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L'uovo di giornata

Gheddafi parla alla Sapienza e nessuno lo imbavaglia

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Domani il presidente della Libia, Muhammar Gheddafi, parlerà alla Sapienza di fronte ad una classe di studenti e docenti. Il tema trattato ancora non è dato di saperlo, anche se qualche idea in proposito potrebbe darcela la foto con cui il leader libico si è presentato stamane di fronte a Berlusconi e a Napolitano. Argomento a parte, come era prevedibile, la visita sta già scatenando una serie di polemiche e di contestazioni. Tutte da copione. Ammettiamo pure che in un paese democratico la libertà di parola, che – sia chiaro – non può significare libertà di insegnamento, debba essere concessa proprio a tutti, Gheddafi compreso. Il punto stavolta è un altro: che fine hanno fatto i 67 docenti universitari che nel gennaio del 2007 con una lettera pubblica inviata all’allora rettore della Sapienza protestarono per l’invito fatto a Benedetto XVI di tenere la Lectio Magistralis di inaugurazione dell’anno accademico?

Dove sono oggi i 60 cervelli che allora dicevano e scrivevano: “Ognuno ha diritto di parola, non è questo che mettiamo in discussione, ma quando si riveste una carica politica o religiosa le cose cambiano. Il potere di una persona esiste perché legittimato. In uno Stato laico e democratico in cui il potere è delegato dai cittadini, una così pesante ingerenza del massimo esponente di una religione la cui legittimazione è del tutto estranea al diritto italiano, è sicuramente da contestare. Per questo siamo stati contrari alla presenza del Papa in veste istituzionale durante l'inaugurazione dell'anno accademico in una Università statale, pubblica e laica”.

L’essere “il massimo esponente di una religione del tutto estranea al diritto italiano” è forse una “colpa” maggiore dell’essere un personaggio che viola i diritti umani; sui cui servizi segreti pesa il sospetto di avere imprigionato e torturato quattro ex islamici convertiti al cristianesimo; che sanziona la libertà delle donne nel campo del lavoro e della vita civile e che invita il mondo arabo a impugnare le armi contro Israele?

Per quale motivo di fronte alla lezione di un leader politico la cui storia è punteggiata di estremismo, violenza e di episodi di terrorismo i nostri professori che allora parlarono di un evento «incongruo», oggi non parlano di violazione dei diritti umani e non inviano lettere ai giornali per stigmatizzare con la stessa foga verbale l’incontro di domani?

Forse i nostri scienziati faticano ad accettare l’idea che ci sia qualcosa di più importante della libertà della scienza e cioè la libertà della persona umana. Se lo facessero, domani i sessanta cervelli che allora misero il bavaglio al Papa barricherebbero l’aula in cui Gheddafi terrà la sua lezione, più che sedere come spettatori sugli spalti. Ma qualcosa ci dice che non sarà così.



 

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5 COMMENTS

  1. Gheddafi va contestato all’Università
    Mi auguro che ci sia una sonora contestazione all’Università di Roma contro il tiranno Gheddafi. La sua visita in Italia è una vergogna, è una vergogna l’accoglienza riservata ad un dittatore che, dopo aver tolto per 40 anni la libertà ai suoi connazionali, ora vuole imprigionare anche gli immigrati e si rende complice di un sistema ideologico medievale (quello della Lega) che vuole chiudere gli uomini in recinti nazionali come fossero polli d’allevamento. La sinistra ha delle colpe? Sì, quella di aver parlato troppo poco dei crimini di Gheddafi. Almeno adesso che il tiranno è diventato amico di Berlusconi, abbia uno scatto di dignità e sconfessi una volta per tutte uomini come D’Alema. La Libia ha bisogno di una rivoluzione democratica ed anche l’Italia deve riscoprire il valore della democrazia, sceso ai minimi storici. In questo senso, apprezzo molto l’iniziativa dei Radicali.

  2. comunicato 9.6.2009
    Il Cavaliere, il Colonnello e il Barone.

    Basta lager e torture. Gheddafi ospite indesiderato a “La Sapienza”.
    Giovedì 11 giugno il Colonnello Gheddafi verrà in visita a La Sapienza invitato dal Rettore
    Frati.
    Il Colonnello è il più grande alleato del Governo italiano nelle politiche di controllo e contrasto
    dei flussi migratori. Lo storico accordo del 30 agosto 2008, infatti, ha sbloccato i
    pattugliamenti congiunti anti immigrazione, che si concludono con la deportazione dei migranti
    nei lager libici. Le testimonianze di torture prolungate e rilasci dietro pagamento
    ormai abbondano, raccolte da diverse associazioni ed organizzazioni. Torture all’ordine del
    giorno contemplate dalle leggi libiche e finanziate con fondi italiani, come previsto dall’accordo.
    La tremenda coppia Colonnello-Cavaliere è la principale responsabile inoltre delle
    migliaia di morti nel tentativo di attraversare il mare che separa le coste dei due stati.
    La contropartita italiana al finanziamento di questo massacro è la possibilità di investire in
    Libia. Tale possibilità era prima impedita per la mal disposizione dei libici nei confronti dei
    loro passati colonizzatori, ma sull’orgoglio della Libia ha vinto “l’amicizia” tra il Cavaliere e
    il Colonnello favorita dal versamento di cinque miliardi di dollari in venti anni. Il riscatto per
    il passato coloniale, inoltre, prevede il finanziamento di una grande dorsale autostradale
    che colleghi l’Egitto alla Tunisia passando per la Libia che l’Italia realizzerà. Un modo per
    adeguarsi alle moderne politiche neo-coloniali, favorendo un certo “sviluppo” del vecchio
    paese colonizzato sancendo l’alleanza economica e quindi ancora una volta la sua dipendenza
    dall’ “amico occidentale”.
    In questa coppia ora vuole inserirsi un’altra mitica figura: il Barone.
    Frati, nel tentativo di ridisegnare il ruolo di un’università in crisi, continua con la sua personalissima
    gestione della “politica estera” di quello che considera il suo feudo.
    Disinteressandosi completamente delle qualità etiche dei suoi interlocutori, tanto quanto
    del gradimento di questi da parte di studenti, ricercatori e docenti organizza adunate pubbliche
    e lectio magistralis nascondendosi dietro il preteso carattere democratico degli
    eventi. Non crediamo, infatti, che basti assicurare la partecipazione di qualche rappresentanza,
    previa prenotazione, per garantire il carattere pubblico di un incontro.
    Intendiamo l’università come un luogo di produzione e condivisione libera di saperi, ma
    sappiamo bene che non esistono saperi neutri, proprio per questo ci riteniamo incompatibili
    con personaggi come il Colonnello.
    Non vediamo l’utilità di discutere con un torturatore di giurisprudenza, questo pare infatti
    essere il tema scelto per la Lectio Magistralis che terrà.
    Per questo possiamo dire che noi, l’altra università, quella che vive e fa vivere La Sapienza,
    continua a dire basta a lager e torture e ritiene il Colonnello un ospite indesiderato.
    Se il Barone voleva incontrarlo, e magari farsi dare qualche dritta sulle politiche di repressione
    e controllo, poteva farlo a casa sua. L’università non è del Barone.

    Primo firmatario: Giancarlo Ruocco – Direttore del dipartimento di Fisica “Sapienza”

  3. C’è da sbellicarsi dalle
    C’è da sbellicarsi dalle risa, nel nostro paese, Grillo, può andare in un aula del senato, e torto o ragione che abbia, può permettersi di insultare tutti, mentre Gheddafi, in visita nel nostro paese, dal senato dove doveva fare il suo discorso viene trasferito a palazzo Giustiniani, il tutto dopo che, incredibilmente, i giornali di sinistra hanno montato una polemica sull’immagine Omar al Mukhtar, il «leone del deserto», che Gheddafi portava appuntata sul petto in una foto,manco fossero colonialisti.. invece di aprirne una assai più consona sull’invito fatto da Gheddafi, a un incontro di riconciliazione con gli ebrei, programmato per sabato, cosa che se avvenisse in quel giorno sarebbe una dissacrazione per gli ebrei. L’Idv, per contestare il discorso di Gheddafi aveva addirittura occupato l’aula, e nessuno li ha fatti sgomberare. Questo tipo di situazioni, abnormi, oltreché ridicole, si metteranno a posto solo votando sì al Referendum.

  4. A.A.A. Cercasi 67 docenti + studenti
    Chissa quale arricchimento per noi dopo le illuminate riflessioni alla sapienza!
    Per il resto mi ricordo che una volta ci si domandava a proposito di fatti strampalati: chi è più folle carnevale o chi ci va appresso!

  5. Forti e liberi
    Qualunque cosa si pensi o si dichiari e qualunque comunicato si dirami, sta di fatto che Benedetto XVI non ha parlato e Gheddafi invece si.

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