Gli avvocati condannano il pacchetto sicurezza senza attenuanti
25 Ottobre 2007
“La politica non deve
cedere alla piazza e alle fomentazioni della stessa. La politica, nobilmente, deve poter garantire governabilità anche quando
l’insicurezza cresce e deve essere in grado di disinnescare le suggestioni
spesso interessate che provengono dall’esterno”. Appena pochi giorni fa,
da Treviso, queste parole del presidente dell’Unione delle camere penali
italiane, Oreste Dominioni, hanno dato la linea a tutti i penalisti
italiani a proposito del famigerato pacchetto sicurezza. Nel merito, “L’occidentale”,
ha poi potuto farsi spiegare in maniera articolata, punto per punto, dal
segretario dello stesso organismo presieduto da Dominioni, cioè dall’avvocato Renato Borzone,
quali sono le critiche mosse al provvedimento in questione.
“Cominciamo da sei punti
fermi di metodo – dice Borzone – entro i quali le leggi andrebbero fatte,
soprassedendo all’emotività del momento e facendo la tara alle notizie gonfiate
dai giornali o alle trasmissioni televisive che hanno sempre per ospite d’onore
il magistrato
in lotta contro qualcosa di turno”.
Eccoli,
così come sono stati approvati proprio a Treviso nel recente convegno
sulla giustizia gestito dall’Ucpi.
Punto
primo. “Uno Stato forte salvaguarda la sicurezza dei
cittadini senza necessità di violare le proprie regole e la Costituzione.”
Punto secondo. “Il processo penale non è uno strumento di lotta
alla criminalità.”
Punto
terzo. “I fenomeni delinquenziali si
combattono con una presenza forte ed efficace delle istituzioni, degli organi
di polizia investigativa e di prevenzione, con l
