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Giovani: l’omertà sui banchi di scuola

Denunciare una rissa? Raccontare di essere stati minacciati? Per carità! L’omertà già serpeggia nei banchi di scuola dei più piccoli. Già ad undici anni si è omertosi. Meglio vedersela da soli, dicono gli alunni delle medie. Se parli, se denunci è finita, sarai preso in giro, diventi uno “sfigato” E il coraggio di dire no ai soprusi? Questi ragazzi non sanno proprio cosa sia .Tempi lontani quelli in cui si diceva no al sopruso, alla vendetta, alle cattiverie gratuite e si era considerati un eroe. Ora si ha paura di essere diversi, di essere visti come portatori di un’idea. Bisogna omologarsi. Non vedere, tacere, soprassedere, sorridere. La denuncia vuol dire: guardare, vedere la volgarità, la cattiveria. Non si vuole vedere e sapere già da piccoli, ormai si ha paura di essere messi fuori dal “coro”.

Si pensa di scegliere la strada più facile che darà più vantaggi. Così stanno insegnando i grandi senza sapere che questo apparente vantaggio di non coinvolgimento abituerà i ragazzi a sopravvivere. La denuncia vuol dire prendere distanza da ciò che non si condivide, vuol dire scegliere, significa avere coraggio, affrontare la paura di essere soli a sostenere un’idea, ma vuol dire vivere e pensare che anche l’idea di uno può fare la differenza;  vuol dire avere stima di sé ,avere un’interiorità’ e non essere guidati dall’esterno e dalla paura del giudizio degli altri. Se non denunciano vuol dire che sentono l’assenza dei grandi, non si fidano e non si sentono protetti nel modo giusto.

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