Politically Correct

“Front-hole”, adesso sappiamo da dove nascono i bambini

4
136

Non è bene dire “donna incinta”, espressione che non include i transgender che si dicono maschi ma sono nati femmine. D’ora in poi il linguaggio consigliato è “persona incinta”, perché inclusivo anche dei maschi transgender. Ma chiediamo subito scusa, perché nelle righe che avete appena letto c’è già un imperdonabile errore: non si deve dire “nato maschio” o “nata femmina” o “biologicamente maschio” o “biologicamente femmina”, e neppure “geneticamente maschio” o “geneticamente femmina”, perché non bisogna “usare frasi riduttive o che ipersemplificano un soggetto complesso.

Il sesso di una persona è determinato da un certo numero di fattori”, e quindi l’espressione giusta è “assegnato maschio/femmina alla nascita”. E poi, è bene “evitare irrilevanti, gratuite descrizioni etniche” e quindi bisogna evitare di dire “un professore cinese”, ma limitarsi a “un professore”.

Non è il trailer del prossimo programma di Maurizio Crozza, ma sono solo alcuni dei consigli della British Medical Association, l’associazione nazionale dei medici britannici, nella loro recente pubblicazione A guide to effective communication: inclusive language in the work place, una guida per aiutare i professionisti ad utilizzare un linguaggio inclusivo, disponibile on line per chiunque volesse abbeverarsi al trionfante linguaggio politically correct imposto dalle lobbies LGBT – e non solo – che ormai hanno perso anche ogni senso del ridicolo. Il Dailymail che ne ha dato notizia ieri ci ha anche gentilmente informato di altre simili amenità linguistiche oramai in arrivo: negli Stati Uniti recentemente – e quindi regnante Obama, quello del “love is love” – le ostetriche sono invitate a non usare più il termine “vagina“ ma “front-hole”, che si potrebbe tradurre con “buco frontale”, probabilmente opposto a “buco posteriore”, e per decenza non andiamo oltre. 

Sarebbe tutto estremamente divertente se non fosse tragicamente vero, e non solo: chi scrive potrebbe addirittura essere denunciata per transfobia, se sorpresa a rotolarsi dal ridere mentre manda allegramente a quel paese gli autori di queste colossali fesserie. In effetti c’è ben poco da ridere: questo è il surreale, finale trionfo del politically correct, della dittatura dei salotti delle élite radical chic, sedicenti “progressisti”, di chi marcia indignato contro l’orribile Trump stando molto attento a non dire “donna incinta” per non confondersi con i populisti. E qualcuno ha ancora il coraggio di dire che il problema sono le bufale del web?

  •  
  •  

4 COMMENTS

  1. L’ultimo paragrafo dovrebbe
    L’ultimo paragrafo dovrebbe essere scritto in grassetto, sottolineato e, infine, sottoscritto. So rimane veramente sgomenti.

  2. Non c’è da stupirsi più di
    Non c’è da stupirsi più di tanto, dai tempi ormai remoti quando nei convegni “chairman” è stato sostituito da “chairperson”. Per altro da noi abbiamo i ridicoli “sindaca”, “assessora (sic)” e chi più ne ha ne metta…

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here