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Germania, i rapimenti mettono in dubbio la permanenza a Kabul

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Il rapimento di due ingegneri tedeschi in Afghanistan ha riacceso in Germania il dibattito sulla missione. I rapitori hanno chiesto il ritiro completo dei militari tedeschi in cambio della liberazione dei soldati, ma Angela Merkel non ha ceduto al ricatto, confermando la presenza dei soldati. Per la cancelliera, tuttavia, si pone il problema dell’opinione pubblica, che è in gran parte favorevole al ritiro delle truppe, e della tentazione dei socialdemocratici nella Grosse Koalition di riavvicinarsi al loro elettorato.

I due ingegneri, la cui identità non è stata rivelata, sono stati rapiti mercoledì 18 luglio a Wardak a sudovest di Kabul. Inizialmente si pensava che l’ostaggio principale fosse Eshak Noorzai, un afghano sequestrato insieme agli ingegneri, fratello dell’attuale vicepresidente del parlamento. Ma in seguito è diventato chiaro che l’obiettivo del rapimento erano proprio i due tedeschi. Noorzai, infatti, è stato rilasciato domenica. Venerdì i talebani hanno minacciato di uccidere gli ingegneri nel caso in cui le forze tedesche non si fossero ritirate dal paese. Sabato, dopo la scadenza dell’ultimatum, i rapitori hanno reso noto di aver tolto la vita a uno degli ostaggi. Il suo cadavere è stato poi ritrovato con segni di grave deperimento fisico a causa delle dure condizioni della detenzione e s’ipotizza che sia morto a causa di diabete, di cui era malato, o d’infarto. Pare che solo dopo il decesso i rapitori gli abbiano sparato al petto. Il cadavere verrà comunque sottoposto a più accurate analisi nei prossimi giorni. Domenica, l’ostaggio rimasto vivo ha potuto parlare al telefono con gli investigatori e si è fortemente lamentato del trattamento subito da parte dei rapitori. E’ stato costretto a fare marce durissime e ha seri problemi di tenuta fisica. La situazione si è poi ulteriormente complicata. In cambio della liberazione dell’ingegnere superstite, i rapitori pretendono dal governo afgano il rilascio di alcuni prigionieri talebani.

Il fatto che i rapitori si rivolgano non solo al governo tedesco, ma anche a quello afghano riduce la pressione su Berlino. I segnali confusi lanciati dagli autori del sequestro giovano alla Merkel che cerca di convincere la popolazione della necessità di prolungare la missione in Afghanistan e si troverebbe stretta in un angolo se le richieste dei talebani fossero incentrate unicamente sul ritiro militare.  La Germania attualmente partecipa sia alla missione Isaf con 3 mila soldati che ad Enduring Freedom. La cancelliera sostiene fermamente il mantenimento della presenza militare tedesca in Afghanistan, ma è più che fondato il sospetto che non tutti nella grande coalizione siano dello stesso parere. Da un lato, il governo è consapevole della necessità di non mettere in dubbio la presenza in Afghanistan perché equivarrebbe a darla vinta a talebani. Per questo motivo, Gernot Erler, sottosegretario agli Esteri e membro del partito socialdemocratico, ha sottolineato che il compito in Afghanistan va comunque portato a termine. Dall’altro, è chiaro che un cambiamento di rotta porterebbe vantaggi elettorali all’Spd. La missione in Afghanistan non è mai stata popolare. Pochi giorni dopo gli attentati dell’11 settembre, il 70 per cento dei tedeschi era favorevole all’invio dei soldati, ma ormai la stragrande maggioranza della popolazione è contraria alla missione, senza distinguere tra il compito di stabilizzazione dell’Isaf e quello più specificamente anti-terroristico di Enduring Freedom. Già prima del sequestro non meno del 68 per cento degli intervistati si era detto favorevole al ritiro delle truppe a fronte di un 29 per cento invece contrario.

In futuro, pertanto, c’

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