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Gdf: salta l’insediamento di D’Arrigo

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L’insediamento al vertice della Guardia di Finanza del generale Cosimo D’Arrigo in sostituzione del generale Roberto Speciale è stato annullato all’ultimo momento. Tutto era già pronto per la cerimonia e persino il ministro Tommaso Padoa Schioppa che stava già in auto per raggiungere la sede del comando delle Fiamme Gialle è stato avvisato quando era a poche centinaia di metri da via XXI aprile.

Una cosa del genere nella storia della repubblica non si era ancora mai vista. L’ennesima gaffe istituzionale o “un evento molto Speciale”, come ironizzano tra le altre sfere della GdF che proprio ieri avevano tributato un’ovazione al loro ormai ex comandante destituito dal governo di centro sinistra.

 Che aveva avuto paura e mal aveva sopportato le sue rivelazioni a proposito della sollecitata sostituzione di alcuni ufficiali che collaboravano alle indagini della procura di Milano sul caso Unipol. Il tutto  su espressa richiesta del viceministro delle finanze Vincenzo Visco.

Nei giorni scorsi era stata la Corte dei Conti a sollevare numerose perplessità alla nomina di D’Arrigo dopo il rifiuto da parte di Speciale del “promoveatur ut amoveatur” che prevedeva per lui un posto proprio al massimo organismo contabile d’Italia. Infatti nella fretta di sbarazzarsi del vecchio comandante nessuno al ministero di Padoa Schioppa si era accorto che mancava la motivazione per la sua rimozione.

Il nodo non sciolto  sarebbe stato proprio nel decreto di revoca di Speciale, che, secondo la Corte dei conti, doveva precedere la nomina del nuovo comandante generale delle fiamme gialle. “Mancando il decreto di revoca – hanno spiegato fonti della magistratura contabile – la nomina di D’Arrigo doveva essere motivata diversamente”.

Ieri un incontro tra lo stesso premier Romano Prodi e il presidente della Corte dei conti, Tullio Lazzaro era stato venduto ai giornalisti amici come “chiarificatore”.

Prodi praticamente era andato a spiegare di persona la lettera di risposta dell’esecutivo ai rilievi della magistratura contabile. In essa si sosteneva che “la sostituzione di Roberto Speciale è un atto legittimo”. E che “la sostituzione comporta automaticamente la revoca dei vertici in carica”.

Nella lettera si sostiene anche che tra le motivazioni della revoca  ci sono le  “contrapposizioni tra vertici politici e vertici militari della Gdf”. Prodi parlando con il presidente Lazzaro ha spiegato che si tratterebbe, come scritto nella missiva,  di “condizioni oggettive di contrasto e di contrapposizione mediatica che andavano risolti con urgenza  per tutelare un corpo armato dello Stato che svolge funzioni militari e di polizia economica e finanziaria di particolare rilevanza.” Motivazioni che però stridevano con la proposta di collocare il “removendo” presso la Corte dei Conti. Utilizzata disinvoltamente come una specie di contentino per ufficiali ritenuti infedeli al governo in carica. Poi il rifiuto di Speciale di adeguarsi a questo stato di cose aveva finito per ingarbugliare le cose ancora di più.

Evidentemente però, nonostante le veline passate ieri ai compiacenti e servizievoli giornali filo prodiani, né la lettera né la spiegazione a voce dello stesso presidente del consiglio devono avere smosso di un singolo millimetro il presidente della Corte dei Conti. E infatti oggi le agenzie di stampa già si spingono ad affermare che il clamoroso annullamento della cerimonia di insediamento di Cosimo D’Arrigo sarebbe stato dovuto al timore di una pubblica sconfessione e del relativo annullamento della nomina da parte della magistratura contabile. Per vizi di forma e di sostanza. Cosa succederà adesso non è chiaro. Il governo si aspetta una ratifica della nomina del nuovo comandante da parte della Corte dei Conti, in mancanza della quale la cerimonia di insediamento slitterà a data da destinarsi. Ma sembra dura, almeno per chi conosce il carattere di Tullio Lazzaro, che la Corte dei Conti si pieghi a ragioni di stato così a buon mercato. E in questo caso l’esecutivo non ha neanche il potere di cambiarne i vertici per metterne di più graditi come ha tentato di fare con la Guardia di Finanza.


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