Finiani pronti alla sfiducia. Il Cav. studia Casini e pensa al nuovo partito

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Finiani pronti alla sfiducia. Il Cav. studia Casini e pensa al nuovo partito

24 Novembre 2010

Un rompicapo. Con variabili che ogni giorno rendono lo scacchiere politico simile a un puzzle dove le tessere anzichè andare al loro posto si scompongono. Al sì di Casini sulla sfiducia al Cav. ieri si è aggiunto quello dei finiani che al leader Udc hanno praticamente ‘regalato’ il seggio suppletivo a Bruxelles che avrebbe dovuto essere assegnato al Pdl votando con le opposizioni. Salvo poi garantire il sostegno futurista al governo sulla riforma dell’università al voto di Montecitorio tra oggi e domani. Ma nel giorno in cui la maggioranza va sotto per due volte, Silvio Berlusconi torna a farsi sentire.

Lo fa per rispondere alla nuova mossa di Fli ma anche per richiamare i suoi al senso di responsabilità e alla sobrietà. Vedi caso Carfagna. Quindi annuncia che il prossimo Consiglio dei ministri varerà il piano per il Mezzogiorno (dopo quelli su federalismo e sicurezza) ma non solo. Dall’inner circle berlusconiano, infatti, trapela che il Cav. starebbe pensando a un nuovo partito dopo lo strappo di Fini e la querelle sul simbolo con Fli: lo schema di riferimento sarebbe quello del ’94 e cioè un all’alleanza al Nord con la Lega e al Sud con Casini. Per questo, osservano a via dell’Umiltà, dopo il passaggio parlamentare sulle mozioni di fiducia e sfiducia si potrebbero verificare le condizioni per un accordo che a questo punto potrebbe essere proiettato anche in caso di elezioni. Congetture, ipotesi, letture che si accavallano nella marcia di avvicinamento al 14 dicembre.  

Le altre variabili della giornata: la prudenza dei centristi sulle mozioni Rai (finiani da un lato, Bersani e Di Pietro dall’altro) e la mediazione affinchè siano ritirate alla Camera e pure al Senato (Pdl), in controtendenza col voto che invece segna la debacle del centrodestra sul seggio europeo. E ancora: Maroni in linea di principio non si dice contrario a un’ipotetica intesa con Casini ma il punto è che bisogna che Berlusconi convinca Bossi e comunque in caso di sfiducia così come di fronte a una maggioranza risicata a Montecitorio, l’unica via è e resta il voto. Infine D’Alema che pur di evitare le elezioni che il Pd non vuole (come Casini, Fini e Rutelli) si spinge persino a proporre un governo di transizione aperto a Pdl e Lega ma senza Berlusconi. Il termometro politico segna febbre alta.

Il messaggio del premier ai futuristi è affidato a una nota: “Il governo incurante degli attacchi e delle polemiche continua a lavorare con ottimi risultati”. E sul partito in queste ore alle prese col caso Carfagna, annuncia che se ne occuperà di persona con la “consueta disponibilità a prendere in considerazione le varie opinioni” ma il monito per i suoi è basta con liti, “personalismi ed esibizionismi” che gli elettori non approvano né comprendono. Parole che in molti nel Pdl leggono come riferite al ministro delle pari opportunità che ha annunciato l’intenzione di lasciare il dicastero, il seggio alla Camera e il partito.

Il coordinatore nazionale Denis Verdini  la vedrebbe bene come candidato sindaco a Napoli anche se la invita a risolvere con diplomazia le incomprensioni con il coordinatore regionale Cosentino. La “rivale” Alessandra Mussolini fa sapere che la fiducia al governo la voterà ma si schiera dalla parte dell’ex sottosegretario all’economia (lo sottolinea con un gesto plateale alla buvette della Camera: un bacio “politico”). Intanto il ministro Carfagna incontra Miccichè pronto a spalancarle le porte del suo movimento ‘Forza del Sud’.

Tutto in attesa del faccia a faccia col Cav. che per ora non sembra inserito nell’agenda di Palazzo Grazioli. Anche perché il premier – dicono alcuni berluscones – è molto concentrato sul voto del 14. La sua convinzione  è che nonostante i tatticismi e le prove muscolari degli ex alleati, la maggioranza potrebbe esserci anche alla Camera dal momento che non tutti tra i futuristi e i moderati sono pronti (e determinati) a mandare a casa il governo e mollare il proprio seggio per poi dover affrontare il “peso” di una campagna elettorale spiegando alla gente le ragioni di quel no.  

Anche per questo il Cav. starebbe pensando a un’intesa coi centristi considerati, malgrado tutto, “più affidabili” dei finiani.  Ma la strada non è certo in discesa: anche ieri il leader Udc ha ribadito che voterà contro l’esecutivo e in caso di crisi, proporrà a Napolitano un governo tecnico. Chissà se con o senza Berlusconi. E variabili permettendo.