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“Fitto non ripeta errori già fatti. La sua mano tesa? E’ arroganza”

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Con Raffaele Fitto, da pugliese d'adozione, ha battagliato in più di un'occasione. Trincee diverse, spesso opposte pur nello stesso partito, cercando di aprire qualche crepa nel monolitico blocco regionale fittiano. Adesso Gaetano Quagliariello, ministro per le Riforme costituzionali, ha mani più libere e una casacca di partito meno asfissiante: è tra i registi di Nuovo Centrodestra, il brand dei filogovernativi. E da lì non risparmia colpi di fioretto all'ex ministro salentino.

Da una parte Renzi, pronto a incalzare il governo. Dall'altra Berlusconi che contesta le larghe intese. Ma se il primo, da segretario Pd, avrebbe i numeri per far cadere il governo, il secondo resta comunque un vostro futuro alleato. Insomma: Nuovo Centrodestra è tra due fuochi. Come se ne esce? E il governo quanto è a rischio?

«Noi sosteniamo il governo perché il pericolo per l'Italia non è passato. O vogliamo ricominciare con la troika e con lo spread impazzito che brucerebbe tutti i sacrifici degli italiani? Questo vale anche per il Pd, che ora non ha più alibi: se vuole la crisi, se ne assume la responsabilità».

Su quali punti bisogna costruire un rinnovato patto di governo?

«Per il 2014 dobbiamo impegnarci su pochi punti, ma molto chiari. Meno spesa, meno debito, meno tasse e riforme strutturali: superamento del bicameralismo perfetto, riduzione dei parlamentari, revisione del titolo V e nuova legge elettorale».

Fitto vi accusa di essere un "centrino a sinistra" e di aver sconfessato gli impegni presi con l'elettorato. E questo solo per una questione di poltrone.

«La tassa patrimoniale sulla prima casa è stata soppressa dalla riforma del governo, e la legge di stabilità, compatibilmente con i vincoli di bilancio, dopo tanti anni segna una inversione di tendenza e avvia la riduzione delle tasse. Per il resto, non solo noi siamo saldamente nel centrodestra, ma credo che il vero regalo alla sinistra sarebbe stato buttare giù il governo spalancando le porte a un nuovo esecutivo Pd-5Stelle e a elezioni anticipate con un vincitore già scritto, che non è l'amico Raffaele Fitto, per il quale mi avrebbe anche fatto piacere, ma Matteo Renzi o Beppe Grillo».

E l'accusa di tradimento a Berlusconi, visto che nonostante la decadenza siete rimasti al governo?

«Il tradimento è una categoria che non appartiene alla politica liberale e rimanda ai tempi oscuri del totalitarismo e in particolare allo stalinismo. Aggiungo che è molto più difficile essere leali che "lealisti", e ci siamo sempre confrontati con il presidente Berlusconi con sincerità e guardandoci negli occhi. Anche quando gli abbiamo detto che a fronte di una decadenza comunque inevitabile per via dell'interdizione, per lui stesso sarebbe stato preferibile coniugare la battaglia sulla giustizia con il bene del Paese. Oltre a salvaguardare l'unità e la prospettiva maggioritaria del nostro movimento politico attraverso il binomio Berlusconi-Alfano, questo avrebbe creato le condizioni per la concessione della grazia che avrebbe significato per Berlusconi non solo la libertà personale, ma anche un forte scudo morale di fronte alla persecuzione giudiziaria di cui è oggetto».

Crede allora che siano stati i lealisti in realtà ad aver "tradito" l'atto di responsabilità compiuto con le larghe intese?

«È stato il Pdl, e soprattutto Berlusconi, a volere questo governo a fronte di un'emergenza che non è affatto finita. Nessuno si era illuso che il Pd fosse diventato improvvisamente un partito garantista. Del resto, mi sembra che gli amici di Forza Italia non abbiano alcun imbarazzo a restare seduti sulle poltrone delle presidenze di commissione ottenute con i voti determinanti della sinistra...».

Si aspettava questa inclinazione "falchista" da un moderato come Fitto?

«No. Vede, è già accaduto che nel centrodestra le logiche di fazione abbiano prevalso su una prospettiva inclusiva e maggioritaria, consegnando la vittoria alla sinistra. È accaduto in Puglia, alle ultime regionali. Vendola ancora ringrazia. E ricordo che allora Raffaele non ebbe alcuno scrupolo a contrastare la diversa linea di Berlusconi. Per questo credo che Fitto più che "falchizzarsi" stia rinnovando un vecchio errore politico».

Ma l'alleanza futura con Forza Italia è davvero così scontata? Da Fitto intanto arriva una sorta di "ultima chiamata" a riunirsi.

«Centrodestra e centrosinistra sono e restano radicalmente alternativi. La nostra ambizione è vincere e la storia, in Italia come in Puglia, dimostra che il centrodestra vince solo se unito. Poiché la vocazione a perdere appartiene ad altri ma non al leader di Forza Italia, siamo certi che la vocazione minoritaria non prevarrà. Quanto all'invito di Fitto, dopo aver favorito la rottura, e dopo che i fatti ci hanno dato ragione, sa tanto di politicismo arrogante. Molto meglio prendere atto che ci sono due linee politiche diverse che si possono confrontare senza anatemi».

Ncd anche in Puglia raccoglie consensi e calamita dirigenti. Nessuno si aspettava un inizio così. Avete raccolto un dissenso strisciante?

«Già i congressi locali del PdL avevano fotografato una realtà tutt'altro che monolitica. Ora sta cominciando una storia nuova e inclusiva, nella quale molti vedono il centrodestra del futuro. Guardiamo ad esempio al Salento: Maurizio Friolo e Andrea Caroppo nel gruppo regionale stanno lavorando benissimo, e Massimo Ferrarese addirittura in diversi comuni sta facendo strike. Il Nuovo Centrodestra sarà un partito inclusivo nel quale si andrà d'accordo. Anche questo è un fatto di novità».

In Puglia ci sono peraltro scadenze importanti: comunali a Bari e Regionali forse prima di quanto si possa credere. Saranno le primarie a scegliere i candidati?

«Le primarie sono la giusta scelta quando ci sono da indicare i candidati alle cariche monocratiche. Vale per gli amministratori locali e, al momento opportuno, varrà per indicare il futuro leader del centrodestra».

(Tratto da Nuovo Quotidiano di Puglia)

 

 

 

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