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Sinodo sulla Famiglia, l'outing del Monsignore

Giovanardi: «Ma che succede tra Chiesa e gay?»

Monsignor Charamsa fa outing sul Corriere. Dice di essere gay, di avere un compagno. Il Vaticano commenta: dovrà lasciarci. Ci domandiamo perché mai il prelato abbia fatto voto di celibato, voto che impegna davanti a Dio sia un gay che un etero.

 

Senatore, che sta succedendo?

 

Succede che bisogna fare una bella riflessione sul clima mediatico e culturale che si sta alimentando intorno al Sinodo sulla famiglia. Dichiarazioni come quelle che abbiamo letto oggi generano oggettivamente una incredibile confusione.

 

Quale clima?

 

Nel momento in cui si prova a sminuire l’incontro del Papa con l’attivista americana Kim Davis (l’obiettore di coscienza che si rifiuta di celebrare le unioni gay, ndr), si enfatizza al massimo l’udienza concessa da Bergoglio a un vecchio amico gay, strumentalizzando anche questa vicenda. Subito dopo ecco il coming out del Monsignore sul Corriere.

 

Insomma c’era già il tentativo di ridurre il Sinodo della Famiglia a quello della comunione ai divorziati, e adesso?

 

Il rischio è di costringere il Sinodo a concentrarsi sulla questione dei gay. Questa torsione esercitata dalla stampa sulle vicende che ho appena descritto ha come effetto quello di indebolire la Chiesa. Mi chiedo allora quando parleremo dell’argomento del Sinodo, cioè della famiglia riconosciuta dalla Costituzione, quella composta da padre e madre, uomo e donna.

 

Forse non è solo colpa dei media ma un problema più profondo di natura culturale, che riguarda il relativismo dell’Occidente, quelle visioni filosofiche che indeboliscono la identità soggettiva.

 

In questo clima non va sottovalutata la forza delle lobby gay, anche quelle all’interno della Chiesa che a quanto pare hanno atteso l’appuntamento del Sinodo per venire allo scoperto.

 

Una temperie culturale che passa non solo attraverso articoli di giornale ma con le direttive europee e internazionali.

 

Evidentemente le storture mediatiche di cui parlavo non creano solo danni alla Chiesa ma in Italia vengono usate per forzare il parlamento verso determinate visioni, contribuendo ad alimentare la situazione nella quale ci troviamo: chiunque osi criticare il pensiero dominante viene tacciato di omofobia. Si tratta di un discorso molto serio e complicato.

 

Mai quanto le spinose implicazioni teologiche sollevate dalle dichiarazioni di Charamsa…

 

Su questioni del genere occorre la massima ponderazione. Mi limito a ricordare che è in corso una discussione sui brani delle Sacre Scritture in cui si parla di omosessualità, per esempio Genesi 19, Matteo 19, la prima lettera di San Paolo ai Romani. In passato questi brani sono stati interpretati come una condanna dell’omosessualità ma ci si chiede se siano stati letti correttamente o se invece, come afferma la teologia progressista, nella Bibbia non sia presente una esplicita riprovazione dell’omosessualità. A me sembra invece che comunque si condanni chiaramente il tentativo di imporla agli altri. 

 

Un esempio più concreto?

 

Vada a rileggersi la storia di Lot nella Genesi. Lot rispettando le leggi del mondo antico accoglie l’Angelo nella sua casa. Ma gli abitanti di Sodoma vogliono giacere con l’angelo. Lot allora gli offre le sue due figlie vergini per non venire meno al dovere dell’accoglienza, ma quelli rifiutano, vogliono l’angelo. Nel racconto di Lot non c’è una condanna dell’orientamento sessuale dei sodomiti bensì, come dicevo, una critica del tentativo di forzare gli altri, in questo caso l’Angelo e chi lo ospita, ad accettare l’omosessualità conclamata della città biblica.

 

Quindi?

 

Un conto è rispettare i diritti delle persone omosessuali, come quello alla convivenza, altra cosa imporre pratiche come le adozioni gay o l’utero in affitto, negando il diritto ad avere un padre e una madre. Una cosa è applicare religiosamente la misericordia, come ha detto il Santo Padre, altra cosa leggere il Corriere di oggi e scoprire che Monsignor Charamsa vive con un altro uomo.
 

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