Giustizia. Alfano rilancia la riforma costituzionale: “Non c’è più tempo di trattare”
26 Settembre 2010
di Redazione
L’obiettivo è la riforma della giustizia, la separazione delle carriere di giudici e pm, e "anche fra pm e qualche giornalista". Angelino Alfano alla Festa nazionale del Pdl a Milano non parla di intercettazioni e processo breve, ma della giustizia più in generale e lega l’argomento anche alla tenuta del governo perché "è meglio tornare a votare che galleggiare senza fare le riforme.
Alfano è sul palco con Augusto Minzolini, il direttore del Tg 1, a moderare un incontro fra gli altri con il sottosegretario alla Giustizia Caliendo, Francesco Pionati dell’Alleanza di centro e Niccolò Ghedini, il deputato Pdl che è anche avvocato del premier. Dal premier è partito affrontando il tema giustizia perché "ogni volta che se ne parla – ha detto – c’è una sorta di riflesso anti-Berlusconi".
Ancora più esplicito è stato Ghedini che ha premesso, fra le risate del pubblico, che il suo "compito è far in modo che Berlusconi non vada a processo". Quindi ha aggiunto che "ogni volta che c’è una riforma viene strumentalizzata dicendo che serve a Berlusconi, ma non è così. Abbiamo una magistratura a cui non dispiacciono i processi a Berlusconi perché le consentono di gridare al golpe e mantenere il suo straordinario potere". Questo dipende, secondo il deputato Pdl, dal fatto che si autogiudica.
Ma il problema per Alfano è quello della separazione delle carriere. "Pm, avvocato e giudice sono i tre perni della giustizia. Di questi, due fanno lo stesso concorso, stanno nello stesso ufficio, prendono il caffè nello stesso bar – ha sottolineato – e se l’ufficio è piccolo capita pure che si fidanzino e poi il giorno dopo in tribunale fingono di darsi del lei". Quindi "dobbiamo fare – ha aggiunto Alfano – quello che non siamo riusciti a fare nel 1994". Ovvero la riforma. Per farla servono in Parlamento i voti ma i finiani su questo tema hanno mostrato più di una perplessità.
Ghedini ha una idea precisa sulla questione: "Non possiamo dire nel 2013 che abbiamo trattato al nostro interno – ha spiegato l’avvocato -. Non è tempo di trattare: va fatta la riforma". Alfano è stato più prudente, anche se il rumoreggiare del pubblico non ha lasciato dubbi sull’animo dei partecipanti alla festa del Pdl su Futuro e libertà. Del discorso di Fini ha detto che era fatto "per metà di ragionamento e per metà di risentimento e noi valorizziamo il ragionamento più che sottolineare il risentimento perchè il governo non ha solo il diritto ma il dovere di andare avanti". Questo però non vuol dire che il Pdl accetterà una una guerra di logoramento a Berlusconi. "Noi – ha spiegato – siamo al governo per fare le riforme, non per galleggiare. Se non possiamo fare le riforme allora è meglio votare. Meglio andare al voto che fare chiacchiere".
Infine ha lanciato un avvertimento agli alleati, presenti e passati come Fini e Casini: "I cimiteri della politica italiana sono pieni di aspiranti successori di Berlusconi. Alcuni suoi avversari, anche quando alleati, si sentono come se avessero il telecomando e quando lo vedono vogliono cambiare canale, ma il telecomando ce l’ha il popolo".
