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Fioroni va criticato con argomenti liberali

Il rapporto Pisa (Programme for international student assessement) del 2003 ha dimostrato che la percentuale di quindicenni italiani che raggiungevano i livelli più alti di competenza matematica era inferiore alla metà della media Ocse, mentre la percentuale dei “somari” (con competenze matematiche rudimentali o pressoché nulle) era del 50%  superiore. Il punteggio medio dei quindicenni italiani, inoltre, non era solo inferiore a quello internazionale, ma era di fatto il penultimo dell’area U.E (peggio degli italiani facevano solo i greci).

Passando dalla competenza matematica alla cosiddetta “competenza di lettura” (reading literacy) la percentuale dei migliori era di circa un terzo inferiore e quella dei peggiori di circa un quarto superiore alla media Ocse. Insomma in “italiano” i quindicenni italiani erano (sono) messi male. Ma in matematica erano (sono) messi peggio.

Chi era (è) responsabile di questi risultati? Quale persona onesta potrebbe ravvisare in questi dati non già il fallimento di un “modello” di scuola (quello pubblico e monopolistico) ma “solo” il fallimento di un Ministro o di una compagine di governo?

Eppure proprio a propalare questa fandonia e a fingere di aggiustare questo guasto ereditato dal precedente governo (e “solo” da esso) sembra da settimane impegnato il Ministro Fioroni, che addebita gli scarsi risultati scolastici dei giovani italiani alle fissazioni berlusconiane e morattiane sulle tre I (Internet, Inglese, Impresa). Ma ora, fortunatamente, è arrivato lui. Anzi, più precisamente, sono tornati “loro” (quelli che la scuola italiana la comandano e governano da quarantanni).

Dubitiamo che Fioroni meriti il monumento al “salvatore della scuola”, di cui gli ostentati occhialini pince-nez sembrerebbero costruire, almeno in parte, il personaggio… In Italia, nessuno– e non certo il Ministro Moratti – ha mai ridimensionato il ruolo o il peso della matematica e dell’italiano nel curricolo formativo. Nessun “dottor Stranamore” della pedagogia ha ingiunto di sostituire Google alle tabelline o di rimpiazzare i racconti di Salgari con i Peanuts.

La ragione per cui gli studenti italiani perdono colpi in italiano e matematica ha a che fare con quello che la scuola è – purtroppo –   da decenni, non con le riforme che qualcuno ha tentato faticosamente di realizzare per un quinquennio, senza – purtroppo –   venirne sostanzialmente a capo. I bassi livelli di apprendimento sono la diretta conseguenza di una qualità scadente dell’insegnamento e dell’organizzazione scolastica. E’ insopportabile e irresponsabile la retorica di chi ritiene che rispetto ai problemi della scuola gli unici “innocenti” siano quelli che nella scuola lavorano (a partire dai docenti, e dai dirigenti scolastici). Ed è ancora più insopportabile l’accusa alla politica di volere “destabilizzare” il mondo della scuola, come se dalla sua almeno quarantennale stabilità fossero derivate chissà quali eccellenze.

Alla scuola italiana non mancano i soldi: ne ha al contrario troppi, visto che la spesa per studente è tra le più alte d’Europa, ed il rapporto tra studenti e insegnanti è invece il più basso, così come il numero di ore lavorate dal corpo docente.

Alla scuola italiana manca, al contrario, la concorrenza, cioè un sistema competitivo di selezione degli istituti e dei docenti fondato sulla qualità dell’istruzione, e manca soprattutto un meccanismo di mercato che consenta di rimandare e bocciare le scuole e i docenti, prima degli studenti.

Le sparate di Fioroni dovrebbero dimostrare al centro-destra che i graduali compromessi o le faticose “mediazioni” non avvicinano, ma allontanano l’obiettivo della riforma della scuola. La scuola va portata di peso fuori dalle secche del monopolio e dalla logica del “pubblico impiego”. Il buono scuola, la sussidiarietà, la libertà didattica e l’autonomia amministrativa (cioè i principi a cui il centro-destra si richiama) devono trovare una attuazione radicale, perché fondano un modello di scuola (e si ispirano ad un modello di società) del tutto alternativo e concorrente a quello cui oggi e da decenni è affidata la formazione dei giovani italiani.

Per consultare il documento: “Per una nuova scuola pubblica - Un progetto per la liberalizzazione delle scuole” proposto dai Riformatori Liberali clicca qui.

 

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