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Le risposte al virus

Giravolte ed errori, ecco perchè l’Oms può perdere la sua credibilità

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Durante i mesi scorsi, nei quali la pandemia di Coronavirus ha raggiunto il suo picco, tutti noi abbiamo avuto a che fare con terminologie mediche completamente ignorate prima e, soprattutto, abbiamo fatto la conoscenza di numerosi virologi, i quali, visti i loro numerosi contrasti, non hanno contribuito a fare chiarezza su quelle che erano le politiche da adottare per trovare una terapia adatta a combattere il COVID. Alla litigiosità tra singoli professori, come se non bastasse, si è andata ad aggiungere un’incredibile serie di giravolte da parte della più importante autorità sanitaria mondiale, l’OMS. Branca di quel pachidermico carrozzone che ormai è diventato l’ONU, l’OMS ha sede a Ginevra e sin dalla sua fondazione ha il compito di monitorare tutto ciò che accade nel mondo dal punto di vista della medicina e già negli anni passati era stata particolarmente attiva nel fronteggiare focolai di SARS o ebola. Tuttavia, questa volta  qualcosa è andato storto, a cominciare dai mesi persi nel dichiarare come l’epidemia da Coronavirus fosse ormai diventata una vera e propria pandemia. In realtà molti sospettano che questo sia stato un favore fatto alla Cina, la quale negli ultimi anni è diventata la principale finanziatrice dell’Organizzazione. Solo questo basterebbe per mettere in dubbio l’operato di una istituzione dal compito nevralgico. Ma, come se non bastasse, a tutto questo si è aggiunto un fattore ancor più grave nella gestione della pandemia: le continue giravolte. L’OMS in questi mesi si è fatta notare soprattutto per i ripensamenti che ha mostrato riguardo a tutte le principali questioni che il COVID ha posto alla comunità scientifica mondiale, tra cui l’opportunità di dover eseguire un alto numero di tamponi o meno e l’eventuale utilizzo delle mascherine anche all’aperto.

Nelle ultime 24 ore sono però arrivati due dietrofront davvero non indifferenti, visto che sui rispettivi temi si erano sbilanciati praticamente tutti gli esperti del settore: uno riguarda l’utilizzo dei guanti – considerati ora addirittura veicoli di trasmissione del virus – e l’altro, ben più importante, è quello che stabilisce come i cosiddetti asintomatici non siano in grado di essere particolarmente contagiosi. Se per l’utilizzo dei guanti la giravolta di opinione è paragonabile a quella sulle mascherine (prima considerate pressoché inutili, poi diventate essenziali), l’annuncio che i positivi asintomatici non rappresentino “una grande causa” di nuove infezioni ha scatenato davvero un putiferio e il motivo è presto detto: gran parte dei provvedimenti di chiusura messi in atto dai governi nazionali erano stati attuati in base alla convinzione che il COVID – 19 si propagasse a una velocità mai vista proprio perché gli asintomatici rappresentavano una considerevole fonte di contagio.

Questa dichiarazione rischia dunque di aggiungere ulteriore confusione nella lotta al Coronavirus e di certo potrebbe ledere la credibilità dell’OMS stessa, già messa a dura prova dalla querelle sui tamponi – dapprima sconsigliati e poi invece individuati come elementi fondamentali nel tracciamento del contagio (cosa che, tra l’altro, potrebbe aver tratto in inganno numerose autorità nazionali e locali, come nel caso della Lombardia in Italia).

Fermo restando che il Covid-19 ha colto tutti di sorpresa e di giravolte se ne sono viste in tutti i settori, alla fine una domanda sull’OMS sorge spontanea: dopo questa incredibile serie di errori e retromarce non sarà il caso di rimettere profondamente mano ad un’istituzione che nel buio della pandemia ha fatto luce ad intermittenza (volendo essere buoni…)?

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