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Giustizia. Gli avvocati insorgono: non votate quella riforma

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“Non votate la controriforma della giustizia di Clemente Mastella.” L’Unione delle camere penali italiana ha scritto due giorni fa una lettera aperta indirizzata idealmente e materialmente a tutti gli avvocati che siedono nel parlamento repubblicano per esortarli a far il loro dovere di avvocati prestati alla politica senza farsi piegare dal ricatto rivendicazionista a oltranza dell’Anm .


L’iniziativa, che, anche per i toni, non mancherà di fare discutere, arriva dopo due giorni di fuoco all’interno della maggioranza caratterizzati da manovre di vecchio stile democristiano e anche da una serie di colpi bassi.

 

Il governo, dopo le minacce di Di Pietro di non votare la riforma se non sarà ulteriormente corretta in favore delle pretese del partito dei giudici, si è deciso a questo escamotage: fare votare la riforma Mastella alla camera così come è e poi proporre un bel decreto di proroga a fine ottobre dell’entrata in vigore della riforma dell’ex ministro Roberto Castelli che altrimenti diverrebbe legge dello stato il prossimo 31 luglio. Nella maggioranza infatti si dà per scontato, anche stante l’attuale litigiosità in materia delle sue componenti, che entro la fine del mese neanche un miracolo potrebbe garantire l’approvazione del disegno di legge dell’attuale guardasigilli. A quel punto la riforma di Castelli, che per gli avvocati è un punto minimo da cui partire, ma pur sempre qualcosa, sarebbe in vigore e risulterebbe molto più difficile da spazzare via.

 

Intanto, come è noto, il Csm ha dato una mano alla causa della magistratura associata tirando fuori la datata e tutt’altro che accertata storia dei “poveri giudici di Milano spiati dal Sismi di Pollari”. Ovviamente in nome e  per conto di Berlusconi. Una pressione che gli avvocati hanno ritenuto inaccettabile. Di qui la decisione di spedire questa lettera a tutti i parlamentari che nella vita fanno o hanno fatto gli avvocati o si fregiano del titolo di avvocato. Non sono pochi, quarantacinque per la precisione: Maria Elisabetta Alberti Casellati, Antonio Azzollini, Alberto Balboni, Massimo Baldini, Antonio Battaglia, Filippo Berselli, Enzo Bianco, Alfredo Biondi, Emilio Nicola Buccico, Guido Calvi, Giulio Camber, Antonino Caruso, Gennaro Coronella, Cesare Cursi, Franco Danieli, Mariano Delogu, Sergio Divina, Francesco D'Onofrio, Aniello Formisano, Niccolò Ghedini, Cosimo Izzo, Nicola Latorre, Giovanni Legnini, Stefano Losurdo, Luigi Lusi, Marina Magistrelli, Nicola Mancino, Calogero Mannino, Roberto Manzione, Giovanni Mauro, Franco Mugnai, Domenico Nania, Aniello Palumbo, Roberto Pinza, Giancarlo Pittelli, Francesco Pontone, Simonetta Rubinato, Cesare Salvi, Learco Saporito, Renato Schifani, Tiziano Treu, Giuseppe Valentino, Luigi Zanda, Pierantonio Zanettin, Guido Ziccone

 

La lettera è firmata dal presidente della giunta dell’UCPI, Oreste Dominioni e dal suo segretario Renato Borzone.

 

E i contenuti non lasciano adito a mediazioni, si cerca il muro contro muro con l’Associazione nazionale magistrati.

 

“Egregio Senatore e Collega – è l’incipit -  l’Unione delle Camere Penali Italiane, anche su sollecitazione delle singole camere penali territoriali, si batte da molti lustri per una riforma democratica e liberale dell’ordinamento giudiziario”.

 

“Qualunque opinione si abbia in merito – prosegue la lettera -  non dovrebbe esservi dubbio che si tratta di un argomento importante, legato a valori ideali e a principi di rango costituzionale.”

 

“Viceversa, negli ultimi mesi, il dibattito su tale questione è relegato a materia di trattativa para  sindacale - sostengono i due estensori-  in cui si discute in sostanza della distanza chilometrica che un magistrato debba o meno affrontare in caso di cambiamento delle proprie funzioni e di altre questioni meramente corporative di interesse della magistratura associata.”

 

Poi l’attacco diretto al partito dei giudici: “Per giunta, tale mediocre dibattito si svolge a senso unico, con un solo, reale, interlocutore: la magistratura associata, appunto, che sta imponendo al paese i propri punti di vista, tutti legati ad un impianto “riformatore” che, nella sostanza, è peggiore di quello di origine autoritaria oggi vigente.”

 

“Ma v’è di più – incalzano Borzone e Dominioni -  gli ultimi veti sotterranei dell’ANM hanno anche imposto un’ ulteriore umiliazione ritorsiva all’Avvocatura, che è stata sostanzialmente “cacciata” dai Consigli Giudiziari, tanto per render chiaro chi davvero deve comandare.”

 

“Tale impostazione burocratica, autoritaria e giuridicamente mediocre della cosiddetta riforma – continua la lettera -  sta determinando una rivolta dell’Avvocatura, e non solo di quella penale: dalle Camere penali territoriali all’Organismo Unitario dell’Avvocatura (che rappresenta anche “i civilisti”) la situazione è stata chiaramente percepita nel disegno politico che si propone: si vuole un’avvocatura debole per svilire i principi del giusto processo e perpetuare la concezione paternalistica che richiede una difesa fiacca ed un giudice “signore e padrone” delle dinamiche processuali.”

 

Poi la chiosa finale con l’invito implicito a non votare per la riforma voluta da Mastella: “Lei che è Avvocato, Egregio Senatore, sa che questi sono i termini della situazione, come sa altrettanto bene che in un referendum non così lontano, dieci milioni di cittadini italiani hanno rifiutato la visione del processo come una partita in cui l’arbitro veste la stessa maglietta di una delle squadre in campo; ognuno deve perciò assumersi le proprie responsabilità: e la nostra impone di richiamare la Sua attenzione sul dibattito e sulle votazioni in corso al Senato per non ridurre la discussione a una mera presa d’atto dei diktat dell’ANM.”

 

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