Giustizia, il premier incassa l’ok da Fini e chiude sulle regionali
15 Ottobre 2009
Alla cena con Bossi segue il faccia a faccia con Fini. Giustizia il tema sul tavolo. I quaranta minuti di colloquio a Montecitorio tra Berlusconi e il presidente della Camera sono serviti a ragionare del metodo di lavoro sulle rifome e a compiere una ricognizione sulle candidature per le regionali. Con alcune novità di rilievo, partendo dalla "casella" del Veneto che la Lega avrebbe già messo nel carniere.
Da Fini il premier ha ottenuto un sostanziale via libera alla riforma della giustizia con l’ok alla separazione delle carriere tra magistrati e giudici e sugli altri punti dell’agenda politica. Confermata la convergenza sul fatto che i pm restino indipendenti dall’esecutivo, come peraltro, dopo i rilievi mossi mercoledì dalla terza carica dello Stato, avevano già escluso i coordinatori del Pdl. L’altro punto sul quale Fini ha insistito è la necessità di mettere mano alle rifome – giustizia compresa – cercando un’ampia condivisione in Parlamento perchè, avrebbe osservato l’ex leader di An, non va data l’impressione di voler accelerare sull’onda del no della Consulta al Lodo Alfano. E in questo senso si può leggere l’incontro di mercoledì tra Berlusconi e D’Alema, un primo annusamento tra i due per sondare il terreno e capire se ci sono le condizioni per un dialogo con l’opposizione che porti a risultati concreti.
L’obiettivo condiviso dai co-fondatori del Pdl è fare la rifoma dalla parte dei cittadini perchè la giustizia non funziona come dovrebbe e i processi sono troppo lunghi. A Montecitorio con Berlusconi e Fini ci sono anche Gianni Letta, Giulia Bongiorno, presidente della Commissione giustizia e il presidente della Consulta giustizia del Pdl, Niccolò Ghedini. A questi ultimi, presenti in veste di "consiglieri giuridici", è toccato il compito di discutere i dettagli sul piano tecnico.
Il puzzle per le regionali è pressochè chiuso e la prossima settimana sarà completato. La novità rispetto allo scenario dato quasi per certo fino a quarantottore fa, cioè la riconferma del governatore uscente Galan, è che la Lega avrebbe strappato la presidenza del Veneto. Dopo il faccia a faccia Berlusconi-Fini i "rumors" nelle file del partito parlano di soluzione definita: in pole position restano i nomi di Luca Zaia, ministro dell’Agricoltura, e Flavio Tosi, sindaco di Verona. Ma il primo verrebbe dato in vantaggio e le ipotesi di queste ore indicherebbero una staffetta alla guida del ministero dell’Agricoltura proprio con Galan.
La Lega dunque ottiene il Veneto ma lascia al Pdl il Piemonte dove, a questo punto si profila una partita a tre, tutta interna agli ex Fi: Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa, Osvaldo Napoli, vicepresidente del gruppo a Montecitorio e il senatore Enzo Ghigo, ex governatore piemontese. Una partita che si chiuderà rapidamente perchè entro la prossima settimana – come annunciato dal Cav. – tutti i nomi del puzzle dovranno andare al loro posto. Oltre al Veneto, al Senatur potrebbe andare anche una delle regioni rosse del centro-Italia: se pare perdere quota l’ipotesi Liguria, è l’Emilia Romagna la regione nella quale il Carroccio punterebbe a consolidare il proprio radicamento (forte anche della crescita registrata nel test elettorale di giugno) e a investire non tanto sull’imminente appuntamento elettorale dove la vittoria resta in salita, quanto piuttosto al prossimo turno (nel 2015).
Nel Lazio si profila l’accordo sul leader dell’Ugl Renata Polverini la cui corsa alla presidenza della Regione è gradita a Fini. In Puglia giochi fatti sulla candidatura del magistrato anti-terrorismo Stefano Dambruoso, come pure in Calabria con il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti. L’unica casella ancora da chiudere è quella della Campania dove il Pdl ragiona sostanzialmente su due nomi: Nicola Cosentino, coordinatore regionale del partito e Stefano Caldoro.
Dopo il faccia a faccia con Fini, il premier vola a Sofia per il vertice bilaterale con l’omologo bulgaro Borissov. E da Sofia Berlusconi rilancia che l’intesa nella maggioranza "è solida" perchè "basata sulla condivisione di valori, di programma e sulla preoccupazione per un’opposizione come quella con cui ci troviamo a che fare in Italia". Non sono mancati accenni agli attacchi dell’opposizione e della stampa estera: "Siccome la gente normalmente è intelligente e ha buonsenso, quando la critica è eccessiva o addirittura calunniosa, si trasforma in una maggiore vicinanza della gente a chi è calunniato o criticato eccessivamente", scandisce il presidente del Consiglio che si sofferma sulle questioni legate allo sviluppo sottolineando come il ponte sullo Stretto di Messina e la banca del Mezzogiorno siano "iniziative che vanno nella direzione di una ripresa del Sud, che è da sempre una nostra preoccupazione”. In conferenza stampa rispondendo a una domanda sulla riforma delle pensioni che pochi giorni fa il governatore della Banca d’Italia Draghi aveva indicato come necessaria, il presidente del Consiglio spiega che si tratta di un tema sul quale l’esecutivo "svolgerà riflessioni" anche se non è "nel nostro programma immediato".
Da Sofia il Cav., tocca i temi dell’energia evidenziando che il gasdotto South Stream "sta cuore anche a noi" ed è stato "avviato grazie alla mia intermediazione tra Putin ed Erdogan". Poi annuncia un’altra "pipeline che riguarda Italia, Grecia e Bulgaria" e conferma l’impegno con il primo ministro Borissov a promuovere la partecipazione di imprese italiane alla realizzazione di un progetto per il nucleare nel paese dell’Est.
