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L'analisi

Flop elettorale, una lezione per il centrodestra: non si può regalare Draghi alla sinistra

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Debacle a Milano, Napoli e Bologna, male a Torino e testa a testa a Roma. Solo il successo alle regionali in Calabria permette al centrodestra di lasciarsi andare a un sorriso. Quella di oggi, infatti, per il centrodestra è stata una battuta d’arresto in parte attesa, ma dalla portata negativa superiore alle previsioni. Una sconfitta che va indubbiamente attribuita all’asse Lega-Fratelli d’Italia, un binomio che nonostante le posizioni opposte rispetto al Governo Draghi, ha dato le carte su candidature e strategie della tornata amministrativa. E così Giorgia Meloni e Matteo Salvini, dopo aver messo in campo una estenuante competizione interna, solo superficialmente coperta dall’abbraccio di Roma, si ritrovano entrambi mortificati dall’esito elettorale. Un simul stabunt, simul cadent che deve far riflettere in vista delle prossime scadenze elettorali.

Le urne, al di là della pur importante attesa per il ballottaggio capitolino, consegnano evidentemente alcuni spunti sui quali inevitabilmente occorrerà una profonda presa d’atto. Innanzitutto gli elettori hanno punito gli approcci ideologici sulla campagna vaccinale promuovendo viceversa la strategia pragmatica del Governo Draghi. In particolare la Lega di Governo, strizzando a fasi alterne l’occhio alle (legittime sia chiaro) posizioni dubbiose di una minoranza di italiani, è riuscita nel miracolo di regalare un uomo di centrodestra come Draghi alla sinistra del Pd e addirittura al Movimento 5 Stelle di Conte. Stato e ordine del resto sono sempre stati valori di centrodestra, apprezzati dai cittadini soprattutto in un momento di emergenza, e proprio dal centrodestra sono stati consegnati alla sinistra. Dalle urne, al di là di come la si pensi, è emerso un messaggio preciso: gli italiani vogliono riaprire il Paese, vedere risolti alcuni dei problemi atavici coi quali da sempre l’Italia fa i conti e non sono interessati a sfide ideologiche o a congressi permanenti politici. Soprattutto gli italiani hanno dimostrato di non seguire le critiche politiche, quando è evidente come i distinguo, ad esempio sulla campagna vaccinale, non sono frutto di un comprensibile timore rispetto ad alcune indiscutibili forzature dettate dalla emergenza stessa, bensì sono legati a un braccio di ferro interno a un partito che poco ha a che vedere col merito del problema. A ulteriore testimonianza di tale analisi il fatto che le forze del centrodestra più vicine a Draghi hanno retto la sfida di oggi: Forza Italia per la prima volta da diversi anni non è uscita con le ossa rotte da una competizione elettorale e anche forze nuove, come Coraggio Italia presentatasi solo in Calabria, sono entrate in Consiglio regionale con percentuali buone, nonostante il poco tempo dedicato alla campagna elettorale.

Parallelamente, insieme alle lezioni derivanti dalle sconfitte nei principali Comuni, occorre fare tesoro dell’insegnamento derivante dalla vittoria in Calabria. Occhiuto è stato l’unico vero politico candidato in una squadra di civici ed è stato l’unico a vincere. Qualcosa questo vorrà dire. Perché il civismo è una cosa seria, non può essere una scorciatoia per evitare scelte politiche e per mettere sotto il tappeto i problemi della coalizione. Un sostegno a un civico, in altre parole, non è un equilibrismo tra pressioni opposte e tra sfide tra alleati.

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