso della chiave della cassetta di sicurezza potrebbero non risalire mai al proprietario della società. A meno che…… A meno che non riuscissero ad individuare lo studio legale/società finanziaria che hanno ricevuto il mandato di costituire la società off-shore e quest’ultima declinasse le generalità del cliente. Il che però è pressoché impossibile. Il segreto professionale dello studio legale/società finanziaria che svolge legittimamente queste attività è difatti molto più impenetrabile del segreto bancario o del segreto opponibile dalle autorità politiche di un paese/paradiso fiscale. 
Però, però, però.
Questi paesi-paradisi fiscali lavorano in genere con pochissimi studi legali/società finanziarie per ovvie ragioni di fiducia ed affidabilità. E se vogliono possono sapere la verità anzi sono i soli a poter sapere la verità. Quale studio legale/società finanziaria esiterebbe difatti a confessare di fronte al rischio di perdere la possibilità di lavorare con quel paese/paradiso fiscale ?
Magari facendo filtrare la notizia richiesta attraverso il suo corrispondente legale in loco e questa arriverebbe sul tavolo del Governo del paese-paradiso fiscale. Questo rende difficile dubitare della provenienza e del contenuto della lettera del Ministro della Giustizia di St Lucia. Ma a parte questo rimane quasi impossibile accertare qualcosa in qualsivoglia altro modo.

   
 

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2 COMMENTS

  1. Non sono un avvocato e non
    Non sono un avvocato e non conosco le procedure ma posso dire che, contrariamente ai processi penali dove l’imputato è innocente fino a quando non sia provata la sua colpevolezza, nel caso di accertamente fiscali l’imputato è sempre colpevole (di evasione fiscale ed esportazione di capitali all’estero in questo caso) a meno che non sia in grado di provare la sua innocenza. Su questo si basano gli accertamenti induttivi del fisco.
    Se in base ad una perizia risultasse che il valore della casa era molto piu alto di quello dichiarato il venditore potrebbe essere chiamato a ricompensare il fisco e a rispondere di illegale esportazione di capitali all’estero (ottenuta tramite pagamento in nero di parte dell’immobile).
    Siccome per attuare una vendita parzialmente in nero bisogna essere in due (venditore e compratore) il governo di Montecarlo su richiesta della magistratura italiana e su pressione del governo (alla cui richiesta Fini non si opporrebbe visto che anche lui vuole la verità..) potrebbe porre sotto sequestro la casa.
    A questo punto la società acquirente verrebbe tirata in causa e se l’amministratore non vuole pagare personalmente le conseguenze dovrebbe scaricare le responsabilità sul proprietario che gli ha dato mandato, rivelandone il nome.
    Ricordiamoci che negli ultimi anni è stata avviata una lotta ai paradisi fiscali e nessun Paese vuole finire nella lista nera ; per questo motivo credo che il governo di Montecarlo possa accogliere la richiesta della controparte italiana.

    Ma non dimentichiamoci di un altro aspetto: qualora risultasse che il proprietario non fosse Tulliani rimane sul venditore il sospetto che la casa sia stata pagata in parte in nero.

  2. E’ pure impossibile dimostrare che sia di Tulliani
    Tecnicamente parlando se, come sostenete, risulta impossibile dimostrare che l’immobile non sia di Tulliani è ALTRETTANTO IMPOSSIBILE DIMOSTRARE IL CONTRARIO!

    Da elettore del PdL vi dico: smettiamola! Cavolo, stiamo diventando peggio della sinistra, famosa (per nostra fortuna) di farsi del male da sola!

    La magistratura, o chi per lei, farà il suo corso se ci riuscirà ma intanto rendiamoci conto che ne stanno uscendo male tutti i nostri leader.

    E mi fa arrabbiare che invece di riportare il confronto sul merito, vero o presunto, degli argomenti e sui risultati dell’azione di governo e maggioranza dobbiamo subire una resa dei conti di cui nessuno, di noi elettori, sentivamo l’esigenza.

    Se c’è da litigare fra Fini e Berlusconi su legge elettorale, coppie gay o altro che si faccia un confronto politico civile, ricordandosi che uno è il leader da tutti riconosciuto e votato e l’altro è il co-fondatore ed una figura autorevole ma con uno specifico ruolo istituzionale se non del tutto super-partes quantomeno di serenità ed equilibrio. La guerra personale non giova a nessuno dei due e tantomeno ai loro “colonnelli” che ne stanno uscendo piuttosto male come immagine.

    Inoltre la Lega, che pure è leale alleato, sta guadagnando consensi nel nostro elettorato schifato. E, va bene che si parla di un alleato, ma ad un partito che aspira a rappresentare l’Italia tutta non può stare bene. Così come non si può negare che, almeno nella percezione pubblica, il Mezzogiorno s’è sentito, fin’ora, un po’ trascurato (ricordiamoci che anche lì prendiamo milioni di voti determinanti!!!).

    Insomma, sarà che non vengo dall’ex AN, ma a me personalmente, di questa casa monegasca non m’importa nulla.
    Vorrei che parlassimo di quanto di buono il Governo Berlusconi, supportato anche dai “finiani”, ha fatto e si prepara a fare nel prossimo futuro.

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