Gentiloni confessa: lo faccio per i voti
07 Maggio 2007
di Redazione
Bisognerebbe consigliare al ministro Gentiloni di rileggersi un paio di volte le interviste che concede prima di dare il via libera. Quella pubblicata dal Corriere di lunedì 7 maggio è chiaramente il frutto di una svista: forse non aveva tempo, forse il suo portavoce era distratto, ma di certo se ci avesse posto un poco più di attenzione ne avrebbe guadagnato in credibilità.
Gentiloni infatti se la piglia subito con Berlusconi accusandolo di agitare lo spettro dell’esproprio di Mediaset per via legislativa solo a scopi elettoralistici. “Qualcuno deve avergli spiegato – suggerisce, capzioso, Gentiloni – che parlando solo dei problemi delle città il centro-destra perderebbe”. Ecco dunque che Berlusconi mette in scena la parte della vittima solo per “politicizzare le amministrative”.
A questo punto deve aver squillato il telefono o forse è entrata la segretaria perchè quando l’intervista riprende Gentiloni ha evidentemente perso il filo. Il giornalista infatti gli chiede: “Che succede se non si approva la legge?” e qui ci saremmo aspettati qualcosa di edificante del tipo: “La concorrenza ne soffrirebbe, il sistema televisivo sarebbe penalizzato, ci sarebbe meno pluralismo, ecc…”. Insomma qualcosa da mettere in contrasto con il rozzo Berlusconi che la butta in politica e guarda solo al risultato elettorale.
Invece, candidamente, lo sventurato Gentiloni risponde: “Se non approvassimo quella legge ci sarebbe uno tsunami elettorale”, che tradotto vuol dire: il centro-sinistra verrebbe travolto alle prossime elezioni.
Il Corriere giustamente ci fa il titolo: “Spediti sulla mia legge o ci sarà uno tsunami elettorale”. Il motivo della fretta è tutto lì. Il ddl Gentiloni è l’assicurazione sulla vita della maggioranza, ma che a dirlo fosse lo stesso Gentiloni non era scontato.
Ma sant’iddio, uno straccio di esperto di comunicazione il ministro della Comunicazione se lo potrebbe pure trovare.
