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Gli effetti dell’accordo di Bengasi

Finmeccanica sbarca in Libia e l’intesa Roma-Tripoli si allarga

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Lo si era detto: l’accordo tra Italia e Libia firmato il 30 agosto 2008 a Bengasi da Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi avrebbe aperto ad una collaborazione più profonda i due paesi e i rispettivi sistemi economici. Tuttavia un anno fa nessuno avrebbe probabilmente pensato che un tessuto connettivo così fitto si sarebbe creato in così poco tempo. Facilitate dalla complementarietà dei due sistemi economici e dal definitivo sdoganamento di Gheddafi , ad opera del governo italiano, le relazioni tra i due paesi hanno preso il largo lasciando alle spalle le diffidenze italiane verso le mattane, in realtà non del tutto esaurite, del Leader libico.

Con l’accordo firmato in questi giorni da Finameccanica e il fondo sovrano Libya Africa Investment Portfolio l’alleanza italo-libica si fa strategica. Il gruppo di Guarguaglini ha firmato un memorandum d’intesa che predispone la creazione di una joint venture paritetica con il fondo sovrano di Tripoli, che permetterà alla società italiana l'accesso a un mercato commerciale da 20 miliardi di dollari. Le prime mosse saranno focalizzate sul comparto civile dei trasporti, dell'energia, delle comunicazioni, dell'aerospazio, dell'elettronica  e della sicurezza. L’area in cui la nuova società dovrebbe operare non è solo quella libica, ma include l’Africa e il Medioriente.

Continua quindi l’interesse dei fondi libici per le aziende italiane, anche se in questa fase non parte si sia discusso di un ulteriore ingresso libico nella società di via Montegrappa dopo che già ad inizio del mese si era delineata l’acquisizione di circa il 2%.

Osservando i settori di interesse dei fondi libici, quello energetico, quello dell’alta tecnologia, quello bancario, e quello delle infrastrutture, e la creazione di joint venture, come quella con Finmeccanica, si può constatare come la finalità sia non solo quella classica dei fondi sovrani, investire allo scopo di massimizzare i rendimenti entro certi margini di rischio, ma anche ottenere partecipazioni e dare avvio a nuovi progetti in settori potenzialmente strategici per lo sviluppo libico. Gli investimenti di Tripoli si inseriscono in una strategia più ampia orientata all’ottenimento del know-how necessario allo sviluppo dell’economia libica.

Per Finmeccanica si tratta di consolidare le relazioni con un partner con cui sono già state firmate importanti trattative nei settori dell’elicotteristica, della sicurezza e dei trasporti. È di settimana scorsa, per esempio, la conclusione di un accordo che ha permesso all’Ansaldo, società del gruppo Finmeccanica, di aggiudicarsi una commessa da 541 milioni di euro in Libia. Il contratto riguarda la realizzazione dei sistemi di segnalamento e connessi impianti di telecomunicazioni e di alimentazione relativi alla linea ferroviaria costiera Ras Ajdir-Sirte e quella verso l’interno Al-Hisha-Sabha, per un totale di circa 1.450 chilometri.

Il contratto, i cui lavori saranno eseguiti in 45 mesi, è stato aggiudicato formalmente attraverso una gara internazionale alla quale hanno partecipato i principali player del settore ferroviario, ma che non può non aver risentito del clima favorevole instaurato dai due paesi con le visite di Gheddafi in Italia. Con questo successo l’Ansaldo stipula uno dei più importanti contratti emessi nel mondo ferroviario e diventa il principale partner delle Ferrovie Libiche nella realizzazione della nuova rete ferroviaria nazionale.

Ma già esisteva una collaborazione tra Finmeccanica e Libia, una joint-venture, la Liatec (Libyan Italian Advanced Technology Company) costituita nel 2007 con Agusta Westland, proprietà di Finmeccanica, che già nel 2010 dovrebbe produrre i primi risultati: un impianto di assemblaggio e manutenzione di elicotteri. Inoltre nel trattato di amicizia tra i due paesi si prevede un ruolo di primo piano dell’Italia per il controllo dei confini desertici a sud della Libia con lo scopo di controllare l’emigrazione africana nel paese, una minaccia anche per il suo regime. Un ruolo che si addice pienamente alla tecnologia satellitare di Finmeccanica, pronta a guidare gli uomini del Colonnello per fermare l’immigrazione clandestina.

Il Gruppo Finmeccanica nell’ultimo decennio grazie all’integrazione della maggior parte delle attività nazionali si è fortemente rafforzato sul piano internazionale, prima sul mercato inglese e più recentemente, su quello americano con l’acquisto di DRS Technologies. L’internazionalizzazione dei mercati ha portato Finmeccanica ad essere uno stakeholder molto importante per il governo italiano: acquisizioni, joint venture e partnership internazionali, diventano ancor di più del passato uno strumento di politica internazionale. Tra i principali mercati ci sono sicuramente quello nordamericano e quello russo. L’Alenia Aeronautica (sempre del gruppo) e la Sukhoi Holding hanno costituito nel 2007 la Joint Venture SuperJet International. Nei nuovi mercati gli investimenti erano andati sino ad ora soprattutto nel settore dell’ aeronautica.

Finmeccanica non è nuova ad operazioni in Medioriente. Nel 2009 si prevede per esempio la costituzione di una Joint Venture negli Emirati Arabi Uniti  tra Alenia Aeronautica e il Fondo Sovrano Mudabala Development Company. Ma evidentemente con la Libia si è voluto andare oltre: grazie alle risorse finanziare libiche e alla tecnologia italiana l’obbiettivo è puntare a mercati più vasti e settori più ampi, scommettendo di fatto nella trasformazione della Libia da piccolo “rentier state” a nuovo “hub” regionale.
 

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1 COMMENT

  1. La popolarità di Berlusconi si basa sulla concretezza dei risult
    Bravo Berlusconi, peccato non averlo sottoscritto prima quell’accordo. Ma Prodi non era all’altezza. Occorre perseguire l’accordo con i Paesi dove il lavoro italiano è apprezzato. Russia e Libia per intanto. Ma occorrerebbe incominciare fin d’ora ad intessere qualcosa in Iran, dove i soldi da spendere non mancano.

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