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Salari differenziati tra Nord e Sud

Gabbie salariali, il Cav. chiude la querelle ma la Cgil pensa allo sciopero

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Silvio Berlusconi chiude l'ennesima polemica che sotto il sole d'agosto da tre giorni infiamma il dibattito politico. Il tema è quello delle gabbie salariali attorno al quale "è la solita storia, si monta una polemica assurda sul nulla" avverte il Cav. che in un'intervista a Il Giornale ribadisce la sua posizione sui salari differenziati tra Nord e Sud.

"Adesso diranno che ho fatto retromarcia, che mi sono rimangiato tutto o chissà cos'altro. La verità è un'altra. Quando ho affrontato la questione delle retribuzioni legate al territorio, non ho mai parlato di gabbie salariali. E quando ho detto che mi sembra sia giusto discutere di questo rapporto mi riferivo semplicemente a qualcosa che già esiste" puntualizza il premier spiegando che il riferimento era ed è "alla contrattazione decentrata, gia' approvata peraltro dalle categorie sindacali, Cgil esclusa". In altre parole, nulla a che vedere con le gabbie salariali.

E se per il ministro Rotondi, il presidente del Consiglio "conferma ciò che ha detto pochi giorni fa: no alle gabbie salariali, sì a contrattazioni regionali per stimolare investimenti nel Sud", anche perchè "allo stato attuale le gabbie salariali sarebbero uno schiaffo in faccia al Mezzogiorno", Franceschini insiste e tuona contro il presidente del Consiglio accusandolo di aver fatto "una retromarcia", di fatto, smentendo se stesso. La soluzione, osserva il leader Pd, è quella di affidare "ogni correttivo alla contrattazione e alla negoziazione tra le parti e non sicuramente a norme di legge". Immediata la replica del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Bonaiuti per il quale "il caldo spinge Franceschini a dichiarazioni sopra le righe. Solo lui ha visto una retromarcia di Berlusconi sille gabbie salariali che non c'è mai stata".

Sulla scia del segretario democrat si posiziona Epifani che, addirittura, si dice pronto allo sciopero generale "con tutte le nostre forze e con tutti gli strumenti" perchè "nonostante il coro di no che la proposta ha ricevuto, sono convinto che Lega e Berlusconi andranno avanti". Il lader della Cgil spiega che la direzione giusta è quella di "alleggerire il carico fiscale sui lavoratori". Quanto al Sud osserva che "se si vuole operare sugli svantaggi territoriali del Mezzogiorno si può operare con la fiscalità di vantaggio, o con la fiscalizzazione parziale degli oneri contributivi". Anche per il segretario della Cisl Bonanni le gabbie salariali rappresentano una "deriva pericolosa che c'e' da sperare il governo non voglia seguire", ma rispetto alla mobilitazione che Epifani paventa, preferisce affrontare la questione portando le proposte del sindacato: "Pagare a livello territoriale o aziendale la produttività dei lavoratori".

Del resto, ''la riduzione dei contributi nei contratti di secondo livello è stata decisa dal governo Prodi con l'accordo della gran parte dei partiti del centrosinistra. Il governo Berlusconi ha proseguito sulla stessa strada abolendo una prima quota di tasse. Non si capisce perchè un sindacato non dovrebbe essere d'accordo" osserva il leader della Cisl che non risparmia una stoccata alla Cgil. E sullo sciopero ipotizzato da Epifani, Bonanni è netto: "I chiarimenti che abbiamo cercato e poi avuto sono sufficienti. Per quanto min riguarda su questo tema non ci sarà bisogno di mobilitazione". Infine, propone l'abolizione completa della "tassazione sugli aumenti salariali legati alla produttività" per estendere concentramente la contrattazione di secondo livello "più vicina alle esigenze dei territori". Anche il segretario della Uil Angeletti dice no alle gabbie salariali, meglio concentrare l'attenzione sul "nuovo modello contrattuale" considerato lo strumento che può portare ad una "flessibilità aziendale e territoriale".

Esattamente ciò che Berlusconi e il ministro Sacconi avevano già indicato proprio nell'accordo con i sindacati. Lo stesso accordo che la Cgil ha bollato con il solito "niet".

 

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1 COMMENT

  1. gabbie salariali
    L’abolizione delle gabbie salariali, alla fine degli anni ’60, costituì una grande conquista di civiltà e di giustizia sociale. Pensare di reintrodurre, a distanza di mezzo secolo, per legge, le stesse norme significherebbe sprofondare in un passato che la coscienza collettiva del popolo italiano ha dimostrato di non tollerare (vedi il referendum che tentava di modificare il sistema elettorale con la riesumazione, mutatis mutandis, della infame legge Acerbo dell’ottobre del 1923).
    Il divario delle retribuzioni tra Nord e Sud già esiste e si aqggira sul 20% a favore del Nord.
    Ma il divario non si evince solo dal confronto delle buste paga.
    Ove si consideri l’offerta dei servizi pubblici (scuola,sanità,trasporti, infrastrutture, tempo libero, cultura, efficienza della pubblica amministrazione ecc.) sul territorio ci si accorge
    che al 20% a favore del Nord ne va aggiunto almeno
    un altro 20%.
    Coloro che vogliono reintrodurre le “gabbie” farebbero meglio se si dessero da fare per rompere
    quelle ancora esistenti quale, ad esempio, la differenza del reddito pro capite che nel Mezzogiorno è del 59% rispetto al Nord.
    A tutti consiglio di leggere attentamente l’ultimo rapporto SVIMEZ e se hanno tempo da impiegare proficuamente anche i precedenti.
    Armando pescatore

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