Giustizia, lettera di Fini al Corriere: i sei punti per cambiare
10 Gennaio 2009
di Redazione
Sulla necessità di riformare la giustizia ci sono "fin troppe polemiche ma ben pochi dubbi": il presidente della Camera Gianfranco Fini affida le sue riflessioni sul tema a una lettera indirizzata al direttore del Corriere della Sera, pubblicata oggi dal quotidiano. Fini elenca una serie di sei punti "che può essere utile al dibattito".
Secondo il presidente della Camera "è auspicabile che le modifiche normative scaturiscano da un ampio confronto parlamentare tra le forze politiche e tutti gli operatori del settore". Le modifiche, aggiunge, devono derivare da "lucide valutazioni delle patologie strutturali del sistema giudiziario" e non essere "frutto di situazioni contingenti".
Fini denuncia un "crescente sentimento di sfiducia nei confronti della giustizia" da parte dei cittadini, che "rischia di minare i fondamenti della nostra democrazia" e costituisce una "realtà non più tollerabile". Il criterio-guida di una riforma della giustizia dev’essere "restituire efficienza al sistema": in questo senso sono determinanti "risorse finanziarie adeguate e l’impegno dei magistrati" nella stessa misura.
Fini continua ribadendo che il principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale deve essere rispettato in un sistema giudiziario efficiente: "di fatto – dice – risulta svuotato della sua effettività: dal momento che per l’autorità giudiziaria non è più possibile perseguire i reati, molto (troppo) dipende dalla discrezionalità dei pm". Secondo Fini occorre valutare i reati da depenalizzate e che il Parlamento, sentita la procura generale della Cassazione, fissi i criteri per individuare i reati cui dare priorità di trattazione.
La riforma della giustizia, continua Fini, dovrà interessare il Csm "per assicurare che la composizione dell’organismo sia all’altezza delle importantissime funzioni che gli sono proprie. Vanno superate le nefaste logiche correntizie che lo hanno caratterizzato finora".
La separazione delle carriere dei magistrati "non può avvenire a scapito dell’autonomia e indipendenza dei pm". Fino a oggi, denunci Fini, il dibattito non ha toccato il tema rilevante dei criteri di selezione dei magistrati, definiti "inadeguati alle loro funzioni": il suggerimento è prevedere "un periodo di tirocinio sotto la guida di un magistrato esperto".
Infine Fini tratta il tema delle intercettazioni, che "sono e devono restare strumento indispensabile di ricerca della prova del reato". E’ "insensato" togliere alla magistratura la possibilità di usarle contro mafie, terrorismo, reati contro la pubblica amministrazione, senza escludere la corruzione. "Non è però più tollerabile – conclude la lettera – che siano strumento per ‘fare giustizia’ attraverso la gogna mediatica’. Ciò che accade oggi è indegno di un paese civile". Secondo Fini per porre rimedio bisogna "rendere effettivi i divieti esistenti, creando un sistema di sanzioni pecuniarie effettive a carco di quanti le violano e di misure disciplinari specifiche per i magistrati che abusano sistematicamente delle intercettazioni".
fonte: APCOM
