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G8: resoconto di un vertice difficile

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“A volte nella vita bisogna sapersi rendere conto di quanto è possibile». Con queste parole che sanno tanto di realismo, il cancelliere Merkel si congeda da Heligendamm. Parole che si rivolgono soprattutto a chi – come Sarkozy - afferma che «potevamo fare di più”.

Parole che misurano il clima di un vertice difficile  – dominato da Stati Uniti e Russia ai ferri corti – che sembrava preludere ad un fiasco. In una cornice fatta di scudi anti missili, di un Kosovo indipendente e di ricatti energetici, pare già un miracolo aver riportato se non la pace almeno il dialogo tra Russia e America. Dopo lo scontro di mercoledì, Angela Merkel improvvisando come solo al padrone di casa è concesso, ha pregato i commensali raccolti a tavola di stringere i tempi – di trattare pranzando - per arrivare ad un accordo che pareva sfumare nella indecisione generale. Che l’accordo raggiunto ieri sui cambiamenti climatici non sia la perfezione ad ammetterlo per prima –  con l’aria di quella che non molla – è proprio lei: «è meno di quello che volevamo, ma è il massimo che si potesse fare».

Se Sarkozy confessa a quanti lo interpellano sul risultato finale: «Se mi chiedete se potevamo fare di più, rispondo di sì. Voglio parlare francamente». Blair al suo ultimo G8 e già definito da Putin un ex premier, si è detto invece soddisfatto. Soddisfatto della flessibilità mostrata da Bush è anche il presidente della commissione europea, Barroso. Nella dichiarazione finale l’impegno dei grandi sul clima è diventato sostanziale ma non obbligatorio. Il documento non indica come vincolante un dimezzamento del gas serra del 50% ma chiede agli Stati Uniti di considerare i parametri stabiliti dall’Unione Europea come uno standard da raggiungere.

Se non è tempo di trionfi, il G8 della Merkel si può comunque consolare grazie al mutato atteggiamento degli Stati Uniti verso i cambiamenti climatici. Dopo sei anni di disinteresse, la Casa Bianca pur non aderendo al documento finale si è impegnata già da quest’anno a pensare ad una Kyoto due, aprendo una finestra sull’Europa che sembrava chiusa. Con l’impegno a convocare una conferenza con i 15 maggiori produttori di gas serra in autunno e la definizione entro fine 2008 di tagli nazionali delle emissioni, Bush a Heligendamm dimostra che lo stile Merkel funziona.

A stemperare il clima di discordia tra le due super potenze ci ha pensato Putin sorprendendo il Presidente americano in occasione del colloquio bilaterale. All’indomani delle minacce di puntare il suo arsenale sull’Europa contro Bush deciso a costruire lo scudo anti-missile, Putin ha proposto a Bush di utilizzare il radar nel Caucaso. La Russia dispone in Azerbaigian di una stazione radar simile a quella che gli Stati Uniti vorrebbero costruire nella Repubblica Ceca. Un’offerta di leale collaborazione che provoca imbarazzo alla Casa Bianca rendendo impossibile un rifiuto diretto.

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