Foggia. Blitz della polizia contro il sequestratore, arrestato

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Foggia. Blitz della polizia contro il sequestratore, arrestato

19 Gennaio 2010

Dopo più di 8 ore il sequestro della 14enne a Foggia si è concluso con l’arresto. Con un blitz dei reparti speciali della polizia è stato finalmente fermato Massimiliano Credico, l’uomo che, da questa mattina, aveva preso in ostaggio una ragazzina di 14 anni in un negozio nel centro di Lucera, in Puglia. "La giovane è stata portata via e sta bene", ha detto il sindaco di Lucera, Pasquale Dotoli.

La ragazzina era entrata per fare degli acquisti insieme a due amiche: all’improvviso l’uomo è entrato e l’ha afferrata, mentre le amiche e la cassiera sono riuscite a fuggire. Il rapitore di 35 anni e con problemi psichici, era armato con un coltello e minacciava di farle del male se non parlava con Alessandra Mussolini. L’esponente del Pdl si era detta disposta a parlare via video con il rapitore che, però, non si è fidato e voleva incontrarla personalmente. "Fatela venire qua – aveva detto l’uomo – e così facciamo lo scambio con la ragazza".

Il sindaco di Lucera ha aggiornato costantemente i cronisti sulla vicenda. Poco prima del blitz, Dotoli faceva sapere che "la bambina si trova in buone condizioni e non si è lasciata prendere da crisi". Quanto ai genitori "li tengono tranquilli – ha spiegato – costantemente assistiti da uno psicologo". La madre del sequestratore si trovava fuori dal negozio ma la polizia non ha ritenuto opportuno che si avvicinasse e parlasse con il figlio: "È a debita distanza – ha raccontato Dotoli- incappucciata e abbracciata a un altro ragazzo".

Il 6 maggio 2007, Massimiliano Credico era stato già protagonista di un gesto simile: nel parcheggio di un centro commerciale, sempre a Lucera, ha sequestrato una giovane donna incinta di tre mesi, minacciandola con un coltello. Quindi l’ha costretta a entrare in un negozio e a restare con lui per alcune ore mentre, in uno stato di evidente confusione mentale, chiedeva alla polizia di parlare con alcuni politici: oltre alla Mussolini, Pietro Fassino e Carlo Azeglio Ciampi. Probabilmente voleva un loro intervento per un posto di lavoro. Anche in quell’occasione, la vicenda si concluse per il meglio.