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La 'nuova' Chiesa

Giovanni Paolo II sotto attacco, la rottura inizia con Francesco

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La memoria di Giovanni Paolo II è sotto attacco? Alcuni fatti di questi giorni, come il Rapporto McCarrick, la presa di posizione del National Catholic Reporter del 13 novembre contro il “culto” di Giovanni Paolo II e l’articolo del New York Times del 14 novembre che giudica “affrettata” la sua canonizzazione, sembrano confermarlo. Ma la prospettiva va allargata e ricordare alcuni avvenimenti accaduti subito dopo l’elezione di papa Francesco può aiutare molto.

Papa Woytjla fu canonizzato il 14 aprile 2014. Già prima, il 21 febbraio 2014, il cardinale Walter Kasper fu incaricato da Francesco di tenere la famosa conferenza ai cardinali nella quale fece la sua proposta rivoluzionaria per quanto riguarda l’accostamento dei divorziati risposati all’Eucarestia. Immediatamente dopo la canonizzazione Francesco dava il via al doppio sinodo sulla famiglia che ha occupato gli anni 2014 e 2015 con ciò archiviando gli insegnamenti di Giovanni Paolo II dato che la nuova impostazione kasperiana contraddiceva frontalmente la sua enciclica Familiaris consortio (1982) e tutto il suo insegnamento sulla “teologia del corpo” e sull’amore coniugale. Al sinodo straordinario sulla famiglia tenutosi nell’ottobre del 2014 non fu invitato nessun esponente dell’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su matrimonio e famiglia, ossia della istituzione vaticana più direttamente dedicata al tema che il sinodo avrebbe trattato e meglio espressiva della mens di Giovanni Paolo II. Non fu invitato nemmeno il cardinale Carlo Caffarra, che aveva fondato l’Istituto e ne era stato il primo preside: escludere lui è stato come escludere papa Woytjla. Nello stesso momento in cui Francesco canonizzava Giovanni Paolo II anche rovesciava completamente i suoi insegnamenti. Il tutto, ovviamente, con ampie citazioni del suo magistero, ma smontate e rimontate a piacere e con notevoli omissioni: il famoso paragrafo 84 della Familiaris consortio non venne mai citato per intero né durante i lavori sinodali né nella Esortazione post-sinodale Amoris laetitia. La memoria di Giovanni Paolo II fu strumentalizzata e presa in giro.

L’Esortazione Amoris laetitia, del 19 marzo 2016, non solo cancella gli insegnamenti di Giovanni Paolo II sulla sessualità e sull’amore coniugale, ma rivoluziona l’intera teologia morale cattolica sancita nell’enciclica di Giovanni Paolo II Veritatis splendor (1993). I famosi, ma ormai dimenticati, cinque dubia dei cardinali riguardavano proprio questo: che ne facciamo della teologia morale cattolica sempre insegnata dalla Chiesa? Che ne facciamo di Giovanni Paolo II? Amoris laetitia riprendeva tutte le spericolate innovazioni della teologia precedente, la condensava in un nuovo paradigma e spingeva a sua volta per proseguire la rivoluzione nella teologia morale. Processo tuttora in corso, dato che la morale della situazione e del discernimento sta sostituendo quella della legge e della coscienza.

Sempre nello stesso anno l’Istituto Giovanni Paolo II sul matrimonio e la famiglia viene chiuso, sottratto alla Università Lateranense e incorporato nella Pontificia Accademia della Vita, i professori maggiormente fedeli a Giovanni Paolo II vengono licenziati e sostituti da altri provenienti dalla facoltà teologica di Milano (come Sequeri o Chiodi), lo statuto viene secolarizzato e l’arcivescovo Paglia diventa cancelliere. Parlo di quell’arcivescovo Paglia che da lì in avanti si è poi profuso in dichiarazioni e affermazioni totalmente distoniche rispetto agli insegnamenti di morale di Giovanni Paolo II senza che nessuno precisasse mai alcunché.

Ho ricordato questi avvenimenti perché l’attacco a Giovanni Paolo II non è di oggi, esso inizia subito dopo la sua canonizzazione e coincide con  l’inizio del pontificato di papa Francesco. Nulla dell’eredità di Giovanni Paolo II doveva rimanere in piedi. Come ho già ricordato, ciò è avvenuto continuando a citarlo e con continue dichiarazioni da parte dell’enturage di papa Francesco circa la continuità dell’attuale pontificato con quello del pontefice polacco.

Cosa rimane oggi della Fides et Ratio (1998), se Francesco ha abbandonato a se stessa la questione dei rapporti tra fede e ragione e procede con categorie esistenzialiste? Cosa rimane delle encicliche sociali di Giovanni Paolo II se ora le priorità della Laudato si’ e della Fratelli tutti sono diventate l’impegno per ridurre il riscaldamento globale e favorire tramite una immigrazione senza limiti la società multi-religiosa? Cosa rimane della Evangelium vitae (1995) se l’ecologia umana è fatta dipendere dall’ecologia ambientale, se la lotta alla “cultura della morte” non impedisce di congratularsi con il nuovo presidente Biden senza nulla dire sul suo abortismo spinto e se il papa stesso si dice favorevole al riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali?

Possiamo tornare ora al Rapporto McCarrick e agli articoli del Reporter e del New York Times. La tesi che complessivamente si vuol far passare è che Giovanni Paolo II avrebbe fatto un errore nominando McCarrick a Washington e, così facendo, avrebbe aperto la strada a soprusi ed ad abusi, proprio il contrario di quanto egli insegnava. L’obiettivo è la demolizione della sua santità. L’accusa è molto debole, il rapporto McCarrick maliziosamente insinua senza esporre tutti i fatti, comunque un coordinamento degli interventi è plausibile. Ma il motivo ultimo rimane dottrinale: è la nuova Chiesa che vuole imporsi sgombrando il campo da ogni residuo tradizionale che la possa contestare. E il magistero di Giovanni Paolo II, data l’imponenza della sua testimonianza e dei suoi insegnamenti, è oggi il principale di questi residui tradizionali.

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