Giornalisti spioni e contaballe?
19 Giugno 2009
di Redazione
L’uso dei virgolettati che si fa nelle cronache politiche dei giornali italiani non ha nulla a che fare con il giornalismo e molto con la fiction. Si potrebbe dire che i giornalisti politici dei quotidiani sono – salvo eccezioni – degli ottimi sceneggiatori ma dei cattivi cronisti.
E’ più di un "malvezzo" come oggi lo definisce una nota di Palazzo Chigi: è una vera falsificazione, un inganno ai danni del lettore e una modalità moralmente censurabile di esercitare la professione. Ovunque nel mondo vi sia una stampa libera e seria, si virgoletta un interlocutore solo quando il giornalista ha effettivamente parlato con quest’ultimo e – in genere – è stato autorizzato a riportarei termini della conversazione.
Questo banale requisito è costantemente tradito nelle cronache politiche nostrane. Da noi si virgoletta un sentito dire, una frase riportata di terza mano, o anche semplicemente un’affermazione che nel contesto dell’articolo appaia plausibile o congeniale, anche se assolutamente inventata.
Occorre dire che la colpa non è sempre dei singoli giornalisti, ma più spesso dei direttori, i quali davanti a un onesto pastone politico di giornata, impongono all’autore la fatidica direttiva: "sceneggialo!".
Ecco, sceneggiare un articolo vuol dire esattamente questo: farcire il racconto di virgolettati inventati di sana pianta, o solo orecchiati da altri, ma efficaci per la narrazione. Un conto infatti è scrivere qualcosa del genere (cito un esempio a caso): "Berlusconi, dopo aver letto la dichiarazione di Franceschini che coinvolgeva i suoi figli, sembra se ne sia molto lamentato. Fonti vicino al Premier sostengono che vi sia stata una telefonata piuttosto concitata con il figlio Luigi in cui Berlusconi avrebbe chiesto il suo sostegno pubblico".
Altra cosa è scrivere: "E’ ormai notte inoltrata, Berlusconi è fuori di se per le parole di Franceschini, agguanta il telefono e chiama il figlio, al quale urla – due punti, virgolette – "devi fare un comunicato, questa volta me lo devi, mi dovete sostenere contro i miei avversari", ecc..
La seconda versione è più ricca di pathos, più godibile, più…sceneggiata. Ovviamente questo comporta che l’autore del pezzo fosse presente a notte inoltrata a casa del premier mentre questi telefonava al figlio, o che avesse installato una cimice nel suo telefono. Oppure che quelle frasi virgolettare fossero pura fantasia, magari plausibile, magari sostenuta da qualcuno che ha effetivamente visto Berlusconi incazzato, ma niente di più.
L’andazzo è talmente diffuso e colpisce i politici in modo così indiscriminato che quasi nessuno ci fa più caso. E’ raro e quasi patetico leggere ogni tanto questo o quel ministro, questo o quel segretario di partito, lamentarsi con il quotidiano di turno dicendo: "non ho mai parlato con il vostro giornalista". Non serve, nessuno ci fa caso, ormai la frase virgolettata è scritta e inserita nel circuito delle notizie doc. Pronta, magari, per essere tradotte e ripubblicate sui giornali stranieri, dove le virgolette sono una cosa seria e "fanno fede".
Mentre i giornali prentendo dai politici di essere coerenti con le loro posizioni, di non dire una cosa e smentirla il giorno dopo, non hanno alcuna remora nell’utilizzare questo sistema per fa dire ai politici ciò che vogliono e gli fa comodo. Un sistema che ha trasfornato il giornalismo politico in una delle professioni più comode e riposanti nel campo dell’informazione. Scrivere di economia o di giudiziaria richiede una cautela molto maggiore, una costante verifica delle fonti, o si rischiano querele miliardarie, accuse di insider trading, di aggiottaggio o chissà che altro.
Ad inventarsi una discussione segreta tra Berlusconi e Bossi o tra D’Alema e Fini non si rischia nulla. Al massimo una smentita, che viene considerata nei giornali, "una notizia data due volte".
E’ strano e paradossale come gli organi preposti alla tutela dell’etica della professione giornalistica non abbiano mai detto nulla su un fenomeno così evidente e degenerativo del giornalismo. E si producano in acrobatiche difese d’ufficio della categoria. Specie quando le accuse della vittima di turno – in questo caso Berlusconi – non possono che essere sincere e spontanee visto che le comunicava al suo avvocato e amico Ghedini, in una telefonata "spiata" da una troupe televisiva.
