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Dopo la svolta rutelliana

Finita la sbornia per le primarie, il Pd fa i conti con la fuga dei centristi

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“Bisogna andare oltre il Pd, verso una nuova cosa di centro, ma trasversale e aperta, con la creazione di un nuovo soggetto politico che da questo momento si mette in movimento”. Passata la sbornia delle Primarie, Francesco Rutelli riporta sulla terra il Partito Democratico, annuncia di avere intrapreso il suo percorso d’uscita dalla sua attuale casa politica e accende i riflettori sulle contraddizioni che il nuovo corso della segreteria Bersani rischia di portare con sé.

Lo spostamento a sinistra del partito e la riproposizione della parola d’ordine dell’Ulivo – ovvero quella somma disordinata di sigle realizzata a dispetto della compatibilità politica – rischiano di far ripiombare il centrosinistra in una nuova, confusa stagione di anarchia, parole in libertà e conflitti interni. Una prospettiva che certo non provoca brividi di piacere in molti dirigenti del partito di Via del Nazareno come conferma Walter Veltroni che senza mezzi termini afferma che “se il Pd rifluisce sulle posizioni della sinistra socialista o se punta alla Grande coalizione, si suicida”.

 

Non è detto, però, che il progetto rutelliano debba concretizzarsi a brevissimo termine. Quel che è certo è che il primo passo è stato consumato ieri a Roma, a Palazzo Ruspoli dove è stato presentato il manifesto promosso dal presidente della provincia di Trento, Lorenzo Dellai, grande alleato dell’ex sindaco di Roma ed ex segretario Radicale. Obiettivo? Creare non “un club di riflessioni culturali né un partitino di scontenti” ma per ora un’associazione e un documento “di cambiamento e buongoverno” con l’ambizione di “costruire una nuova offerta politica”.

Rutelli, seduto al tavolo dei promotori, preferisce tacere sul suo futuro nel Pd, limitandosi a dire di condividere “al 100 per cento” l’appello e gli interventi di Bruno Tabacci, di Dellai e del presidente di Unioncamere Andrea Mondello. Partono in 11 i “coraggiosi”, con i quali l'ex leader Dl ha deciso di compiere tragitti diversi. C’è Massimo Cacciari, Lorenzo Dellai, il deputato Pd Linda Lanzillotta, Andrea Mondello, Bruno Tabacci, Giuliano da Empoli, Vilma Mazzocco, Roberto Mazzotta, Elvio Ubaldi, Giuseppe Vita. In sala compare anche Gianni Vernetti, il deputato rutelliano che, secondo i rumors, potrebbe seguire l'ex leader Dl fuori dal Pd. L’ambizione è grande. “Non è impossibile unire - si legge nell'appello - la maggioranza degli italiani intorno alle decisioni che portino il paese sulla strada giusta”. Ma né il “populismo” di destra né “una sinistra socialdemocratica” (si legga Pd) possono offrire un'alternativa credibile che metta fine ''alla guerra dei quindici anni'' e unire, spiega Mondello, ''chi ha a cuore sviluppo e benessere del paese''. Per questo “c’è un largo spazio di opinione insoddisfatta” e a questa parte d'Italia, conclude il documento, “va proposto un serio progetto politico democratico, liberale, popolare, di cambiamento e buongoverno”.

E' Tabacci ad incaricarsi di rassicurare il Pd e l'Udc, così come Dellai assicura che ''non è un risvolto tattico'' rispetto all'esito delle primarie. “Siamo un'associazione - spiega Tabacci - che dovrebbe essere apprezzata dal Pd e da Casini perché anche noi lavoriamo per un'alternativa credibile”. E la soluzione, indica il presidente della provincia di Trento, ''è una grande alleanza''.

 L’idea, insomma, è quella di “un grande progetto politico che scongiuri arrembaggi e aggregazioni raffazzonate” dice Dellai. Quello di Rutelli è, però, un cantiere ancora in costruzione. Un progetto che dovrebbe prendere forma dopo le Regionali quando si cercherà di dare una veste compiuta al nuovo partito pensato sul modello Kadima, il partito moderato e centrista che ha segnato la storia politica recente dello Stato di Israele. Resta da vedere quello che faranno i “rutelliani”. Per ora di adesioni reali ce ne sono state poche.

L’impressione è che molti restino alla finestra a studiare le mosse di Bersani e tentare di comprendere quale china prenderà davvero il Pd. Di certo non saranno della partita Paolo Gentiloni, Roberto Giachetti, Ermete Realacci, Roberto Della Seta, Enzo Carra e Renzo Lusetti. Attendono sviluppi senza sbilanciarsi Gianni Vernetti e Luigi Bobba, così come Luigi Lusi e Andrea Marcucci. Più possibilisti Riccardo Illy, i senatori Claudio Gustavano e Dorina Bianchi così come Donato Mosella mentre Linda Lanzillotta ha annunciato di volersi prendere un periodo di riflessione prima di dire la sua sulle prospettive del nuovo Pd bersaniano. Nessuno strappo immediato neppure da parte di Paola Binetti. “Per ora resto, il Pd è nato due anni fa ed è rinato domenica scorsa. Diamo tempo al nuovo segretario di muovere i primi passi, poi, vista la direzione presa, decideremo". Giorgio La Malfa, a sua volta, vuole prima confrontarsi con Francesco Nucara e con il suo Partito Repubblicano. La situazione, insomma è magmatica e se c’è chi ipotizza un futuro coinvolgimento di Luca di Montezemolo in molti cercano di capire quando potrebbe davvero nascere questo “Partito della Nazione” in coabitazione con l’Udc. I tempi potrebbero essere lunghi, la gestazione potrebbe durare circa un anno e Bruno Tabacci dovrebbe essere uno dei protagonisti operativi della nascita del nuovo soggetto. “L’Udc non può riassumere da solo tutte le potenzialità del centro” dice Tabacci. “Non basta più. Ora si deve intercettare quello spazio al centro che il nuovo posizionamento del Pd libera”.

Lo scenario, insomma, sia pure tra molto incognite inizia a delinearsi. Le motivazioni politiche le spiega lo stesso Rutelli. “Ci troviamo di fronte a un rischio” sostiene l’ex leader della Margherita. “Con l’attuale centrosinistra si rischia di lasciare, sia a Nord che a Sud, al centrodestra sia la maggioranza che l’opposizione”. In sostanza, “l’Italia sta vivendo un cambiamento epocale, il centrodestra è diventato destra, il Partito Democratico è tornato a essere di sinistra, alleato con il movimento dipietrista. Tutto questo comporta che l’offerta politica deve  essere cambiata da persone di buona volontà per il rischio che l’Italia si divida”.

In realtà, fanno notare alcuni, l’operazione rutelliana non sarebbe del tutto sgradita, sul medio periodo, neppure a D’Alema e Bersani, ansiosi di costruire un ponte con l'Udc per legarlo al centrosinistra. Un rapporto privilegiato che, per ora, nonostante una serie di tentativi operati in questi mesi, non è stato ancora consolidato e che viene considerato fondamentale per poter tornare a competere davvero con il centrodestra.

 

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1 COMMENT

  1. Rutelli lascia Bersani per allearsi con Bersani
    Sarà che sono un berlusconiano della “peggiore specie”, sarà che continuo a credere fermamente nel bipolarismo, sarà che mi considero una schietta tempra di conservatore e intendo restare fedele fino in fondo al Pdl o comunque si chiamerà in futuro lo schieramento di centrodestra, ma la preannunciata fuga dei centristi (quanti saranno, in realtà?) dal Pd non mi entusiasma nemmeno un po’. E, soprattutto, mi sfugge il senso dell’operazione portata avanti da Rutelli. Se dovessi scommettere, oggi come oggi, direi che finirà così: Rutelli lascerà il partito di Bersani per andare prima o poi ad allearsi con il partito di Bersani. Sul versante opposto c’è un impedimento pressochè insormontabile: la terribile Lega Nord. Il sottoscritto vive e lavora nel profondo Sud: non sono certo io, dunque, il più adatto a svolgere il compito di avvocato difensore del partito di Bossi, vituperato e aborrito dall’intellighenzia di casa nostra. Mi permetto solo di far notare che il 10% attorno al quale si attesta quel movimento non si spalma sull’intero territorio nazionale ma si concentra in quello che (piaccia o no) è il cuore produttivo del nostro Paese. Esistono zone in cui un italiano su tre vota Lega, evidentemente per ragioni precise e ormai consolidate. E allora, come la mettiamo? Per il Pdl l’unica sfida sarebbe quella di provare ad assorbire una parte di quell’elettorato, dal quale di sicuro non si può prescindere.
    Esclusa, quindi, un’alleanza del centrodestra con Rutelli, l’unico scenario alternativo a quello precedentemente prospettato (Rutelli che divorzia da Bersani salvo allearsi successivamente con lo stesso neo-segretario del Pd) è quello rappresentato dal tentativo di una corsa solitaria della strana coppia Rutelli-Casini, al vertice dell’Udc che – per quanto piccola – comprenderebbe fin dall’inizio tutto e il contrario di tutto: da De Mita a Volontè, da Pezzotta a probabili nuovi arrivi quali la Binetti. Insomma, una sorta di Democrazia Cristiana in sedicesimo. Altro che Kadima! Con la differenza sostanziale che, se non altro, la vecchia Dc era guidata da… democristiani e non da un ex radical-pannelliano come Rutelli. Il quale Rutelli, forse non sarà male rammentarlo, è stato negli ultimi anni protagonista di due importanti sfide elettorali: quella con Berlusconi per la presidenza del Consiglio e quella con Alemanno per la carica di sindaco a Roma. Superfluo ricordare che entrambe si sono concluse con sonore sconfitte, che – in un Paese normale – avrebbero portato al ridimensionamento se non proprio all’uscita di scena di colui che ora si propone come “nuovo” ago della bilancia della politica italiana.

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