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Fuoco nemico

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Giuliana Sgrena dice che Fabrizio Quattrocchi faceva di mestiere il mercenario. Di lei si può dire che fa di mestiere l'ostaggio. Da quando è stata liberata dalla sua prigionia irachena grazie al sacrificio di Nicola Calipari, la Sgrena ha fatto quello di mestiere: articoli, libri, interviste, conferenze, comizi, tutto destinato a prolungare la sua vita e il suo status di ostaggio sopravvissuto.

Questa particolare temperie psicologica la deve aver portata a contestare la medaglia d'oro conferita dal Presidente della Repubblica a Quattrocchi. «Non era in Iraq per motivi nobili» ha sentenziato la Sgrena presentando il suo libro, Fuoco Amico. E il punto di vista si capisce meglio quando la Sgrena spiega che il “fuoco amico” era quello dei suoi rapitori: dei resistenti, degli “amici”, che l'avevano rapita senza capire che lei era “contro la guerra e contro l'occupazione del paese”, una “pacifista”. «Mi sono sentita ostaggio delle mie convinzioni», ha confessato la giornalista del Manifesto. E le sue dichiarazioni su Quattrocchi confermano che è ancora in quello stato. Lui stava con i “nemici”, perché dunque una medaglia?

Noi non abbiamo dubbi sul fatto che Ciampi abbia fatto la scelta giusta nel conferire quell'onorificenza alla memoria di un uomo come Quattrocchi. E gli argomenti di Giuliana Sgrena ci aiutano a rafforzare questo convincimento.

Ci lascia però l'amaro in bocca il fatto che lo stesso riconoscimento non si stato tributato anche alle vittime dell'attentato terrorista di Nassiriya che fece 19 vittime tra militari, carabinieri e civili italiani. Alcuni dei familiari di quelle vittime lo hanno notato con lo stesso sconforto. Sono gli stessi che hanno messo la loro firma assieme più di altre mille sull'appello di Magna Carta per chiedere che il 12 novembre - data della strage - sia dedicato alla memoria di quei morti. Non farlo sarebbe un offesa verso di loro ma anche verso tutti gli italiani che li piansero e li onorarono come in pochi altre occasioni della nostra storia recente.

E' un fronte che non intendiamo lasciare sguarnito, lo sappiano i familiari delle vittime e tutti i firmatari dell'appello.

Al contrario della Sgrena, quegli uomini sono stati colpiti dal fuoco nemico e non sono tornati.

 

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