Fli e Pd dovrebbero ricordare che alla base della politica ci sono gli elettori

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Fli e Pd dovrebbero ricordare che alla base della politica ci sono gli elettori

21 Febbraio 2011

di V. F.

Tra dubbi, malcontenti, dietrofront improvvisi, sembra davvero arrivata al capolinea la breve avventura di Fli. Il congresso fondativo, celebrato a Milano lo scorso fine settimana, invece di rappresentare l’atto di nascita della nuova compagine politica, per uno strano scherzo del destino, ha finito per affondare il progetto futurista e il fuggi-fuggi che si è verificato al livello nazionale si ripropone in scala anche al livello locale.

In Abruzzo, infatti, il veleno spruzzato nel capoluogo lombardo ha fatto una "vittima" eccellente. Si tratta di Emilio Nasuti, futurista convinto fin dall’inizio, vice-coordinatore regionale del movimento che fa capo al presidente della Camera Gianfranco Fini. Per lo meno fino all’assemblea costituente di Fli dell’11, 12 e 13 febbraio scorso, quando  il neopartito poteva ancora aspirare a presentarsi come l’ago della bilancia dello scenario politico abruzzese. E’ bastato un niente, però, e le carte si sono scoperte. E oggi Fli in Abruzzo fa i conti con una perdita decisamente "pesante".

"Di certo non resto in Futuro e Libertà" ha dichiarato, infatti, Emilio Nasuti. E dietro le sue parole c’è un contrasto aperto e per nulla dissimulato con il Daniele Toto, coordinatore del partito nella Regione. "Il quadro politico attuale non è dei migliori – spiega Nasuti – ma tra i falchi e le colombe del Fli, io sto con le colombe". Nasuti, per il momento, esclude un suo passaggio nel Pdl e nello stesso tempo guarda con la dovuta distanza il Centrosinistra: "Non ci penso nemmeno – sottolinea – ad un’alleanza con il Pd". La collocazione dell’ex futurista, infatti, era e resta il centrodestra e in quell’area vuole restare. Ma circa i motivi che l’hanno spinto ad abbandonare il partito di Fini, Nasuti è chiaro: "Futuro e Libertà era un laboratorio politico per cui mi sono speso sin dall’inizio girando il territorio, costituendo circoli e creando dal nulla un movimento in Abruzzo: ora Fli deve dire che cosa vuole dal sottoscritto".

Al momento, solo l’ipotesi di una diarchia in Abruzzo potrebbe ricomporre lo strappo. Ma l’immagine di Nasuti e Toto affiancati nella guida del partito desta qualche scetticismo. Sul punto, comunque, Nasuti resta possibilista: "Entro pochi giorni vedremo cosa succederà. Di certo, però, non vado sotto Toto nè sono in cerca di poltrone in Regione. Il dialogo con il Pdl c’è sempre stato e continuerà ad esserci, ma escludo l’ipotesi del rientro. Valuteremo altre soluzioni comunque interne al centrodestra", ha concluso.

Se così stanno le cose è difficile che la ferita si possa rimarginare. Perché prima ancora di capire cosa il Fli voglia da Nasuti, il problema è capire cosa il Fli voglia da se stesso e quale sia la sostanza ideologica di questo partito. Il dubbio, infatti, che al di là della strumentalità e del tentativo di delegittimare il Pdl non ci sia altro nel programma non scritto dei finiani, è più che legittimo.

E da destra a sinistra, invertendo i fattori, il risultato non cambia. In perenne crisi di leadership, anche il Centrosinistra vacilla. Tanto al livello nazionale che regionale. Resta sempre accesa la miccia vastese, dove alla vigilia delle primarie in vista delle prossime elezioni amministrative, il Pd si è spaccato trasformando in avversari addirittura  il sindaco dimissionario e il presidente del Consiglio comunale. E con loro si è spaccata l’intera coalizione, tutti in ordine sparso a dire la propria: Sel e Rifondazione da una parte, i Democratici per Vasto dall’altra e Idv da un’altra parte ancora. E i venti vastesi hanno contagiato anche Giulianova, dove è cominciata una fuga senza ritorno dalla vecchia maggioranza Pd. Tutto era iniziato a metà gennaio, con la fuoriuscita dal Consiglio comunale di tre consiglieri Pd che avevano dato vita ad un’associazione politico-culturale. Ora quel movimento si è trasformato in un vero e proprio gruppo autonomo. Una mossa che riduce da 8 elementi a 5 la presenza dei "democratici" nel consiglio giuliese, indebolendo di conseguenza la Giunta.

Ufficialmente il nuovo gruppo professa lealtà alla maggioranza ma alla base della scissione ci sarebbe l’insofferenza per "l’incapacità di coagulare le energie più fresche della società", attribuita indistintamente a tutti i "vecchi" partiti. Sarà ma c’è chi la pensa diversamente e già si alimentano le prime polemiche contro i tre dissidenti. "Sono stati eletti grazie al simbolo del Pd", dicono alcuni esponenti del Partito Democratico, "con il quale si sono presentati ai cittadini. Avrebbero fatto bene a dimettersi perché non rappresentano più il nostro partito".

Ed ecco il vero nodo. Quasi distrattamente, infatti, si è pronunciata la parola chiave: rappresentatività. A forza di puntare il dito contro gli avversari, le opposizioni, dal Pd a Fli, non avranno dimenticato che alla base della politica non ci sono gli avversari, ma gli elettori?