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Frattini: “Trattare con Hamas sarebbe la fine di Israele”

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Da questa mattina il vice presidente della Commissione Europea, Franco Frattini, è tornato a essere un comune cittadino seppure in campagna elettorale. Da ora può parlare più liberamente delle cose italiane, senza quelle inibizioni diplomatiche che il ruolo europeo gli imponeva.

E la prima evenienza che incontra sul suo cammino di ritorno in patria è una polemica senza precedenti tra il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema e l’ambasciatore israeliano a Roma, Gideon Meir sulla questione delle trattative con Hamas.

Proprio una di quelle occasioni che da vice-presidente italiano della Ue avrebbe dovuto trattare con estrema prudenza. Oggi invece dice: “Meir ha ragione, non si capisce come D’Alema possa ancora insistere sulla necessità di negoziare la pace con Hamas. Tanto più dopo che Javier Solana, che ha il compito di rappresentare la politica estera dei 27, ha ripetuto che con Hamas non è possibile intavolare alcuna trattativa”. Forse Frattini non avrebbe usato le stesse parole di Meir (“chi ci propone di trattare in effetti ci propone di negoziare le misure della nostra bara”), ma certo approva la sostanza di quella inusitata protesta: “Chiedere di dialogare con Hamas equivale a chiedere la fine di Israele. E’ la conferma definitiva che la politica estera italiana è da tempo molto sbilanciata a danno di Israele. Non capisco come si possa sostenere la possibilità di un dialogo con un gruppo terrorista che vuole apertamente distruggere lo stato israeliano e mantiene questa intenzione perfino nel suo Statuto fondativo”.

Adesso Frattini lo dice apertamente: “Io la politica estera di D’Alema non l’ho mai capita. Non l’ho capita quando si è fatto fotografare in giro per Beirut sotto braccio con esponenti di Hezbollah che condividono con Hamas la voglia di distruggere Israele; e non l’ho capita quando ha sostenuto e ha fatto sostenere a Prodi - che c’è cascato - che Hamas poteva essere un interlocutore. Il giorno dopo i missili di Hamas piovevano su Sderot. Intuisco che al fondo ci deve essere una forte convinzione politica, ma non riesco a spiegarmela otre ovviamente a non condividerla”.

Se in Europa è ormai chiara la percezione di Hamas come entità terrorista lo si deve infatti proprio all’iniziativa di Frattini quando sedeva alla Farnesina al posto di D’Alema. “Eravamo all’inizio della presidenza italiana della Commissione e come primo atto politico invitai i ministri degli Esteri israeliano e palestinese a Bruxelles. C’erano infatti Shalom e Nabil Shaath, due politici che potremmo definire moderati e la foto del loro abbraccio davanti al Consiglio europeo fece il giro del mondo. Come presidenza italiana volevamo inaugurare una posizione di maggiore equilibrio - racconta ancora Frattini - e anche per questo a fronte di alcune concessioni che vennero fatte all’autorità palestinese, io proposi di inserire Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche. Dal ministro degli Esteri israeliano venne ovviamente pieno sostegno, ma anche Shaath disse che loro ne avrebbero preso atto e che comunque non avrebbero fatto una levata di scudi contro la decisione. E non ci dimentichiamo che all’epoca c’era ancora Arafat”.

Semmai fu l’Europa a porre qualche problema e Frattini se lo ricorda bene: “Avevamo contro la Francia, il Belgio e la Svezia che si tirava dietro gli altri paesi nordici, ma riuscimmo a convincerli con i fatti. Avevamo evidenze anche di intelligence su come Hamas spendeva i soldi dei contribuenti europei: i conti ufficiali mostravano fondi per asili e o per scuole e contributi per Ong, ma in realtà i soldi andavano per l’incitamento all’odio contro Israele, per la pubblicazione di libri di scuola dove si esaltava il martirio e si faceva propaganda violenta. Alla fine riuscimmo ad ottenere quel voto unanime senza il quale la risoluzione non sarebbe passata”.

L’Italia governata dal centro-sinistra non sembra però aver mai ritenuto vincolante quella decisione. “Non solo - spiega Frattini - D’Alema e Prodi hanno anche fatto qualche tentativo per modificare la situazione. Ma sono stati stoppati perfino da Zapatero che ha chiarito che su quel punto l’Europa non tornerà in dietro: Hamas è resta un’organizzazione terroristica. D’altronde come dubitarne dopo l’attentato alla scuola rabbinica di Gerusalemme e la successiva rivendicazione”.

Alcuni spiegano le posizioni di D’Alema sul Medio Oriente come un tentativo per guadagnare crediti in vita di un possibile ruolo europeo, ma Frattini non ci crede: “Non vedo come sia possibile. Innazitutto perché dopo la vittoria di Zapatero è quasi certo che la Spagna chiederà la conferma di Javier Solana come Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza. E due posti di quel genere in Europa non ci sono. Senza contare che c’è anche Tony Blair che si muove in Medio Oriente su mandato del Quartetto e già crea un certo imbarazzo al Consiglio visto che spesso si trova gomito a gomito con Solana. Insomma lo scenario europeo mi pare già fin troppo affollato per ospitare anche D’Alema. Poi non credo che le sue posizioni, in questo momento almeno, gli guadagnerebbero molti favori in Europa”.

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