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Fuoco amico su Cialente a L’Aquila, sale la tensione nel Pd

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E’ proprio vero: il lupo perde il pelo ma non il vizio. Non c’è stato nemmeno il tempo di riprendersi allo scompiglio provocato dalle “plateali” dimissioni (poi ritirate) del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che nel comune del capoluogo abruzzese è scoppiata l’ennesima bagarre. Il motivo? Sempre lo stesso: il metodo. Quello del sindaco, che proprio non va. Perché ha sorpreso tutti la sua nomina-lampo dell’assessore Fabio Pelini in quota Rifondazione Comunista e a cui sono state assegnate le deleghe all’Assistenza alla popolazione, alla Ricostruzione partecipata e alle Politiche del lavoro.

Un’iniziativa non concordata con il resto della maggioranza che per questo ora ha chiesto un'analisi interna, che verrà formalizzata in un incontro con la stampa. Tradotto in termini pratici: una bella gatta da pelare per Cialente. Per molti, infatti, è mancato il necessario coinvolgimento dei partiti. In una decisione, tra l’altro, non da poco, come il rientro in Giunta del Prc. Il problema, infatti, non è la nomina dell’esponente di Rifondazione, quanto il fatto che sia stato quasi imposto.

Tanto che in un primo momento lo stesso segretario del Pd, il partito del sindaco, Francesco Iritale, aveva avuto parole molto dure: “Le scelte di organi esecutivi all’interno di una maggioranza di governo, per poter essere efficaci, necessitano di essere condivise – era stato il suo commento -. La scarsa comunicazione tra i vertici di un’Amministrazione e le forze politiche che la sostengono produce incomprensioni che non favoriscono l’unità della coalizione”. Per non dire dalle critiche arrivate dalla segreteria provinciale del partito.

In queste ore le posizioni sembrano essersi riallineate – anche se fa dubitare il repentino dietrofront dei dirigenti, sia al livello locale che provinciale - sotto l’egida di un non meglio specificato interesse generale della città. Come dire: i panni sporchi meglio lavarli in casa? Come sia, quel che è certo è che al di là della facciata i malumori serpeggiano.

Non ci sta, infatti, a fare buon viso a cattivo gioco la componente interna al Pd rappresentata da Giulio Petrilli e Mauro Zaffiri, che ribadiscono l'assenza di confronto e il mancato rispetto del programma di governo in ordine al limite di otto assessori e alle 'quote rosa' in Giunta.  E sorvegliato speciale è l’assessore di Api, Roberto Riga, il più risoluto a mettere in discussione la leadership del sindaco tanto da chiedere apertamente una verifica interna.

Tra le questioni irrisolte e da sempre al centro del dibattito politico all’interno dell’amministrazione aquilana è quella di un rinnovamento generazionale della classe dirigente. Questione maldestramente affrontata da Cialente con la nomina di Pelini. In molti, infatti, lamentano l’incapacità di coinvolgere le giovani generazioni. Eppure, più che mai in una città come L’Aquila, alle prese con un difficile processo di ricostruzione, è doveroso fare largo a energie nuove e positive. E ancora, l’assenza di un vero programma politico, che in molti nel centrosinistra lamentano.

Ma tutto ciò richiederebbe un passo indietro di chi invece è intenzionato e restare saldamente arroccato alle sua poltrona. Tanto che le richieste di un rinnovamento generazionale, avanzate dai cosiddetti “dissidenti” sono state tacciate di personalismo. E tutto questo con le amministrative dietro l’angolo. O forse, tutto questo proprio perché le amministrative sono dietro l’angolo ed è già partita la corsa allo “smarcamento” da una possibile sconfitta?

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