Futuristi divisi sull’appoggio esterno. Il Cav. conta i suoi per lo scontro finale
02 Novembre 2010
Staccare la spina, appoggio esterno al governo (stile prima repubblica), patto di legislatura. Molte idee ma confuse nella pattuglia futurista che si accavallano nell’arco di poche ore e danno il quadro delle divisioni tra falchi e colombe. Prima Urso concede al Cav. cinque giorni di tempo per battere un colpo sull’agenda delle riforme, poi Bocchino dice che non c’è bisogno di alcun ultimatum e se il premier non è in grado di governare lo vada a dire chiaro in Parlamento. Infine, Viespoli conferma che Fli non ha intenzione di staccare la spina. E Fini? Per ora manda avanti i suoi.
Alzare il livello di tensione, è la tattica: oggi è annunciata una conferenza stampa sul passaggio di altri pidiellini nei ranghi finiani: Rosso, Bonciani e Massidda sono alcuni dei nomi che circolano. Peccato che Bonciani dopo il faccia a faccia con Berlusconi dice che dal partito non se ne andrà, così come assicura il senatore Massidda.
Il Pdl bolla come inaccettabile l’idea di un appoggio esterno al governo lasciando il cerino di una crisi che aprirebbe la via al voto, tutto nelle mani dei finiani e della decisione che il presidente della Camera comunicherà ‘urbi et orbi’ domenica da Perugia, almeno stando alla grancassa dei fedelissimi. Uno scenario di fronte al quale lo stato maggiore del Pdl, in asse con la Lega, non vuole farsi trovare impreparato e non a caso il tema sarà sul tavolo del vertice convocato dal Cav. per stamani a Palazzo Grazioli, assieme a quello sulla direzione nazionale del partito, il giorno dopo.
Ma c’è un altro aspetto che desta preoccupazione nella maggioranza e cioè che la “minaccia” futurista dell’appoggio esterno, in realtà nasconda l’opzione di sostenere una eventuale mozione di sfiducia che il centrosinistra potrebbe presentare, se e quando si presenterà l’occasione giusta. E’ pur vero però – fanno notare alcuni parlamentari pidiellini – che in quel caso il presidente della Camera si accollerebbe il peso politico “enorme” di una decisione così radicale. E considerato che l’ipotesi di un governo tecnico senza Pdl e Lega non starebbe in piedi e sarebbe difficile da avallare anche per lo stesso presidente della Repubblica – è il ragionamento di fondo -, Fini non può permettersi un rischio del genere, soprattutto in termini elettorali, ora che vuole accreditarsi come leader di una destra moderna ed europea, antitetica al berlusconismo considerato “al tramonto”.
Ieri il Cav. ha rinnovato il patto di ferro col Senatur ed esaminato il quadro insieme ai vertici dei gruppi parlamentari, con un occhio puntato su Palazzo Madama dove da giorni è concentrata la manovra dei finiani per strappare eletti e voti alla maggioranza. Con Bossi “incontro molto positivo” assicura il vicepresidente dei senatori Gaetano Quagliariello, “abbiamo parlato di questioni inerenti al Senato e fatto il punto in vista della riunione di domani (oggi, ndr)”.
Al tavolo di Palazzo Grazioli siederanno coordinatori, vertici dei gruppi parlamentari e i ministri di ‘Liberamente’. Foto di gruppo che se si guarda nell’ottica del partito e delle nuove regole, dice già abbastanza sul discorso del Cav. davanti all’assemblea: “sarà un richiamo forte e definitivo a superare i personalismi e a rinserrare i ranghi per reagire all’assalto di Fli e dell’opposizione, anticipano alcuni berluscones. Della serie: basta correnti, movimentismi, cene e riunioni – forziste e aennine – ma un unico fronte comune per andare avanti e rilanciare il partito e l’agenda dell’esecutivo sui cinque punti programmatici.
Il Cav. dunque, ostenta sicurezza e dalla fiera di Milano ripete che la legislatura andrà avanti e se Fini deciderà per l’appoggio esterno se ne assumerà la responsabilità politica. Poi lo scivolone sulla battuta che scatena il finimondo, a proposito del caso Ruby, proprio ieri chiuso dalla procura secondo cui la Questura ha eseguito correttamente l’iter per l’identificazione e l’affidamento della ragazza: “Meglio essere appassionati di belle ragazze che essere gay”, ironizza il Cav. ma stavolta sono in molti a non fargli sconti per le sue affermazioni, anche nella maggioranza: il ministro Carfagna solleva dubbi sull’opportunità di certe ”battute”, mentre i finiani attaccano a testa bassa insieme all’opposizione e alle associazioni che si battono per i diritti degli omosessuali.
Un’altra giornata ad alta tensione, in attesa di capire se e come finirà la partita a scacchi tra Berlusconi e Fini.
