G7, federalismo, riforma della PA: i tre colpi messi a segno dal governo

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G7, federalismo, riforma della PA: i tre colpi messi a segno dal governo

16 Febbraio 2009

 

La scorsa settimana è stata sicuramente positiva per il Governo, al quale va riconosciuto un trend legislativo sicuro e spedito, fin dall’inizio della legislatura. Cominciamo dall’ultimo avvenimento in ordine di tempo: la riunione dei ministri economici del G7.

E’ sicuramente importante che le maggiori potenze continuino a coordinare i loro sforzi contro la crisi e che si siano trovati d’accordo su due punti fondamentali: il rifiuto del protezionismo e l’esigenza di un risanamento strutturale dei mercati finanziari. Ci vorrà certamente del tempo, ma è essenziale recuperare la fiducia dei risparmiatori anche per sbloccare la crisi dell’economia reale, rimettendo in movimento i mercati. E nel medesimo tempo occorre evitare la deriva protezionistica che pure è insita in situazioni come quella che stiamo attraversando. Un grande mercato europeo e mondiale presenta sempre maggiori opportunità di quelle fornite dai singoli mercati nazionali.

Altro aspetto positivo: l’accordo intervenuto con le Regioni per la compartecipazione nel finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga. Con l’apporto delle Regioni (che accetteranno di destinare in due anni circa 2,5 miliardi provenienti dal Fondo sociale europeo) le risorse a disposizione per gli ammortizzatori sociali "in deroga"  – rivolti cioè ai settori che ne sono privi – ammonteranno a 8 miliardi nel biennio (5,5 miliardi verranno dal bilancio statale). Si tratta indubbiamente di un’iniziativa importante: dal punto di vista istituzionale una collaborazione tra Stato e Regioni, anche in questo campo, prefigura un modello aperto a federalismo; dal punto di vista politico, va notato il carattere bipartisan dell’operazione essendo le regioni in prevalenza governate da coalizioni di centro sinistra. 

La Camera, giovedì scorso, ha approvato, poi, il disegno di legge Brunetta sul riordino e la produttività del pubblico impiego. Il provvedimento ritornerà al Senato per la seconda (e si spera definitiva) lettura. Trattandosi di una legge delega molto ampia e articolata occorrerà attendere i decreti attuativi per esprimere un giudizio conclusivo.  Il ministro si è impegnato a lavorare con sollecitudine e, nello stesso tempo, a coinvolgere nella stesura dei testi non solo le Commissioni parlamentari, ma anche tutti i soggetti interessati, compresi i cittadini tramite Internet. L’operazione è senza dubbio significativa, a dimostrazione del fatto che il Governo, dopo aver dimezzato l’assenteismo negli uffici, porta avanti incisive riforme quali la ridefinizione dei ruoli della legge e della contrattazione collettiva per ricondurre a normalità lo strapotere sindacale nella pubblica amministrazione, il conferimento di un ruolo ‘datoriale’ ai dirigenti (per i quali è previsto l’ampliamento della quota di retribuzione collegata al risultato), la costituzione di un’autorità chiamata a monitorare e valutare l’efficienza e l’operatività del personale pubblico.

Singolarmente, al Senato il gruppo Pd si era astenuto sul complesso degli articoli, mentre aveva votato a favore di quelli più importanti. Alla Camera, il Partito democratico ha espresso un voto contrario, nonostante che, rispetto al testo di Palazzo Madama, fossero state accolte, in Commissione e in Assemblea, molte proposte delle opposizioni; e, soprattutto, nonostante che il Pd e le altre forze d’opposizione (col benevolo soccorso di qualche deputato della maggioranza) avessero messo in minoranza il Governo su di un punto delicato ed importante (come i requisiti per il pensionamento d’ufficio dei dipendenti pubblici). 

Ma alcuni interrogativi restano. Come mai un testo apprezzato dall’opposizione al Senato, modificato e migliorato (dal punto di vista del Pd), a Montecitorio si è trasformato in un provvedimento da bocciare? La spiegazione è semplice: il vero avversario del gruppo democratico alla Camera non era il Governo, ma Pietro Ichino, che al Senato aveva intensamente collaborato con il ministro Brunetta e giudicato positivamente il disegno di legge.