Dopo il voto in bicamerale

Fli affossa il federalismo per far fuori Berlusconi ma il governo va avanti

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 Il tanto atteso voto sul federalismo municipale è finito in un pareggio. Quindici voti a favore e quindici contro, poiché il finiano Baldassarri ha deciso di votare contro un testo da lui stesso definito "non positivo". Per qualche ora si era pensato alla seria possibilità che il senatore di Fli votasse a favore o, più probabilmente, si astenesse, dopo che la maggioranza aveva modificato il testo per accogliere la sua proposta di inserire la compartecipazione all'Iva sui servizi.

Non accolta invece l'altra richiesta di reintroduzione dell'Ici sulla prima casa, poiché questa sarebbe andata contro la linea dettata nei giorni scorsi da Berlusconi, il quale ha dichiarato l'assoluta assenza di volontà di rimettere mano nelle tasche dei patrimoni delle famiglie. Il voto di Baldassarri è sembrato dettato più dalla volontà di contribuire a dare una spallata al Governo che da una vera motivazione economica, poiché le concessioni che sono state fatte al finiano sono ampie e innovative rispetto al testo proposto in un primo momento.

Cosa succederà adesso? Dal punto di vista procedurale il voto della bicamerale è soltanto consultivo e non vincolante, come l'opposizione ha erroneamente voluto far credere, poiché l'articolo 2, comma 4 della legge 42/2009 stabilisce che "il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, ritrasmette i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni e rende comunicazioni davanti a ciascuna Camera. Decorsi trenta giorni dalla data della nuova trasmissione, i decreti possono comunque essere adottati in via definitiva dal Governo".

Di fatto, quindi, il Governo può benissimo andare avanti per la sua strada e portare avanti il testo del decreto. Alcuni esponenti delle minoranze hanno sostenuto la tesi che il voto negativo della bicamerale debba essere interpretato come un voto negativo sul Governo, quasi fosse un voto di fiducia. Ma la bicamerale sul federalismo fiscale non è rappresentativa della maggioranza del Parlamento, per il semplice fatto che, nel momento della sua costituzione, Baldassarri faceva ancora parte del Pdl mentre ora è passato all'opposizione. E, in ogni caso, la fiducia al Governo può essere tolta solo dal Parlamento, non da una commissione.

Nel caso il Governo stabilisca di portare avanti il decreto si pone però la domanda su quale testo deciderà di sostenere. L'impressione è che, a prescindere dal voto di Baldassarri, il testo finale sia essenzialmente migliorativo di quello iniziale e contiene delle novità interessanti ed economicamente fondate, per cui si può affermare che si tratti di un buon testo. Il lavoro di sintesi svolto dai membri della commissione è senz'altro apprezzabile; gli esponenti della maggioranza hanno dimostrato di essere aperti a recepire proposte migliorative da parte dell'opposizione, in particolare relativamente alla miglior definizione del meccanismo di funzionamento del fondo perequativo e all'introduzione della compartecipazione Iva sui serivizi, che permette di creare un collegamento tra servizi erogati dai Comuni e l'imposta pagata dai cittadini per i benefici che ricevono.

Non si dovrebbe quindi fare l'errore di buttare via il bambino con l'acqua sporca. L'asse Pdl-Lega può uscire da questo voto sostanzialmente senza conseguenze, poiché la responsabilità del non voto ricade sostanzialmente su Baldassarri. Il voto negativo su un testo essenzialmente positivo che egli stesso ha contribuito a scrivere e sul quale ha partecipato alle trattative in prima persona, ottenendo in cambio parecchio di quello che domandava, diventa un voto contro una riforma che il paese attendeva da tempo.

Bisognerà attendere qualche giorno per capire meglio quale sarà la sorte del federalismo municipale. Tuttavia, questo voto ha evidenziato ancora una volta una divisione netta tra una maggioranza che propone riforme a vantaggio dei cittadini e una minoranza che dice no a prescindere dai contenuti e con il solo intento politico di far cadere il governo di Silvio Berlusconi.

 

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3 COMMENTS

  1. baldassarri, … quello della seduta spiritica
    Amarcord … Il 3 aprile 1978 Mario Baldassarri (a quel tempo era docente presso l’Università di Bologna) partecipa, insieme ad Alberto Clò e a Romano Prodi (all’epoca, in base a quanto riferito nelle audizioni, tutti e tre vicini alle posizioni politiche della Democrazia Cristiana), a una famosa seduta spiritica svoltasi nella casa di Clò sui colli bolognesi, durante il rapimento di Aldo Moro, in cui sarebbero stati comunicati dal piattino i nomi Viterbo, Bolsena e Gradoli, che, una volta comunicati alle autorità, porteranno a una ricerca dello statista nella cittadina di Gradoli, sul Lago di Bolsena (si scoprirà che coincideva con il nome della strada in cui si trovava uno dei covi romani delle Brigate Rosse). Forse il prode mario è stato ancora una volta ispirato da “prodi” piattini.

  2. NON VOGLIONO LE RIFORME!
    Fli NON vuole il federalismo così come NON vuole le riforme, al pari di tutto il centro-sinistra e di tutti gli altri dell’opposizione. Vi pare che uno come Fini (ma anche Di Pietro o la Bindi) vogliano riformare DAVVERO la casta degli intoccabili giudici alla Bernardo Guy o smantellare DAVVERO i fannulloni della P.A. o cacciare SUL SERIO gli spreconi incapaci amministratori meridionali? Vi pare che Fini o Franceschini o Cesa vogliano mettere VERAMENTE a lavorare i 20.000 (ventimila) impiegati degli Enti Locali Siciliani??? Non prendiamoci per i fondelli, please…a lorsignori fa comodo gridare che Berlusconi non le sta facendo ma, appena si azzarda a metterci mano, fanno (e hanno fatto) di tutto per impedirgli di compierle (con grande sollievo dei lorsignori medesimi e dei fannulloni e spreconi loro sodali e sostenitori).

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