Il blog del direttore

Giù le mani dal 2 giugno

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Posso dirlo? La polemica internettiana contro la parata del 2 giugno – rilanciata in modo codino e con soggezione da partiti e giornali – fa schifo. Ecco l’ho detto. E fa schifo al punto che mi verrebbe voglia di cancellare tutti i miei account feisbucchiani e tuitteriani. 

In nessuna altra parte del mondo una proposta così demagogica e inutile (a pochi giorni dall’evento che risparmio volete che ci sia) avrebbe avuto un minimo seguito. A Londra, dopo le bombe nella metropolitana del 2005 che fece più di 50 vittime, si festeggiò solennemente e senza polemiche il 60° anniversario della vittoria della seconda guerra mondiale. 

Proverò a spiegarmi con il minimo della retorica possibile. Mai come in questo momento ci sarebbe il bisogno di festeggiare e applaudire il compleanno della Repubblica, di ricordare che l’Italia è una e che se la terra trema in Emilia siamo tutti terremotati; mai come ora ci sarebbe da dimostrare che le insegne dello Stato non si ammainano, che anche i riti apparentemente superflui vanno tenuti da conto se non si vuole che le voragini della terra siano anche voragini morali, identitarie, civili. Di certo non c’è bisogno di trascinare il terremoto dentro al polemica asfissiante contro la casta, contro la politica e le istituzioni.

Tutto ciò è già intollerabile in tempi normali e diventa disgustoso in un’emergenza. Non ci sarà ricostruzione materiale dalle macerie se si continua a ridurre in macerie il senso della comunità e dell’appartenenza che fa di questo brandello di terra un paese. 

Se poi la polemica contro la parata del 2 giugno si veste di toni anti-militaristi allora fa ancora più schifo. Non fosse che per quello che l’esercito ha rappresentato nei decenni passati e nelle tante catastrofi italiane, con la sua dedizione, la sua efficienza e disciplina. Guai a buttare giù una delle poche istituzioni che ancora fanno uno questo spezzato paese: le nostre forze armate meritano il pubblico applauso, meritano di uscire dalle caserme e cogliere il ringraziamento dei cittadini per quello che fanno in Italia e nel mondo, per le vittime che hanno lasciato in terre straniere. 

In ogni paese che si rispetti le forze armate non sono solo cannoni e fucili, ma sono il deposito storico che fanno di ogni paese ciò che è, sono la memoria dei caduti lungo i percorsi di libertà e indipendenza, sono la riserva per un futuro non insignificante e marginale. 

Le nostre donne e i nostri uomini in armi meritano la parata così come la merita il compleanno della Repubblica. Meritano nulla le parate virtuali che si fanno gregge in rete, con quell’eccesso di autocompiacimento che fa sentire nel giusto chi è nel tanto, con l’idea che si possa essere eroi o ribelli con un “mi piace”. Non si ricostruisce alcunché con gli strilli mediatici su facebook o su twitter di chi manco morto prenderebbe in mano una pala. 

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18 COMMENTS

  1. Tutta questa inutile
    Tutta questa inutile polemica mi ha fatto venire una gran voglia di affrontare il caos romano e andare a vedere la parata. Grazie per l’articolo!

  2. Ridicolo
    è semplicemente disgustoso che giornali e politica prendano solo in considerazione le isterie popolari feisbucchiane, oltre che ridicolo. Ma d’altronde ciò rivela quanto odio antimilitare e antinazionale covi ancora in seno a tanti. Ma pensa un po’, non si faceva da 30 anni la parata, costa due o tre milioni di euro quando le parate in Russia, Francia, Germania, USA o GB costano il triplo e fanno sfilare carri armati, missili, aerei, noi solo soldati appiedati, per risparmiare e rispettare lo spirito pantofolaio e pacifista del nostro popolo… E poi ci lamentiamo che veniamo presi in giro? che non veniamo presi sul serio? Ah ma loro, i sinistri, sono quelli delle cose “serie e concrete”… Certo, si vede eccome, poi si lamentano, e dicono che la colpa è di tutti, tranne che di loro, ma l’Italia è il loro specchio, di sicuro non del mondo liberale italiano, che non va per la maggiore da almeno 80 anni.

  3. Posso dirlo?
    lo dico:

    Posso dirlo?
    lo dico: questo articolo mi fa schifo!
    le nostre donne e uomini NON hanno bisogno di una parata, come NON ha alcun senso “festeggiare” il compleanno di una repubblica che non rende il suo popolo orgoglioso, una repubblica (sempre che, di fatto, ancora lo sia…) fatta di abusi di potere, di menzogne, di oppressione dei deboli, che arricchisce gli scaltri e soffoca i cittadini onesti che non riescono più a sopravvivere! Vergogna!!!
    Come cittadina della Repubblica Italiana mi sentirei fiera di essere tale se lo Stato decidesse di rinunciare a delle nauseanti, costose ed inutili celebrazioni dell’ipocrisia italiana per fare qualcosa di più concreto che onorare la memoria dei caduti con una bella parata militare! Non abbiamo bisogno di parate ma del sostegno della NOSTRA Repubblica, sarebbe il modo migliore di festeggiarla!

  4. Caro direttore, come ho
    Caro direttore, come ho scritto anche in uno stato di Facebook (lo confesso), “la parata del 2 giugno è uno spreco in sé e non c’è bisogno di una tragedia per rendersene conto”. Quello di strumentalizzare gli eventi più disastrosi per dare addosso con maggior presunzione di ragionevolezza ai soliti simboli (quasi che i terremoti accadessero proprio per benedire queste battaglie) è uno sport terrificante che purtroppo in Italia ha un largo consenso e numerosi seguaci, più o meno consapevoli. Tuttavia questo non vuol dire dover automaticamente sospendere un giudizio sereno e ragionato sulla parata (e non certo sulla festa in sé) del 2 giugno.. “perché sennò sembra che hanno vinto loro”. Le forze armate hanno una loro propria e dovutissima giornata di celebrazione ufficiale (il 4 novembre) che fa salva l’altissima dignità conferita al nostro Paese dalla loro storia passata e dalla loro attività presente. Il discorso sull’importanza di simboli comuni ed aggreganti specialmente in tempi di diffusa depressione morale e (forse) civile non è per nulla sacrificato in uno scenario in cui invece della sfilata i rappresentanti delle istituzioni e della società civile si incontrano per esprimere il sentimento di unità nazionale in un contesto più sobrio, ad esempio presenziando un’occasione di raccoglimento presso l’Altare della Patria. All’estero la parata militare segue una già consolidata unità nazionale e la presuppone; in Italia si spera al massimo che possa darne una fugace parvenza.

  5. giù le mani dal 2 giugno
    Meno male che esistono ancora persone come lei.
    Ma come? Praticamente il 2 giugno è l’unica festa di aggregazione nazionale, e si vuole sospendere la parata? Io non sono un militarista, ho fatto obiezione civile, ma mi sembra assurdo che proprio in un momento drammatico si cancelli un momento di aggregazione nazionale, anche se ovviamente ha dei formalismi.
    Abbiamo eliminato il 4 novembre (ma mi chiedo: tutte le centinaia di migliaia di soldati della Grande Guerra per chi e per che cosa sono morti?).
    Si festeggia il 25 aprile…sì abbiamo liberato l’Italia dai tedeschi…ma eravamo loro alleati fino a poco tempo prima…mah…
    Ma perchè i francesi e gli statunitensi hanno grandi feste nazionali e noi no?
    Chi siamo noi?
    Siamo dei poveretti?
    Sono sconsolato, triste.
    W il 2 giugno, viva l’Italia, viva persone come Loquenzi.

  6. 2 giugno
    Direttore, dire che condivido il suo articolo è di re poco: il 2 giugno, prima di essere la festa della Repubblica (sempre ammesso che oggi si possa parlare di repubblica!) è l’Omaggio alle Forze Armate:questi giovani, e meno giovani, in divisa, che dal 1901 (spedizione per salvare i civili durante la rivolta dei boxer) vanno nei teatri di guerra avendo come obiettivo primario non il combattimento ma il ristabilimento della convivenza civile, non meritano l’affronto di una “sospensione” della Parata Militare. Sono stato con loro, da civile, nei teatri di guerra del Libano e della Somalia. Pochi giorni prima di Nasiryya avevo incontrato il padre del Tenente (Capitano alla memoria) Ficuciello, orgoglioso del figlio che scriveva come era contento di trovarsi in Iraq “per fare del bene”. fradiavolodavelletri

  7. parata no ma primo maggio si
    sono sicuro che quelli che commentano scenderebbero in piazza se venisse abolito il concertone del primo maggio a piazza San Giovanni.
    Sono gli stessi che si agitano per due o tre milioni (già spesi per lavori gia’ fatti) ma ignorano da grandi ipocriti i 140 milioni che tutti i partiti si apprestano a papparsi proprio a giugno conme rimborsi elettorali. Perché non fanno casino su questo? Eno.. nel mucchio dei partiti ci sono anche i “loro” non conviene..

  8. Ma Beppe Severgnini come la pensa?
    Non ci vedo un gran nesso nel subordinare la celebrazione del 2 giugno ai lutti del terremoto; si possono abbrunare bandiere, si può fare qualche pausa di silenzio (quelli di forti sentimenti possono magari fare un bell’applauso ai morti). Il ragionamento non fa una grinza, ma se l’obiettivo è temprare il sentimento patrio… Penseremo davvero che sia officiando i 150 anni o un 25 aprile o un 2 giugno, che si combina qualcosa? Le insegne dello Stato… non è dispiegando le insegne dello Stato in parata – uno Stato che in Italia viene inflitto quale entità etica ultima, e per converso privatizzato spesso odiosamente – che si sollecita il senso di comunità e di appartenenza. Per esempio io, rèprobo nella mia miseria, mi domando – con la pancia – se dovesse mai arrivare qualcuno da Bruxelles, quale supervisore dei patrioti Napolitano e Monti mentre officiano le cerimonie. Egregio direttore, lei che dice? La gente che ha sputato guano sull’Italia fino a ieri e risputerebbe, gli europeisti esterofili, gli ex rivoluzionari internazionalisti ora neo nazionalisti, i padani e i chiagne e fotte… un momento di aggregazione unitaria, quello delle trasmissioni RAI per l’estero. Sono troppo alterato per valutare che cosa sia giusto o sbagliato, ma rimugino che nella Repubblica si è da poco sballato via – repubblicanamente – un primo ministro eletto (per via di Ruby e la “presentabilità”, ça va sans dire) e si è proposta e consegnata al mondo una repubblicana “serva Italia” bell’e pronta. Meno male che ogni tanto c’è lo sport?

  9. 2 giugno
    E quel popò di quattrini, se li dessimo ai terremotati SUBITO non sarebbe meglio, invece che belle parole (ma solo parole) di comprensione a chiacchere?
    Ah, già: i tecnocrati hanno già provveduto con una novità: l’aumento dell’accise sulla benzina.
    Ma che razza di Paese e questo?

  10. Sono d’accordo con Loquenzi
    Abolire la parata del 2 giugno e devolvere il suo costo a favore dei terremotati emiliani? Si…certo si può fare. Ma, vogliamo vedere, un attimo, cosa si potrebbe fare, prima di annullare la festa del 2 giugno? Ad esempio, quante municipalizzate esistono in Italia? Si dice 8.000, non vorrei sbagliarmi, ma siamo lì. Ognuna di queste ha un consiglio di amministrazione, con consiglieri che percepiscono un gettone di presenza ad ogni riunione? Bene, lo si potrebbe devolvere a favore delle zone colpite dal sisma. Fate un po’ il conto di quanti sono i consiglieri di queste partecipate e resterete basiti. Lo stesso potrebbero fare i consiglieri regionali delle 21 regioni italiane, il cui costo, a quanto pare, sta strangolando l’economia di questo paese. Un solo gettone di presenza, mica tutto…siamo comprensivi, sono tempi duri per tutti.
    Guarda caso, il Web, questo mitico ‘pulp fiction’ virtuale, decide che invece è la parata del 2 giugno a strangolare i costi della nostra economia…ma suvvia siamo seri. Liberiamoci da certe paturnie ideologiche, che sono il vero ostacolo alla crescita di questo paese. E basta con questi nonni del ’68 con panza e prostata. Non illudano più i giovani…stanno giocando con il loro futuro…basta!!

  11. Giù le mani dall’Italia
    Non ci prendiamo in giro e, soprattutto, non facciamoci prendere in giro. Per moltissima parte della popolazione, “Italia” non è più sinonimo di patria e non lo è mai stato, bensì di greppia. Il Paese è scollato? E come dovrebbe essere una nazione in cui lo sport più seguito è quello di campare sulle spalle degli altri? Quel politico dalla morale patriottica disgustosamente facile, epperò beccato a fare la cresta sui voli aerei per Bruxelles (trascinando, tra l’altro, in una pessima figura internazionale i suoi compatrioti), come crede che gli italiani possano appassionarsi ad una manifestazione pubblica come il 2 giugno (ma qualsiasi va bene: il 25 aprile in testa) se non come un rito oramai stanco di auto celebrazione del potere? Il punto non è prendersela con la sovrapposizione di festa e tragedia pubbliche. Solo i soliti analfabeti “contro” possono cascarci. Il punto è dovere ancora sopportare la finta morale di coloro i quali hanno avuto e stanno avendo la sfacciataggine di passare una vita nei palazzoni, arraffando a più non posso, trascinandoci nell’inferno in cui siamo, trattandoci come incapaci meritevoli di tutela, impoverendoci senza ritegno (per farci ripartire: geniale) e cercando di convincerci che siamo noi gli irresponsabili che odiano la politica. E, con loro, quella consistente fetta di italiani che scalda seggiole e poltrone in inutili infrastrutture statali e parastatali e via discorrendo (e che, l’altro, non verranno neppure scalfiti dalla nuova disciplina del lavoro). E’ questa insopportabile menzogna collettiva che va denunciata e la cui tragica dimensione non può più essere coperta dal patetico velo di qualche manifestazione pubblica. Conosciamo tutti il valore delle Forze Armate (e, tra l’altro, proprio per questo continuiamo a chiederci cosa ci facciano ancora dislocate nell’Hotel Libano) e siamo scandalizzati che due dei nostri siano ancora tenuti illegittimamente prigionieri in uno staterello da operetta, nel totale disinteresse dell’Europa e senza che questo governo di imbelli abbia ancora trovato la forza di dissuadere i governanti di quel pezzo di jungla dal giocare a Sandokan (minacciando il ritiro dell’Italia dalla missione internazionale di protezione delle navi, per esempio). No, non ci caschiamo. Non è l’unità della Patria minacciata da qualche pirla su facebook. E’ l’unità della Patria che è stata sbriciolata dagli stessi che poi tentano, per un giorno, di incollarne i pezzi con un film sentimentale in 3D.

  12. Però facciamo una
    Però facciamo una riflessione a 360 gradi, senza discostarci dall’articolo. Anzi, citiamo proprio l’articolo, rilevando che l’Inghilterra festeggia l’anniversario della vittoria nella seconda guerra mondiale. Aggiungiamo, ad esempio, una ricorrenza francese: l’anniversario della presa della Bastiglia.

    Ok, l’Italia invece cosa festeggia? Lasciamo stare il 25 aprile, festa diventata politica. Festeggia il 2 giugno.
    Che cosa è il 2 giugno? La festa di una “forma di governo”, la repubblica. Wow.
    E che ricorrenza è il 2 giugno? L’anniversario di un referendum farsa, fasullo, con tanto di sospetti di brogli e morti e feriti per le strade.

    Qualcuno nota le differenze?
    Aggiungiamo che per festeggiare il 2 giugno vengono strumentalizzate vergognosamente le forze armate, cercando di trasformare in patriottica e solenne una ricorrenza che in realtà è tutt’altro, e la nostra analisi è completa.

    Dunque, cos’è che ci deve fare schifo?

  13. 2 Giugno
    Giancarlo, Amico, Direttore, Criccante, mi dispice non poter sottoscrivere per intero quello che hai scritto: l’italia che amo, riconosco e difendo è una Italia più eterna della Repubblica nata il 2 Giugno che pretende oggi – piuttosto indegnamente – di rappresentarla. I Corpi che la difendono, le persone che ci difendono, che difendono anche la libertà di semisconosciuti chissadove nel mondo, come quelli senz’armi che prevengono, sostengono e soccorono in ogni necessità civile, meritano la riconoscenza e l’omaggio di noi tutti.
    Farli sfilare nel vuoto e nel silenzio sarebbe scellerato.
    Ma nel festeggiarli e nel festeggiare l’Italia eterna, non sorga il dubbio che si sentano omaggiati anche i numerosi lazzaroni che la trattano come bestia da soma, né la contingente forma istituzionale oggi in “vigore”, malsana causa e logorante effetto dei ripetuti incesti che ci ammorbano.

  14. Bravissimo Giancarlo! Trenta
    Bravissimo Giancarlo! Trenta e lode! Insomma si vuole sospendere l’unica festa civica che unisce gli Italiani..L’anonima LUCIANA, in un’occasione analoga, avrebbe chiesto di sospendere il 25 aprile, festa politica e non festa civile, che divide gli Italiani?

  15. Oportet ut scandala eveniant
    Gli scandali servono, diceva la rocciosa saggezza dei romani. Servono a far declinare a tutti la propria vera identità.

    I meglio sono venuti tutti (dicasi “tutti”) allo scoperto con la storia ridicola di risparmiare i presunti soldi del 2 giugno per devolverli ai terremotati. Naturalmente non ho letto di nessuno che abbia detto: toh, ci sono qui mille euro dei miei risparmi, però lasciatemi dire che non bisogna fare la parata del 2 giugno ecc.ecc. Forse qualcuno avrà versato il famoso sms da 2 €. I terremotati ringraziano stupiti e commossi.

    Anzi, uno che ha devoluto mille euro c’è stato: udite, udite!, il Comune di Arona, che annulla la sua sfilata del 2 giugno e devolve il “presunto” (sic!) risparmio di 1000 € ai terremotati. Qualcuno disse che queste sono polemiche pelose. E’ proprio vero.

  16. Guai a chi interferira’
    D`accordo facciamo allora la parata del 2 Giugno, ma considerato tutto quest`anno le forze che sfileranno ai Fori Imperiali le faremo uscire dalle mura di Roma e dai patri confini, li faremo poi sfilare davanti a quella che nonostante tutto e’ sempre una prigione, o non adeguata dimora, per i nostri due Maro’, da troppo tempo non rispettosamente pretesi da chi di dovere in Italia, dall`Europa, dalle organizzazioni internazionali. Ci passeremo cosi’ vicini che essi dovranno capire perche’ siamo li, si inseriranno nella parata, guai a chi interferira’, riportandoceli a continuare la sfilata a Roma, con le frecce tricolori che allora si avranno l`orgoglio di sibilare nell`azzurro cielo italiano. Che bel Due Giugno da ricordare!

  17. Questa volta non sono
    Questa volta non sono d’accordo con te e purtroppo mi trovo in una compagnia che non mi piace. Non sono antimilitarista, al contrario sarei per una moderna breve ma formativa leva militare obbligatoria, per rispettare il dettato costituzionale “la difesa della Patria è un sacro dovere di ogni cittadino. Nel 1970 il 2 giugno feci a Firenze la parata militare e mi ricordo quanti giorni e notti di addestramento furono impiegati per la preparazione della sfilata. Continuo a ritenere che quest’anno e non all’ultimo momento, sarebbe stato opportuno dirottare tutte la forze nell’area terremotata e celebrare li il 2 giugno, con le tute mimetiche da lavoro, senza retorica e senza i soliti messaggi scontati, nei quali si abusa del termine Paese senza il coraggio di parlare di Patria.Infine abbiamo troppe ricorrenze, dovremmo averne una euna sola, festa della Patria o Nazione, evento da celebrare con tutta la solennità. Le forze armate non vanno esibite ma rispettate ed utilizzate nelle emergenze a partire dalla emergenza del recupero del controllo di intere aree territoriali ormai sfuggite al controllo dello stato. Scegliamo con un referendum la giornata della Patria, fra il 4 Novembre,, il 25 Aprile o il 2 Giugno, ma non presto, fra un paio di anni discutendo rinfrescando la storia e la memoria, con uno sforzo culturale vero teso alla costruzione o ricostruzione dell’essere Italiani.

  18. Parate militari… roba da
    Parate militari… roba da parassiti… sembriamo la Crea del Nord… che schifo, tra politici, militari e pretaglia non so chi sia peggio in quanto a parassitismo rubasoldi… ma la smettano di fare esibizioni da pagliacci circensi, fuori dal tempo e dalla realtà…le parate sono davvero ridicole

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