Giustizia, il Cav. tira dritto su processo breve e legge sui pentiti
11 Febbraio 2010
Giustizia, regionali, Pdl. Silvio Berlusconi affronta i dossier sul tavolo del governo, parla della sua vita politica e di quella privata, del presente e del futuro del partito che ha fondato con Gianfranco Fini col quale incrocia un botta e risposta a distanza, non voluto, nello stesso giorno in cui il presidente della Camera torna ad ammonire sul rapporto del centrodestra col movimento di Bossi che non deve essere di "subalternità", spronando il Pdl ad "uscire dalla logica dell’ortodossia e del pensiero unico".
Temi questi ultimi, sui quali entrambi si ritrovano a ragionare in due diverse iniziative pubbliche, ma le conclusioni non sono le stesse. Il premier chiarisce subito di non preoccuparsi di ciò che accadrà dopo il 2020, un modo per ribadire che il tema della successione politica non è nella sua agenda e che di strada da fare ce n’è ancora molta, per lui e per il Pdl. E al monito di Fini secondo il quale il partito "non deve essere subalterno" al Carroccio, anche perché quello di Bossi è un movimento circoscritto al Nord e "mette a rischio la coesione del Paese", il premier risponde indirettamente confermando di non temere che la Lega possa rafforzarsi e che la coalizione di governo "è assolutamente solida".
A Berlusconi il presidente della Camera ricorda poi che questa può diventare una legislatura costituente solo nel dialogo con le opposizioni. Anche qui il caso ci mette lo zampino perché il Cav. rilancia il tema delle riforme – c’è necessità di vararle e la maggioranza ha i numeri per farlo – e la disponibilità al dialogo resta ma solo "se la sinistra è veramente intenzionata e quello che vediamo non va in questa direzione”. Nessun timore neppure sui "referendum", un rischio che per Fini va evitato, perché le riforme sono "tali da convincere gli italiani della loro necessità" è la postilla del premier che suona come un messaggio indirizzato alla terza carica dello Stato.
Il ragionamento poi si trasferisce sul piano dell’attualità. Berlusconi difende Guido Bertolaso, (indagato per corruzione nell’ambito dei lavori per il G8 alla Maddalena), da certi magistrati che "pagati coi soldi dei contribuenti si esercitano a perseguitare con processi sempre e comunque infondati il primo contribuente italiano". In altre parole, per il premier si tratta di "uno sport nazionale, cioè andare a deprimere chi opera per il bene del Paese. Non si può governare attaccati da pubblici dipendenti quali sono i giudici”. E il tema rimanda al capitolo giustizia che il Cav. affronta confermando l’impegno della maggioranza sulla riforma che sarà completata entro la legislatura. Nega che il ”processo breve” sia finito su un binario morto, come invece Fini nei giorni scorsi aveva fatto intendere, e si schiera a favore di una revisione della legge sui pentiti "ma nel quadro di una riforma più complessiva della giustizia". Quanto alle accuse di Ciancimino jr, il Cav. le liquida con una battuta: "Ormai siamo alla giustizia spiritica".
Capitolo regionali. Berlusconi si dice "sereno" sull’esito della competizione elettorale e si sofferma sui numeri del centrodestra con il "Pdl al 40 per cento e la Lega al 10", quindi si lancia in un pronostico: "Siamo undici a due. Ogni risultato dieci a tre, nove a quattro, sarebbe positivo. Poi il risultato vero si peserà guardando al numero degli elettori”, pure se non nasconde che nelle regioni tradizionalmente rosse è difficile cambiare la situazione. Quanto alle liste assicura che ”non ci saranno nè veline nè parenti”, anche se è ”razzismo” negare la via della politica a una ”donna che ha fatto spettacolo”. Infine annuncia che Galan sarà ministro dell’Agricoltura mentre per Bertolaso "si vedrà" pur sottolineando l’importanza della promozione al rango di ministro per il lavoro portato a termine sul fronte delle emergenze nazionali (dai rifiuti di Napoli al terremoto dell’Aquila). E sulle voci di una possibile nomina di Gianni Letta a vicepremier, il Cav. dice di non averci mai pensato anche perché il suo ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio è "prezioso e insostituibile".
Altro tema caldo è quello della par condicio e del voto in commissione vigilanza Rai che ha scatenato un vespaio di polemiche. Per Berlusconi non c’è nulla di ”scandaloso” o di ”preoccupante” nel regolare le trasmissioni televisive, accusa, che sono diventati ”pollai” in cui dominano le risse e ribadisce la sua contrarietà ad una legge come quella della par condicio che definisce "liberticida"e che a suo parere andrebbe abolita per reintrodurre spazi proporzionali ai voti delle forze politiche in campo.
C’è spazio anche per un accenno ai temi economici. Il premier sostiene la candidatira del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi alla Bce, affermando di non essere a conoscenza dei veti della Germania. Quanto alle misure per rimettere in moto l’economia, il Cav. ribadisce la linea del governo: quando i conti pubblici lo consentiranno, si procederà a una riduzione della pressione fiscale, a cominciare dall’Irap e dal quoziente familiare.
Chiude con un riferimento alla sua vita privata per dire che con la moglie Veronica le questioni aperte non riguardano la ripartizione del patrimonio di famiglia e che tra i figli non esistono contrasti.
Ma c’è ancora un impegno nell’agenda del Cav.: la kermesse elettorale al fianco di Renata Polverini impegnata col Pdl nella sfida per il Lazio. Il premier si dice sicuro della vittoria dopo i guasti di una sinistra che non esita a definire "ammanettata a Di Pietro e quindi giustizialista e forcaiola".
