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Fuga da Repubblica, Elkann libera il giornale dai legacci Pd. In cambio chiede fedeltà

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Gad Lerner è stato il primo ad ufficializzare l’addio affermando che, dopo il licenziamento senza preavviso di Carlo Verdelli “Repubblica è cambiata” divenendo “in poche settimane irriconoscibile” ai suoi occhi. Ora, però, dal giornale fondato da Eugenio Scalfari minacciano di andarsene anche tante altre le firme storiche: da Michele Serra a Ezio Mauro, da Roberto Saviano a Francesco Merlo. Tutti pronti ad approdare nel nuovo giornale che Carlo De Benedetti sta pensando di aprire (Domani).

I motivi della rivolta di quello che è il comitato di redazione di fatto di Repubblica sono noti. Con l’arrivo di John Elkann nei panni di editore, il giornale ha decisamente virato verso una linea editoriale meno schierata a sinistra, sull’Occidentale abbiamo parlato di ‘rivoluzione moderata’, e più attenta agli interessi della nuova proprietà. La scelta del fidatissimo (agli Agnelli) Maurizio Molinari come direttore è stato il passaggio chiave che ha trovato immediata rispondenza nel modo decisamente marcato in cui è stata trattata la prima notizia vera riguardante la proprietà e cioè quella relativa alla richiesta del gruppo Fca, di cui Elkann è chiara espressione, di accedere agli aiuti della Cassa depositi prestiti.
La questione dal punto di vista editoriale economico è chiara e l’ha descritta bene ieri, senza fronzoli, Vittorio Feltri nel suo editoriale su Libero. “Nel nostro Paese – scrive Feltri – tranne rare eccezioni le maggiori testate sono sempre state nei portafogli di importanti imprenditori che le usavano per fare favori al governo o per ottenerne”. E ancora: “Le regole di mercato vengono imposte dal capitale e non dai comitati di redazione che campano di stipendio e sono costretti a piegare la schiena”. Insomma come dire: il cielo è blu, l’acqua è bagnata e Repubblica era a servizio della sinistra. Con buona pace della retorica sulle minacce a Verdelli, minacce reali ma dimenticate in un battito di ciglia dal nuovo editore.

E se la questione economica è chiara, quella politica ne va di conseguenza. Elkann pretende che sulle notizie che riguardano quella che fu la Fiat (e satelliti collegati) il giornale nel quale ha investito adotti una linea editoriale che non cozzi con la proprietà. Una fetta di notizie non piccole, certo. Ma piaccia o non piaccia è così. In cambio ha liberato Repubblica dall’essere strumento (e spesso clava) del Sistema di potere legato al Pd, proprio attraverso le firme che ora minacciano di andarsene sbattendo la porta e reclamando una libertà che era spesso la libertà di servire un partito attraverso le colonne di un giornale. E che probabilmente infatti approderanno a un nuovo giornale simile. Lo scambio che propone Elkann è vantaggioso? Forse sì o forse no. Starà ai lettori giudicare, anche se ormai per i giornali di carta i lettori sono sempre meno importanti. L’importante è conoscere l’equilibrio su cui si fonda il giornale, consapevoli che di neutro non vi è nulla, neppure il sapone, e che la verità è un concetto inarrivabile al quale tendere attraverso una pluralità di voci, anche le più faziose.

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