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L'uovo di giornata

Gli “assenti ingiustificati” della riforma Gelmini

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Si può essere o non essere d'accordo con la nuova riforma dell'università passata ieri in senato, e con la sua stretta meritocratica tutta indirizzata verso meccanismi di produttività e competitività. "Un evento epocale - l'ha definito il ministro Gelmini - che rivoluziona il nostro sistema universitario e permette all'Italia di tornare a sperare". Ma nessuno ha detto qual è il vero segreto di questa rivoluzione.

Che non sta solo nel fatto che i finanziamenti agli atenei arriveranno sulla base della qualità delle attività svolte, che viene posto un limite al numero delle facoltà per ateneo, o che a godere degli scatti in busta paga saranno i professori più bravi. E nemmeno nel fatto che saranno introdotti dei contratti a tempo determinato per i ricercatori (3 anni+3), alla fine dei quali o si verrà assunti o si tornerà a casa - un grande cambiamento che però si aspettava da tempo.

No, c'è un aspetto del provvedimento che a noi appare ben più decisivo e destinato a passare alla Storia e riguarda l'orario di docenza e servizio per gli studenti che i docenti universitari dovranno garantire durante l'anno (350 ore, fatevi un po' i conti): se il testo diventasse legge, i professori avranno nientedimeno che l'obbligo di certificare la loro presenza a lezione. Finalmente abbiamo capito perché è scoppiata la rivoluzione. D'ora in poi i prof assenti dovranno portare al preside la giustificazione.

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4 COMMENTS

  1. cazzate
    Tutte cazzate.
    I baroni hanno tutto il potere in mano: questo è il solo dato ‘rivoluzionario’ di questa riforma.
    Ora, dato che i ‘baronati’ sono quasi ovunque di sinistra, figuratevi che riforma del cazzo!
    Ma è possibile mai che a destra siete così scemi?

  2. direi che il precedente
    direi che il precedente articolo più che Occidentale, è accidentale: i cosiddetti “baroni” avevano ed hanno tutto il potere in mano. La botta grossa l’hanno data ai 26.000 ricercatori a tempo indeterminato, ossia la terza fascia docente, in sostanza alla parte più giovane, che peraltro garantisce un terzo della didattica: 1. li hanno messi ad esaurimento, e quasi nessuno avrà la possibilità di ascendere al rango di associato, a prescindere da ogni considerazione “meritocratica” 2. nonostante che tutti, presidi, CRUI ecc. convenissero sulla opportunità di riconoscere loro lo stato giuridico di docente (mestiere che fanno oggettivamente quanto e spesso PIù dei baroni), hanno lasciato tutto com’era, ossia costoro sono privi del tutto (come da vent’anni a questa parte) di stato giuridico 3. il blocco degli stipendi, se tutto resterà com’è, inciderà su di essi (stipendio d’ingresso poco più di mille euro, che diventavano 1600 alla conferma dopo tre anni) per 32%, mentre sui baroni, per il 6%. Quanto ai futuri ricercatori a tempo determinato, si millanta credito affermando che i più valorosi al termine dei sei anni verranno assunti, giacché per il futuro prossimo, di concorsi non se ne vedranno nemmeno col lumicino.

  3. L’unico evento epocale
    L’unico evento epocale sarebbe l’abolizione del valore legale del titolo di studio, il resto è fuffa!

  4. nuove cazzate
    Latex non capisce o parla a vanvera.
    Io ho detto: questo riforma è una cazzata perché ridà tutto il potere ai baroni ‘rossi’.
    Aggiungo: il potere ce l’avevano, ce l’avranno ancora di più.
    Lui lamenta che i ricercatori sono i massacrati. E chi li massacra? Questa riforma, ovvero questo ‘baronato’.
    Insisto: è stupefacente quanto sia ottusa la destra berlusconiana. Speriamo in Fini. Amen.

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