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Gay: Roccella, sentenza Trento conseguenza unioni civili

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“L'ordinanza con cui oggi il tribunale di Trento ha riconosciuto pienamente la legittimità dell'utero in affitto per una coppia di gay è la logica conseguenza delle legge sulle unioni civili tanto voluta da Renzi e Alfano”. Lo afferma Eugenia Roccella, parlamentare di Idea.

“Il tribunale – prosegue -  ha semplicemente riconosciuto il certificato di nascita di uno stato estero, con cui si attestava la doppia paternità dei bimbi nati con l'utero in affitto. Nessuna procedura di adozione, dunque, ma la legalizzazione di fatto di una pratica, la gestazione a pagamento, che in Italia sarebbe tuttora illegale. Questo risultato era però prevedibile, e probabilmente previsto,  - attacca la parlamentare - nel momento in cui è stata approvata la legge sulle unioni civili. Con il comma 20, infatti, è stato dato un chiaro messaggio ai giudici, confermandone la possibilità di legiferare nella direzione della genitorialità gay”. 

“L'opposizione all'utero in affitto è stata solo formale, da parte delle forze di maggioranza, che non hanno mai intrapreso alcuna iniziativa per perseguire il reato all'estero, come invece il nostro codice penale permetterebbe, se solo ci fosse la volontà politica. A chi rifiuta il mercato della genitorialità e dei figli (cioè la maggioranza degli italiani) - conclude Roccella - non resta che ricorrere al referendum abrogativo, se dopo le elezioni politiche non ci sarà in Parlamento una maggioranza in grado di legiferare per far sì che i bambini continuino ad avere una mamma e un papà”.

 

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2 COMMENTS

  1. Referendum?
    Referendum abrogativo, se ho capito bene, per fermare (tra l’altro) la pratica dell’utero in affitto nel mondo? Fermo restando che, ben venga che il corpo elettorale si esprima (sarei pronto a dare il mio umilissimo contributo per questo), la Dott.ssa Roccella forse ignora (ma non ne sono del tutto certo) che esiste ed esisteva un floridissimo mercato della genitorialità e dei figli anche per le coppie “normali”. Si dica apertamente, piuttosto, che dà fastidio una legge sulle unioni civili e non si usi l’argomento in maniera pretestuosa con il fine di scardinarla.

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