Frattini richiama l’ambasciatore in Brasile e l’Italia dà un segno di serietà

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Frattini richiama l’ambasciatore in Brasile e l’Italia dà un segno di serietà

27 Gennaio 2009

Michele Valensise, l’ambasciatore italiano a Brasilia, tornerà a Roma per fare il punto sugli sviluppi del caso Battisti. Il procuratore generale brasiliano Antonio Fernando de Souza, infatti, ha chiesto alla Corte Suprema l’estinzione del procedimento di estradizione nei riguardi di Cesare Battisti, detenuto a Brasilia dal 2007 dopo essere stato arrestato a Rio de Janeiro. Il terrorista dei “Proletari armati per il comunismo" è stato condannato a 4 ergastoli dai tribunali italiani.

Frattini ha definito “grave” e “inaccettabile” la decisione del procuratore de Souza: “Avevamo auspicato il ripensamento e una riflessione approfondita da parte della giustizia brasiliana. Il fatto di decidere solo dopo 48 ore, senza avere oggettivamente valutato con la profondità che avevamo auspicato, ci sembra un po’ un non voler decidere e un modo per coprire puramente e semplicemente la decisione politica del ministro della Giustizia brasiliano”.

Il richiamo dell’ambasciatore italiano è solo l’ultimo atto della battaglia diplomatica scoppiata tra Italia e Brasile, dopo che Roma aveva pesantemente criticato il ministro della giustizia Genro per aver concesso l’asilo politico a Battista lo scorso 13 gennaio. Secondo Genro: “quando Battisti è stato processato in Italia la decisione era probabilmente appropriata nelle circostanze storiche di quel paese. Oggi qualsiasi giudice assolverebbe Battisti per insufficienza di prove”. Ma il ministro Roberto Maroni ha evidenziato la debolezza delle motivazioni che hanno spinto il Brasile a concedere l’asilo a Battista: evitare che qualcuno potesse ammazzarlo o torturarlo al suo rientro in Italia.

Secondo il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri: “indigna e sconcerta la decisione delle autorità giudiziarie brasiliane che pensano di concludere qui il caso Cesare Battisti. Un sanguinoso assassino deve scontare la sua pena. La vicenda è tutt’altro che chiusa. Bene ha fatto il Ministro Frattini a richiamare l’ambasciatore italiano in Brasile”. Il sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica ha dichiarato che “non accettiamo lezioni da Lula” e che il governo potrebbe invitare gli Azzurri a non disputare l’amichevole con il Brasile del prossimo 10 febbraio.          

 “Il Brasile – ha concluso Frattini – è un grande Paese, amico dell’Italia da sempre. Dal Brasile non ce l’aspettavamo. Di qui la gravità della reazione del governo italiano”. Il prossimo 2 febbraio la Corte Suprema brasiliana si pronuncerà definitivamente sul caso. Nel frattempo Cesare Battisti attende con grande ansia come finirà la sua storia nel penitenziario della Papuda a Brasilia. Comunque sia, la diplomazia italiana stavolta ha dato un segno di serietà e di fermezza, andando fino in fondo su una vicenda legata a una delle tante pagine buie e violente della storia recente del nostro Paese.