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Vita vissuta

Formigoni e le sfuriate “da maschio”

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Sono sul treno delle 19.55 da Roma a Perugia. Un Intercity, non un regionale. Sto morendo di freddo, e penso con fastidio che ho pagato 25 euro per prendermi un malanno. Ho messo addosso la seconda felpa – peggio di Salvini – ma l’aria condizionata è a mille, e non ho altro con cui coprirmi.

Le ferrovie dello Stato sono così, diciamo che ogni tratta che non sia coperta dai Frecciarossa è un terno al lotto e a volte un piccolo incubo: vagoni sporchi, afosi o ghiacciati, bagni indecorosi, ritardi, rallentamenti inspiegabili, e così via. Ne abbiamo avuto tutti esperienza. Ho chiesto di modulare l’aria condizionata sulla presenza di passeggeri (scarsa) e quindi di alzare un po’ la temperatura. Mi è stato risposto di fare reclamo. Lo farò.

Intanto leggo di Formigoni, additato al pubblico ludibrio perché ha perso le staffe all’aereoporto, dopo che gli hanno cambiato più volte il gate,  mentre la compagnia risponde ineffabile che “il senatore è arrivato in ritardo”, ed è per questo che ha perso il volo. Intanto il controllore, alle mie garbate insistenze, replica che lui non paga il biglietto quindi non interviene, protestare tocca a me, attraverso le procedure regolamentari.

Un passeggero mi aggredisce perché a lui la temperatura va bene così, e mi mettessi anch’io giacca e cravatta, se ho dei problemi.  Penso definitivamente che Formigoni ha tutta la mia solidarietà di cittadina vessata dalla aziende dei trasporti e trattata male da uomini maleducati, ormai incapaci di cortesia verso le donne, che avrebbero davvero bisogno di un sfuriata “da maschio” per essere rimessi a posto.

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