Fini si sfila dalle amministrative per evitare un’altra debàcle
03 Maggio 2011
di Redazione
“Non è questa la partita più importante”. Parole e musica di Gianfranco Fini, lo spartito sono le elezioni amministrative. Era un po’ di tempo che non ci occupavamo dell’orizzonte futurista del presidente della Camera ma la sua intervista a L’Unità, offre più di uno spunto.
Anzitutto Fini corregge il tiro, anzi la cavalcata antiberlusconiana nella steppa fiellina al confine con quella terzopolista che della guerra al Cav. solo per buttarlo giù, ha ormai le tasche piene, come continua a far intendere un sempre meno paziente Pierferdinando Casini. In pratica, Fini ridimensiona la portata politica del test amministrativo che molti dei suoi ‘falchi’ a cominciare dal deus ex machina del partito Italo Bocchino, avevano caricato sulla sfida al Pdl.
Il presidente della Camera usa le briglie per frenare la fuga in avanti dei suoi e sul giornale di Gramsci dice che l’impresa – cioè quella del nuovo centrodestra – non può “certo misurarsi in questa occasione” ma alle politiche. Per questo, via il suo nome dal simbolo di Fli che a novembre a Bastia Umbra era stato presentato come il vessillo della nuova epopea futurista. In pochi mesi e dopo le sonore sconfitte in parlamento subite sulle sfiducie a ripetizione, dopo le divisioni nettissime e le divaricazioni tra falchi e colombe, ormai cristallizzate in due partiti un uno, dopo gli ‘anda e rianda’ di parlamentari dal Pdl a Fli e viceversa, stavolta Fini sceglie di essere più realista del re.
Non scommette più sulle amministrative per misurare il peso e la forza del suo progetto ma il vero motivo è un altro: non solo ha perso pezzi per strada ma pure la forza propulsiva con la quale aveva inaugurato la nuova stagione lontano dal Cav. E la realtà è che puntare sulle amministrative dopo tutto quello che in Fli è successo, significherebbe ipotecare il futuro dei futuristi che nella partita su Milano e Napoli tanto per citare i due casi eclatanti (ai quali con le dovute dimensioni si potrebbe aggiungere pure quello di Latina) non sanno da che parte stare e che pesci prendere.
All’Unità Fini motiva che la sua discesa in campo non può esserci ora perché quello delle amministrative è un terreno poco adatto e per il fatto che come presidente della Camera non può caricarsi di un ruolo politico. Altra contraddizione: se la storia della prudenza legata al ruolo istituzionale vale per il test che ci sarà tra quindici giorni, non si capisce per quale motivo lo stesso ragionamento non sia valso tutte le volte che la terza carica dello Stato ha sparato a pallettoni sul premier e il Pdl girando da un capo all’altro dell’Italia per presentare il manifesto futurista. Ci domandiamo poi cosa possa aver pensato Casini leggendo l’intervista su L’Unità dalla quale ha preso atto che il terzo polo o avrà come leader Fini o non sarà.
Quel nome e cognome sul simbolo di Fli, infatti, certifica che l’avventura terzopolista potrebbe avere il fiato corto. Della serie: ora stiamo insieme poi si vedrà. Nel frattempo il presidente della Camera rimanda la partita a scacchi col Cav. tra due anni. Come a dire: il futuro – e i futiristi – possono attendere.
