Gioco di specchi

Gentiloni garante della coalizione Ursula: ecco il primo regalo dei giallorossi all’Ue

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Il leader della Lega Matteo Salvini, oggi pomeriggio in Senato, durante il suo intervento nel dibattito sulla  fiducia al Conte bis, ha  definito, in romanesco, la nomina una «sola», per il fatto che il lettone Valdis Dombrovskis avrà la delega all’Economia, ma nella squadra dei 27 nella Commissione europea c’è anche l’ex capo del governo italiano, Paolo Gentiloni, destinato agli Affari economici dell’esecutivo continentale.

Tuttavia, a prescindere di ogni valutazione sulla squadra messa in campo dal presidente della Commissione Ue, la popolare tedesca Ursula von der Leyen, Roma e Bruxelles sembrano unite da due manovre di Palazzo analoghe. Due governi, quello europeo e quello italiano di Giuseppe Conte – il quale nello stesso giorno della nascita della Commissione Ue, ha ricevuto il via libera anche dal Senato – che fanno le viste a due pseudo élites, quantomeno autodefinitesi tali, che, sorte per partenogenesi, hanno realizzato da un parte un comando  che ha azzerato anche quell’unico legame esistente tra governati e governanti europei, quella forma di Spitzkandidaten che dava la sensazione, fino alle scorse elezioni europee, di potere eleggere direttamente il presidente della Commissione Ue, dall’altra un esecutivo nostrano (si fa per dire)  inviso, come confermano anche recenti sondaggi, all’elettorato italiano.

Ma chi ha emulato chi? O si è semplicemente di fronte ad una fotocopia anastatica di uno scartafaccio vergato frettolosamente, identico a delle medesime dinamiche che ciclicamente si ripetono? Anche esattamente cento anni fa, come si sta ricordando in questi giorni a Pescara, che sta celebrando il secolo dall’impresa di Fiume, il sentire di certe popolazioni pulsava in un senso, ma poi le oligarchie risposero denegando la volontà dei popoli, dando scacco, insieme con altre potenze europee, con Nitti al governo, a quel Gabriele d’Annunzio che aveva intercettato e formalizzato quel desiderio di patria e nazione dei sudditi della Corona dei Savoia.

Ora certamente non seguirà, quanto poi allora prese il sopravvento di lì a poco, ovvero il fascismo, ma il rigurgito e la nausea verso gli “innercircle” della politica e della finanza già da tempo si fanno sentire. Un gioco di specchi, quello tra Roma e Bruxelles, nuovo  “Asse” della tecnica che sempre di più svuota tutte quelle forze tradizionali del pensiero occidentale (tra queste, la politica), ora al servizio, e non più “fine”, della tecnica stessa, che da mezzo anch’essa si è trasformata in una meta senza scopo, se non quella del potenziamento di sé. Ne è la riprova il fatto che nessuno ricorderà che i “candidati di punta”, alle scorse elezioni europee del 26 maggio, erano, per le diverse “famiglie” politiche, tali Manfred Weber per i Popolari, FransTimmermans, alfiere dei Socialisti europei, per non parlare di Jan Zahradil e via discorrendo.

Dal cilindro delle 12 stelle gialle su sfondo blu, è poi uscito il nome di von derLeyen, come presidente della Commissione europea, e poi la sfilza di nomi, in cui solo Timmermans, entrato potenzialmente papa, è poi uscito cardinale dal conclave (vice presidente esecutivo Green deal europeo), dopo il no della Lega al parlamento europeo alla sua nomina come capo Ue. Un nome, “Ursula”, oggi sinistramente evocato come potenziale coalizione politica (alludendo alle forze che hanno eletta l’esponente della Cdu tedesca: “macroniani” e renziani, con l’aggiunta dei grillini), da chi aspira a succedere a Mattarella, sul colle del Quirinale.

Ma questa formula, “Ursula”, più che un potpourri, ricorda lo svelamento finale di un film d’animazione della Disney, quando, nel finale del cartone tratto dalla fiaba di Andersen,  dalle dolci, ma purtroppo ingannevoli fattezze della Sirenetta, si svela infine un mostro maligno. Si chiamava appunto Ursula, la strega del mare. Che per fortuna poi viene sconfitta, così come dovrebbe accadere a quel patchwork (in progress) multicolore tra gialli, rossi e chissà chi.

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