Giustizia a orologeria, politica inerme. Riflessione desolante sulla crisi italiana

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Giustizia a orologeria, politica inerme. Riflessione desolante sulla crisi italiana

17 Aprile 2012

A leggere i giornali di questi giorni viene il magone, come direbbero gli amici del nord colpiti al cuore dall’emergere di schifezze inimmaginabili. E si che altri non stanno molto meglio, anzi mi aspetto ad horas rivelazioni sensazionali un po’ su tutti. C’è da chiedersi come mai questa strana coincidenza dello scoppiare di scandali a ridosso di elezioni, quasi che soltanto il fervore dei comizi e l’eccitazione della competizione abbiano risvegliato pratiche alle quali si era forse prestata poca attenzione nei mesi e anni scorsi. O forse è solo che la giustizia ha i suoi tempi e qui ci troviamo semplicemente di fronte a pura casualità sulle concomitanze.

Le battute si sprecano e qualcuna è anche particolarmente carina, come quella che ho ricevuto via mail due giorni fa: “alle prossime elezioni vota Alì Babà; almeno sarai sicuro che i ladroni sono solo 40!” . Terribile ma anche terribilmente vera.

E’ in momenti come questi che uno come me si chiede, ma come se ne esce? Come può ripartire il Paese? Che domani c’è per i miei figli?

Confesso di non avere risposte; l’unica cosa certa che osservo, perché la vivo quotidianamente è che una larghissima maggioranza di persone è sfiduciata. Da una parte si gonfiano le fila dell’antipolitica, facili da riempire in momenti come questi nei quali la politica, spiace dirlo, non c’è. Si legge del grido di dolore dei leaders dei partiti di governo che affermano che è un errore cancellare il finanziamento pubblico, dimenticando che era stato già cancellato a larga maggioranza dal referendum e che è semplicemente ricomparso, pudicamente sotto un’altra dizione per evitare il rischio che si possa rubare il denaro dei contribuenti per interessi propri o di partito. E perché, quello che sta venendo alla luce cosa mostra? qualcosa di diverso? No, anzi emerge chiaro l’uso del denaro pubblico a fini privati; ma aspettiamo pure per conferma o smentita dal risultato del terzo grado di giudizio: fra quando? Forse quando ci saremo dimenticati di tutto, rimbecilliti nel nostro Alzaimer e con i giovani delle nuove generazioni attenti ad altro, o forse emigrati verso lidi più adatti a vivere dignitosamente e con prospettive di lavoro serie.

Questo governo si sta sforzando per creare sviluppo dopo aver torchiato chi è già noto al fisco e quindi non può sfuggirgli? Si, ma lentamente e non in maniera a mio avviso realmente equa. E non credo di essere il solo a pensarla così.

Ci si aspettava qualche iniziativa più tangibile, più rapida e più efficace che non sembra per ora profilarsi ancora all’orizzonte; speriamo solo che non arrivi quando il paziente, ora in stato comatoso, non è già morto.

E’ a questo punto della storia che rilancio un tema che può forse apparire fuori luogo facendomi apparire un illuso fuori dal mondo. Si parla di sviluppo, di sostegno alle imprese che fanno tecnologia, di rilancio dei giovani. Tutto bene; ma quando è che, soprattutto, si interverrà sulla riqualificazione efficiente della formazione? da quella della scuola inferiore a quella universitaria? Ci vorrà quasi un’intera generazione per riparare ai ritardi e ai guasti che hanno costellato la gestione della formazione di qualità nel nostro paese, non consentendo la selezione dei migliori. Ci siamo fatti superare da tutti i vecchi concorrenti europei e anglosassoni ma anche e soprattutto dai laureati delle economie in transizione che sarebbe semplicemente ridicolo continuare a chiamare paesi in via di sviluppo. E’ l’Italia che sta retrocedendo sul campo; nessuna nostra Università è valutata tra le migliori prime 100, ma ne abbiamo circa un centinaio tra pubbliche e private, parcheggi per ritardare l’ingresso da disoccupati nel mondo del lavoro, in larga parte ridotte a esamifici adatti a produrre soltanto il fantomatico titolo di studio con valore legale: unico strumento di sopravvivenza nella Pubblica Amministrazione ma palla al piede per qualunque tentativo di selezione qualificata.

Vorrei vedere la realizzazione di qualcosa di concreto e poter toccare con mano, vivendolo, un salto di qualità in positivo: è un sogno o ci posso sperare?