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Fini: “Villari lasci la Vigilanza. Serve una legge per il caso Englaro”

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Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha toccato i principali temi caldi della politica italiana durante la cerimonia per gli auguri di Natale con la stampa parlamentare.

Vigilanza Rai. "È opportuno e doveroso porre fine all'anomalia della presidenza di Riccardo Villari alla commissione di Vigilanza sulla Rai". Per Fini "la situazione va risolta con le dimissioni di Villari o, se possibile, con la sua revoca".

"Non vedo come non si possa prendere atto - spiega il presidente della Camera - di una situazione davvero anomala. La presidenza della Vigilanza per prassi va all'opposizione. Quando, per una scelta che non giudico, il presidente non esprime l'opposizione, ma viene dal gruppo misto, già questo dovrebbe indurre, come giustamente sta facendo il presidente Schifani, a trarre delle conseguenze".

Da qui l'auspicio della terza carica italiana: "Si proceda in tempi solleciti con le dimissioni del senatore Villari. Oppure, se è possibile, e il problema lo sta valutando il Senato, trovare una interpretazione per una revoca del mandato. Ma questa mi pare una strada abbastanza difficile. In ogni caso - ribadisce - è opportuno e doveroso porre fine a questa anomalia".

Caso Eluana. Casi come quello di Eluana Englaro, dice il presidente della Camera,"sono questioni di fronte alle quali credo che ognuno debba porsi unicamente in ragione della propria coscienza e dei propri valori di riferimento", ma "il Parlamento non può sfuggire ad un dovere che è quello di legiferare".

"Quando la scienza sposta più avanti un confine -ha detto ancora Fini- è evidente che o da parte del legislatore c'è la capacità di dare un impianto normativo per affrontare quel nuovo confine posto dalla scienza, oppure di fronte ad un vuoto legislativo chi è chiamato a decidere o a pronunciarsi?"

Il mio auspicio, prosegue la terza carica, "è ovviamente che il Parlamento, cosciente della difficoltà, non si sottragga dal dovere di aggiornare la legislazione in ragione del fatto che oggi la scienza ha posto l'umanità di fronte a condizioni che fino a qualche tempo fa erano inimagginabili. Poi ognuno si confronterà con la propria coscienza e con i propri valori e trarrà le conclusioni che ritiene più giuste. Non penso che su temi come questi, che sono quelli cosiddetti eticamente sensibili, possano esserci discipline diverse rispetto a quelle che detta ad ognuno la coscienza".

"L'intervento del ministro Sacconi - aggiunge poi Fini conversando con i cronisti al termine della cerimonia - diventa legittimo nel momento in cui non esiste una legge in materia" e questo vuoto deve essere colmato solo dal Parlamento. "Non può essere colmato infatti - prosegue - nè da un intervento amministrativo, nè da un intervento giudiziario".

"Io non dico che Sacconi abbia fatto bene o male - sottolinea il presidente della Camera - nè dico che abbiano fatto bene o male i magistrati. Dico solo che se non si farà al più presto una legge su questi temi, le polemiche continueranno".

Riforme. "Negare all'Esecutivo il diritto-dovere di governare significa negare l'esigenza primaria della democrazia", nello stesso tempo, non può "significare un ruolo secondario del Parlamento. Non c'è contraddizione tra un Esecutivo che governa nel senso pieno della parola e un Parlamento che, non solo controlla ma cambia e interloquisce con le decisioni del Governo".

Fini ha aggiunto che, in altri Paesi, questo equilibrio si è realizzato: "Solo da noi si pensa che a un Governo forte debba corrispondere un Parlamento debole o che a un Parlamento centrale debba corrispondere un Governo debole: un rafforzamento contemporaneo dei due poteri è fondamentale".

"Non utilizzare questa legislatura per rendere più moderno il sistema-Italia - ha sottolineato riferendosi alla necessità di fare le riforme - sarebbe un errore clamoroso della politica, una miopia".

Giustizia. "Impegniamoci perchè il processo abbia tempi certi e brevi e l'esito non sia vanificato subito dopo. Il duplice obiettivo deve essere questo e, se condiviso, mi rifiuto di credere che poi non si possano trovare strumenti. Se l'obiettivo invece è un altro, il percorso può essere molto più difficile".

Per Gianfranco Fini, "l'unico punto di partenza per una riforma condivisa è questo e tutti gli italiani ne sono convinti. Altrimenti si rischia che la giustizia sia negata in Italia perchè non si sa quanto duri un processo".

Il presidente della Camera non ha dubbi: il nocciolo della riforma deve contemplare innanzitutto la certezza dei tempi e certezza delle pene, "poi da lì cerchiamo di articolare tutte le riforme necessarie per garantire questo duplice obiettivo che, se è condiviso, mi rifiuto di pensare che poi non si possano condividere in tutto o in parte gli strumenti per raggiungere quell'obiettivo".

"Se l'obiettivo è un altro -ha aggiunto- è evidente che rischiamo di non capirci mai. Se si parte da altri punti, che io non dico essere inesistenti ma possono in qualche modo apparire parziali, rischiamo un percorso molto più difficile".

Crisi mercati. Sulla crisi economica, il presidente della Camera ammonisce: "Non si esce con vincitori e vinti". Possiamo superarla, "solo con uno scatto complessivo del sistema Paese".

Per la terza carica, nè i sindacati nè la Confindustria per Fini possono pensare di venirne fuori più forti: "Occorre il concorso di tutti; non necessariamente l'accordo ma il contributo e l'assunzione di responsabilità". Secondo il presidente della Camera "uno dei modi migliori per uscire dalla crisi" è quello di "rendere più moderno il sistema Paese, attuando le riforme".

 

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