Germania, i rapimenti mettono in dubbio la permanenza a Kabul
26 Luglio 2007
Il rapimento di due ingegneri tedeschi in Afghanistan ha
riacceso in Germania il dibattito sulla missione. I rapitori hanno chiesto il
ritiro completo dei militari tedeschi in cambio della liberazione dei soldati,
ma Angela Merkel non ha ceduto al ricatto, confermando la presenza dei soldati.
Per la cancelliera, tuttavia, si pone il problema dell’opinione pubblica, che è
in gran parte favorevole al ritiro delle truppe, e della tentazione dei socialdemocratici
nella Grosse Koalition di riavvicinarsi al loro elettorato.
I due ingegneri, la cui identità non è stata rivelata, sono stati
rapiti mercoledì 18 luglio a Wardak a sudovest di Kabul. Inizialmente si
pensava che l’ostaggio principale fosse Eshak Noorzai, un afghano sequestrato
insieme agli ingegneri, fratello dell’attuale vicepresidente del parlamento. Ma
in seguito è diventato chiaro che l’obiettivo del rapimento erano proprio i due
tedeschi. Noorzai, infatti, è stato rilasciato domenica. Venerdì i talebani
hanno minacciato di uccidere gli ingegneri nel caso in cui le forze tedesche non
si fossero ritirate dal paese. Sabato, dopo la scadenza dell’ultimatum, i
rapitori hanno reso noto di aver tolto la vita a uno degli ostaggi. Il suo cadavere
è stato poi ritrovato con segni di grave deperimento fisico a causa delle dure
condizioni della detenzione e s’ipotizza che sia morto a causa di diabete, di
cui era malato, o d’infarto. Pare che solo dopo il decesso i rapitori gli abbiano
sparato al petto. Il cadavere verrà comunque sottoposto a più accurate analisi nei
prossimi giorni. Domenica, l’ostaggio rimasto vivo ha potuto parlare al
telefono con gli investigatori e si è fortemente lamentato del trattamento subito
da parte dei rapitori. E’ stato costretto a fare marce durissime e ha seri
problemi di tenuta fisica. La situazione si è poi ulteriormente complicata. In
cambio della liberazione dell’ingegnere superstite, i rapitori pretendono dal
governo afgano il rilascio di alcuni prigionieri talebani.
Il fatto che i rapitori si rivolgano non solo al governo
tedesco, ma anche a quello afghano riduce la pressione su Berlino. I segnali
confusi lanciati dagli autori del sequestro giovano alla Merkel che cerca di
convincere la popolazione della necessità di prolungare la missione in
Afghanistan e si troverebbe stretta in un angolo se le richieste dei talebani fossero
incentrate unicamente sul ritiro militare. La Germania attualmente partecipa sia alla missione
Isaf con 3 mila soldati che ad Enduring Freedom. La cancelliera sostiene fermamente
il mantenimento della presenza militare tedesca in Afghanistan, ma è più che
fondato il sospetto che non tutti nella grande coalizione siano dello stesso
parere. Da un lato, il governo è consapevole della necessità di non mettere in
dubbio la presenza in Afghanistan perché equivarrebbe a darla vinta a talebani.
Per questo motivo, Gernot Erler, sottosegretario agli Esteri e membro del
partito socialdemocratico, ha sottolineato che il compito in Afghanistan va
comunque portato a termine. Dall’altro, è chiaro che un cambiamento di rotta
porterebbe vantaggi elettorali all’Spd. La missione in Afghanistan non è mai
stata popolare. Pochi giorni dopo gli attentati dell’11 settembre, il 70 per
cento dei tedeschi era favorevole all’invio dei soldati, ma ormai la stragrande
maggioranza della popolazione è contraria alla missione, senza distinguere tra
il compito di stabilizzazione dell’Isaf e quello più specificamente anti-terroristico
di Enduring Freedom. Già prima del sequestro non meno del 68 per cento degli
intervistati si era detto favorevole al ritiro delle truppe a fronte di un 29
per cento invece contrario.
In futuro, pertanto, c’
